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Perché l’albero del mandarino non dà frutti? Dalle condizioni climatiche ai parassiti

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fruttificazione

La mancata fruttificazione dell'albero del mandarino può dipendere da diversi fattori. Le condizioni climatiche, come temperature estreme o sbalzi termici, possono influenzare negativamente la formazione dei frutti. La disponibilità di impollinatori, è essenziale per garantire una buona impollinazione e una produzione fruttifera. Problemi legati a parassiti e malattie possono compromettere la salute dell'albero. Inoltre, lo stress da trapianto può impattare negativamente sulla capacità dell'albero di produrre frutti.

L’allegagione del mandarancio può rivelarsi più critica rispetto ad altri agrumi, con marcate cadute dei frutticini già in fase iniziale di sviluppo. Questo porta spesso ad una quasi totale assenza di raccolto nonostante la fioritura abbondante.

È durante il delicato periodo di formazione del piccolo frutto che avvengono le maggiori perdite, dovute forse a fattori climatici oppure fitopatologie. La naturale cascola fisiologica che interessa la specie in giugno può evolversi in perdita pressoché completa del raccolto.

Proprio nel mese chiave per il mantenimento dei frutticini si concentrano i problemi. Scoprire le cause esatte permetterebbe di intervenire e tutelare al meglio la raccolta dei mandarini, agrumi dal sapore unico e delizioso.

Periodo di fruttificazione del mandarino

Il mandarino presenta un ampio periodo di raccolta che va da settembre fino ai primi mesi di primavera. A seconda della varietà, i frutti maturano in momenti differenti, ma è soprattutto nella stagione invernale che essi raggiungono il massimo splendore.

Da fine settembre infatti sino agli inizi di maggio, le case si riempiono dell’inconfondibile profumo emanato dai loro candidi frutti. Durante i mesi freddi la buccia assume brillanti colorazioni arancioni, mentre la polpa si tinge di una deliziosa dolcezza.

Gennaio e febbraio in particolare rappresentano l’ apice della raccolta per varietà come il mandarino satsuma. Proprio nella stagione invernale la pianta ottiene condizioni ideali per una perfetta maturazione dei frutti.

I principali motivi della mancanza di frutti nel mandarino

Sono diversi i fattori che possono portare l’albero di mandarino a non produrre frutti, nonostante l’abbondante fioritura. Tra questi, sicuramente le condizioni climatiche avverse come geli tardivi o prolungate siccità, che compromettono l’allegagione dei frutti.

Anche i problemi di impollinazione dovuti ad una scarsa presenza di insetti pronubi, impediscono l’attecchimento dei frutticini. Da non sottovalutare anche le carenze nutrizionali della pianta, che inclinano il metabolismo favorendo la cascola dei piccoli agrumi.

Rilevante risulta poi l’insorgenza di malattie e parassiti capaci di danneggiare gravemente i frutti in fase di sviluppo. Uno stress da trapianto mal condotto può infine inibire momentaneamente la produzione dell’albero.

Identificare la problematica è il primo passo per prevenire il mancato raccolto.

Condizioni climatiche

Fattori atmosferici non ottimali incidono significativamente sulla fruttificazione del mandarino. Eventi estremi come gelate tardive sono in grado di compromettere intere fioriture, danneggiando in modo irreparabile i teneri frutticini.

Anche periodi prolungati di siccità e scarsità idrica stressano le piante, inibendo la formazione dei piccoli agrumi. Forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, soprattutto quando i frutti sono in maturazione, possono favorire la cascola causata da “stress” fisiologici.

Piogge abbondanti poco prima o durante la raccolta determinano invece il marciume dei frutti, ormai pronti per essere gustati. Fenomeni atmosferici anomali come trombe d’aria o grandinate distruggono in poco tempo il raccolto di un intero anno.

Tempeste e eccezionali ondate di maltempo compromettono gravemente lo sviluppo dei mandarini. Controllare le previsioni climatiche può aiutare a prevenire il mancato raccolto.

Impollinazione

L’impollinazione dei fiori del mandarino è un delicato processo fondamentale per assicurare una buona fruttificazione. I fiori di questa pianta risultano delicati e poco vistosi, rendendo difficile il lavoro degli insetti impollinatori, primi tra tutti api e bombi.

Una scarsa presenza di questi pronubi a causa di fattori come l’inquinamento o l’uso eccessivo di pesticidi, può tradursi in una carente fecondazione. Senza l’incrocio del polline tra fiore e fiore, gli ovuli non risultano fecondati e i piccoli frutticini abortiscono già nelle fasi iniziali.

Tale fenomeno porta ad una drastica riduzione del numero degli agrumi destinati poi alla raccolta.

Carenze nutrizionali

Le carenze nutrizionali dell’albero di mandarino costituiscono un’ulteriore causa di scarso o nullo raccolto. Terreni poveri e impoveriti, così come una crescita in contenitori con scarso terriccio, non forniscono alla pianta i macro e microelementi fondamentali per un ottimale sviluppo.

In particolare la mancanza di azoto, potassio, fosforo e magnesio incide in modo significativo sull’intero ciclo vegetativo. Con ricadute importanti soprattutto durante la fioritura e la formazione del frutto.

Uno squilibrio nutrizionale può portare ad un precoce ingiallimento delle foglie e al conseguente arresto della crescita dei piccoli agrumi, fenomeno che avviene spesso nei limoni. Anche la polpa ed il guscio risulteranno poi di qualità mediocre e i frutti saranno maggiormente deperibili.

Analisi del terreno e concimazioni mirate sono essenziali per prevenire queste carenze talora definitive.

Malattie e parassiti

La presenza di malattie e parassiti rappresenta un’altra rilevante causa di assenza di frutti nel mandarino. Tra i problemi più comuni si annoverano la cocciniglia , piccolo insetto che si nutre della linfa della pianta causandone l’indebolimento, e l ‘oidio , un fungo che colpisce prevalentemente le foglie.

Ma non vanno sottovalutate neanche la cretamatura, conseguenza di funghi che infettano i germogli, e il cancro catramoso , una temibile malattia che danneggia il legno. Anche parassiti come  gli afidi possono compromettere lo sviluppo dei frutti tramite la trasmissione di virosi.

Spesso questi attacchi compaiono quando l’albero è già debilitato da altri fattori di stress. Monitorando periodicamente la pianta e intervenendo con prodotti naturali è possibile prevenirne la proliferazione.

Tuttavia, se non contrastati per tempo, microrganismi e insetti ne causano l’ disseccamento precoce compromettendo la raccolta.

Stress da trapianto

Anche uno stress da trapianto mal condotto può avere ripercussioni negative sulla produzione di frutti del mandarino. Quando l’albero viene espiantato dal vivaio e messo a dimora nella sua collocazione definitiva, è soggetto ad un forte shock.

Le radici subiscono un trauma che, in assenza delle giuste cure, può portare a danni irreversibili. Se il trapianto avviene in un periodo non idoneo, ad esempio fuori stagione, la pianta fatica a riprendersi.

Le foglie ingialliscono precocemente e l’apparato radicale non riesce a riprendere un normale sviluppo. Di conseguenza, tutto il ciclo vegetativo ne risente comprese le future fioriture.

Per evitare questo stress è importante ricreare le stesse condizioni del vivaio, innaffiando e concimando con costanza. Solo riducendo al minimo lo shock da trapianto l’albero potrà tornare a produrre normalmente.

Come favorire la fruttificazione dell’albero di mandarino

Per massimizzare la produzione di frutti del mandarino è importante creare le condizioni ottimali di crescita della pianta. Una pratica agronomica indispensabile è la fertilizzazione, come somministrazione di sostanze nutritive.

Applicando con regolarità un fertilizzante organico o minerali specifici per agrumi, si arricchisce il terreno di elementi quali azoto, potassio e magnesio come questo. Questi macro e microelementi sono alla base dello sviluppo vegetativo e garantiscono la formazione di frutti sani e gustosi.

Il periodo di concimazione va da marzo-giugno e da ottobre-dicembre, con cadenza 1-2 mesi durante il periodo vegetativo o 2-3 mesi nella fase di riposo. Soddisfacendo tutti i fabbisogni nutrizionali dell’albero, è possibile ottimizzare i futuri raccolti sia in termini quantitativi che qualitativi.

Da non sottovalutare, dunque, questo fondamentale intervento colturale.

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