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Coltivare il pero: Guida per scegliere varietà e portinnesti adatti

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Alcune cultivar come Conference e Abate sono molto sensibili alle malattie, mentre altre come Coscia e Decana si dimostrano più resistenti. Il tipo di portinnesto, cotogno o selvatico, influisce sulla vigoria della pianta, sulla produzione e sulla tolleranza ai terreni calcarei. I peri asiatici Nashi rappresentano un'interessante alternativa resistente da prendere in considerazione. Una corretta pianificazione della messa a dimora, del sesto d'impianto e una costante sorveglianza contro malattie e parassiti sono fondamentali per garantire un raccolto abbondante.

Coltivare il pero può rivelarsi un’attività impegnativa, ma con le giuste accortezze e una corretta gestione, è possibile ottenere un raccolto soddisfacente. La scelta della varietà e del portinnesto rappresentano due fattori cruciali per garantire il successo della coltivazione.

Alcune cultivar come Conference, Abate e Kaiser sono particolarmente sensibili alle malattie, mentre altre come Coscia, Bella di Giugno, Decana e Abusiva si dimostrano più resistenti. Inoltre, il tipo di terreno influisce notevolmente sulla decisione del portinnesto, con il cotogno e il selvatico che offrono vantaggi e svantaggi specifici.

Varietà di pere: Resistenti vs sensibili alle malattie

Quando si tratta di coltivare il pero, è fondamentale prendere in considerazione la resistenza delle varietà alle diverse malattie. Alcune cultivar di pere, come Conference, Abate e Kaiser, sono purtroppo molto sensibili a numerose patologie, richiedendo quindi un’attenta gestione e trattamenti specifici per prevenire e contrastare eventuali infezioni.

D’altra parte, esistono varietà più robuste e resistenti, come la Coscia, la Bella di Giugno, la Decana e l’Abusiva, che si dimostrano meno vulnerabili agli attacchi di funghi e parassiti. Queste cultivar rappresentano un’opzione ideale per i coltivatori alle prime armi o per coloro che desiderano una gestione più agevole del frutteto.

Importanza del portinnesto: Cotogno o selvatico?

Un aspetto cruciale nella coltivazione del pero riguarda la scelta del portinnesto, che può influenzare notevolmente le caratteristiche della pianta. I due portinnesti più comuni sono il cotogno e il selvatico (o franco).

Il cotogno conferisce un vigore ridotto alla pianta, favorendo una produzione anticipata di frutti. Tuttavia, gli alberi innestati su cotogno tendono ad essere meno longevi e resistenti nel corso degli anni. Inoltre, questo portinnesto non tollera i terreni calcarei, causando ingiallimento e persino la morte della pianta in tali condizioni.

D’altra parte, il portinnesto selvatico garantisce una maggiore vigoria e longevità, ma ritarda l’entrata in produzione di 3-4 anni. Queste piante, però, sono estremamente resistenti alla siccità e possono vivere tranquillamente per 30-40 anni, rappresentando un investimento a lungo termine.

Terreno calcareo o non calcareo: Quale portinnesto scegliere?

La composizione del terreno rappresenta un fattore determinante nella scelta del portinnesto più adatto per la coltivazione del pero. Se il terreno presenta un’elevata concentrazione di calcare, è necessario optare per il portinnesto selvatico, poiché il cotogno non tollera i suoli calcarei e potrebbe causare l’ingiallimento e persino la morte della pianta.

In caso di terreni non calcarei, entrambi i portinnesti possono essere presi in considerazione, valutando attentamente le rispettive caratteristiche. Il cotogno favorisce una produzione anticipata ma una minore longevità, mentre il selvatico garantisce una maggiore resistenza e durata nel tempo, sebbene ritardi l’entrata in produzione.

Peri asiatici Nashi: Un’opzione resistente da considerare

Oltre alle varietà europee tradizionali, esiste un’interessante alternativa da prendere in considerazione per la coltivazione del pero: i peri asiatici Nashi. Questi frutti, originari dell’Estremo Oriente, si distinguono per la loro ottima resistenza alle malattie e agli attacchi di parassiti.

I Nashi rappresentano quindi un’opzione particolarmente vantaggiosa per coloro che desiderano minimizzare l’utilizzo di trattamenti chimici e godere di una gestione più semplice del frutteto. Inoltre, queste varietà asiatiche vantano un sapore dolce e delicato, rendendole apprezzate anche per le loro qualità organolettiche. Un’opportunità da non sottovalutare per i coltivatori più esigenti.

Consigli per scegliere la pianta di pero giusta

Prima di procedere all’acquisto di una pianta di pero, è fondamentale informarsi adeguatamente per effettuare una scelta ponderata e consapevole. Innanzitutto, è necessario valutare attentamente il tipo di portinnesto e la varietà più adatta alle proprie esigenze e alle condizioni del terreno.

Inoltre, è consigliabile consultare fonti affidabili, come siti web specializzati o riviste di settore, per approfondire le caratteristiche specifiche delle diverse cultivar e portinnesti. Una corretta pianificazione e una scelta oculata rappresentano il primo passo verso una coltivazione di pero di successo.

Quando e dove piantare

Il momento ideale per la messa a dimora del pero varia a seconda del clima e della regione geografica. In generale, nelle zone a clima temperato, il periodo migliore è l’autunno, quando le temperature iniziano a scendere ma il terreno è ancora caldo e umido.

Questo favorisce l’attecchimento delle radici prima dell’arrivo dell’inverno. Nelle regioni più calde, invece, è preferibile effettuare la piantumazione tra fine inverno e inizio primavera, evitando le gelate tardive.

Quanto alla posizione, il pero predilige esposizioni soleggiati e terreni ben drenati, fertile e ricchi di sostanza organica. È importante evitare zone eccessivamente ventose o soggette a ristagni idrici, che potrebbero compromettere la crescita e la produttività della pianta.

Sesto d’impianto

Quando si progetta un frutteto di pere, è fondamentale considerare il sesto d’impianto, ovvero la distanza tra le file e tra le piante sulla stessa fila. Questo fattore incide notevolmente sulla gestione e sulla resa del frutteto.

Per le varietà vigorose innestate su franco, si consiglia una distanza di 5-6 metri tra le file e 4-5 metri sulla stessa fila. Le cultivar meno vigorose innestate su cotogno possono essere piantate a distanze inferiori, di circa 4 metri tra le file e 3-4 metri sulla stessa fila. Un sesto d’impianto troppo fitto può causare problemi di ombreggiamento e favorire lo sviluppo di malattie, mentre un impianto troppo rado rappresenta uno spreco di spazio e riduce la resa per ettaro.

Messa a dimora della pianta

Dopo aver scelto attentamente varietà, portinnesto e ubicazione, è giunto il momento di procedere alla messa a dimora della pianta di pero. Prima di tutto, è necessario preparare un’ampia buca, sufficientemente profonda da accogliere comodamente l’apparato radicale.

Un’aggiunta di letame maturo o compost al terreno di riempimento fornirà alle radici un apporto di sostanze nutritive. Durante la piantumazione, assicurarsi che la zona di innesto rimanga qualche centimetro al di sopra del livello del suolo.

Una volta sistemata la pianta, compattare delicatamente il terreno intorno alle radici ed effettuare un’abbondante annaffiatura. Nei primi anni, sarà necessario puntellare il tronco con un apposito tutore per sostenere la crescita della chioma.

Malattie e parassiti comuni

Nonostante le varietà resistenti possano ridurre il rischio, è importante monitorare attentamente la presenza di malattie e parassiti che potrebbero compromettere la salute e la produttività del frutteto di pere. Tra le principali patologie fungine che colpiscono questo frutto troviamo la ticchiolatura causata dal fungo Venturia pirina e la muffa o carie provocata dal fungo Chondrostereum purpureum.

Il cancro del pero causato dal batterio Erwinia amylovora rappresenta una grave minaccia, in grado di uccidere interi rami o addirittura l’intera pianta. Per quanto riguarda i parassiti, i principali nemici del pero sono la psilla, piccoli insetti che attaccano le gemme e le foglie, e la carpocapsa, una tignola che danneggia gravemente i frutti.

Un costante monitoraggio e l’adozione di adeguate misure di prevenzione e trattamento sono fondamentali per preservare la salute del frutteto e garantire un’abbondante produzione di pere di qualità.

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