La gommosi nelle drupacee può manifestarsi in diverse fasi dell’anno. In primavera, spesso accompagna sintomi di attacchi fungini come l’appassimento dei fiori e dei germogli. Durante l’estate, può essere causata da vari stress come danni da grandine, malnutrizione o problemi idrici. Talvolta può essere visibile sulle gemme in autunno, dovuta a danni provocati da insetti.
La gommosi rappresenta una sfida significativa per i coltivatori di drupacee, minacciando la salute e la produttività di albicocchi, peschi, mandorli, susini e ciliegi. Questo fenomeno, caratterizzato dalla secrezione di un essudato gommoso, è un segnale d’allarme che la pianta lancia quando si trova in difficoltà. Comprendere le cause, riconoscere i sintomi e adottare le giuste strategie di prevenzione e cura è fondamentale per mantenere un frutteto sano e produttivo.
Indice
Differenza tra gommosi e corineo?
La differenza tra gommosi e corineo è importante da comprendere, sebbene i due termini siano spesso usati in modo interconnesso nel contesto delle malattie delle drupacee. Ecco le principali distinzioni:
Gommosi:
- È un sintomo, non una malattia specifica.
- Si riferisce alla produzione di essudato gommoso da parte della pianta.
- Può essere causata da vari fattori, inclusi stress ambientali, ferite meccaniche, attacchi di patogeni o insetti.
- Non è associata a un singolo agente patogeno.
- Può manifestarsi in risposta a diverse condizioni di stress o malattie.
Corineo:
- È una specifica malattia fungina, causata dal patogeno Wilsonomyces carpophilus (precedentemente noto come Coryneum beijerinckii).
- È conosciuto anche come “vaiolatura” o “bolla delle drupacee”.
- Provoca sintomi specifici come macchie sui frutti, foglie e rami.
- Può indurre la produzione di gomma come reazione della pianta all’infezione.
- È una delle cause della gommosi, ma non l’unica.
In sintesi, la gommosi è un sintomo che può essere causato da vari fattori, mentre il corineo è una specifica malattia fungina. Il corineo è quindi una possibile causa di gommosi, ma non tutte le manifestazioni di gommosi sono dovute al corineo.
Sintomi e manifestazioni sulle piante Drupacee
Questo disturbo si manifesta attraverso la secrezione di un caratteristico essudato gommoso che inizialmente appare come una sostanza morbida, appiccicosa e biancastra. Con il passare del tempo, questo essudato si solidifica, assumendo una consistenza dura e una colorazione ambrata distintiva.
La gommosi può presentarsi in varie parti dell’albero, ma è più comunemente osservata sul tronco, sui rami principali e, in alcuni casi, sui frutti. Su questi ultimi, specialmente sulle pesche, può apparire in seguito a danni meccanici come quelli causati dalla grandine. È importante notare che la presenza di gommosi non è un sintomo specifico di una singola patologia, ma piuttosto una risposta generica della pianta a vari tipi di stress o attacchi patogeni.
Foglie
Le foglie inizialmente presentano piccole macchie puntiformi di colore bruno-rossastro, con alone giallo, per poi avanzare sull’intera lamina fogliare, assumendo l’aspetto di aree tondeggianti. Le zone colpite disseccano, lasciando buchi evidenti sulle foglie. Questo fenomeno, detto “impallinatura”, può essere molto diffuso, arrivando a distruggere completamente la foglia, soprattutto nel caso del ciliegio, dove si assiste anche al distacco di ampie porzioni fogliari.
Rami
La gommosi sui rami delle drupacee, spesso associata al corineo, si manifesta inizialmente con tacche depresse e brunastre, caratterizzate da un centro più chiaro. Le lesioni possono confluire, formando piccoli cancri longitudinali da cui fuoriesce un caratteristico essudato gommoso. Questo fenomeno, che può causare gravi danni ai rami, è la ragione per cui il corineo è comunemente noto anche come gommosi delle drupacee.
Frutti
Inizialmente, si possono osservare lesioni tondeggianti sulla corteccia, caratterizzate da un colore bruno-rossastro con il centro più chiaro. Con l’avanzare della condizione, queste lesioni possono evolvere in piccole fessurazioni da cui fuoriesce un caratteristico essudato gommoso. Questo fenomeno non solo indebolisce la struttura del tronco, ma crea anche punti di ingresso per altri patogeni, mettendo a rischio l’intero albero.
Principali cause della gommosi
La gommosi nelle drupacee è una risposta difensiva a vari fattori di stress ambientali e colturali, è un fenomeno caratterizzato dalla secrezione di un essudato gommoso, serve a proteggere la pianta da potenziali infezioni. Tuttavia, la sua presenza è un segnale che l’albero sta affrontando condizioni sfavorevoli. Ecco le principali cause della gommosi:
- Stress meccanici sulla corteccia o sui frutti
- Eventi climatici estremi (es. forti grandinate)
- Gestione idrica inadeguata (sia eccesso che carenza d’acqua)
- Pratiche colturali inappropriate (potature aggressive o mal tempizzate)
- Nutrizione squilibrata della pianta
- Età avanzata o debilitazione generale dell’albero
- Asfissia radicale dovuta a irrigazione eccessiva
- Siccità prolungata
Patogeni e parassiti
Oltre agli stress ambientali, può essere scatenata da una varietà di agenti patogeni e parassiti, e tra i principali responsabili, i funghi occupano un posto di rilievo. Patogeni come la Monilia laxa, la Monilia fructigena e il Coryneum sono noti per causare danni significativi. Gli insetti rappresentano un’altra minaccia importante.
Infestazioni massicce di afidi possono stressare la pianta al punto da indurre la produzione di gomma. Particolarmente insidiosi sono gli scolitidi, piccoli coleotteri che scavano gallerie sotto la corteccia, provocando la secrezione di gomma come risposta difensiva.
Non meno rilevanti sono gli attacchi batterici, che possono manifestarsi attraverso la formazione di cancri rameali. Si presentano come depressioni sulla corteccia, la loro identificazione richiede un’osservazione attenta e, talvolta, l’intervento di un esperto per una diagnosi accurata.
Monilia laxa
Agisce soprattutto in primavera, provocando l’appassimento dei fiori insieme ai germogli terminali delle piante. La comparsa di gommosi in associazione a questo sintomo di avvizzimento dei fiori e dei tessuti vegetativi è un chiaro indicatore di un’infezione da (fungo) Monilia laxa.
Monilia fructigena
A differenza della Monilia laxa, questo fungo colpisce principalmente i frutti, provocando la comparsa di macchie brune e la mummificazione dei frutti stessi. La presenza di gommosi sui frutti infetti è uno dei sintomi tipici dell’attacco di Monilia fructigena sulle piante.
Coryneum
Sulle foglie, il Coryneum causa la formazione di piccole macchie puntiformi di colore bruno-rossastro, con alone giallo, che poi si allargano sull’intera lamina fogliare. Fenomeno detto “impallinatura”, può portare al disseccamento e alla caduta prematura delle foglie, soprattutto sui ciliegi.
Trattamenti e buone pratiche agricole
La prevenzione della gommosi nelle drupacee richiede un approccio integrato che combina trattamenti mirati e pratiche agricole sostenibili. Un metodo particolarmente efficace è il trattamento al bruno, una strategia preventiva che sfrutta i periodi di dormienza dell’albero per proteggere contro future infezioni.
Il trattamento al bruno prevede una serie di applicazioni di prodotti a base di rame, come la poltiglia bordolese, durante il periodo autunnale e invernale. Il primo trattamento viene effettuato in pieno autunno, un secondo intervento segue in inverno, distanziato di almeno 20 giorni dal primo. Il ciclo si conclude con un terzo trattamento in primavera, prima della ripresa vegetativa e della rottura delle gemme.
Oltre ai trattamenti chimici, le buone pratiche agricole giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione. Queste includono:
- Una gestione idrica equilibrata, evitando sia l’eccesso che la carenza d’acqua.
- Potature corrette e tempestive, eseguite con strumenti puliti e affilati.
- Una nutrizione bilanciata, basata su analisi del suolo e delle esigenze specifiche della pianta.
- Il monitoraggio regolare per identificare precocemente segni di stress o infezioni.
- La rimozione tempestiva di parti malate o danneggiate della pianta.
Combattere la gommosi esistente
Per casi di gommosi lieve o moderata, il primo passo è l’eliminazione della causa scatenante. Se si tratta di stress ambientali, si può intervenire correggendo le pratiche di irrigazione o la nutrizione della pianta. In caso di attacchi di parassiti, si possono utilizzare insetticidi biologici o repellenti naturali, sempre preferendo soluzioni eco-compatibili.
Nei casi più severi, specialmente quando si presenta in modo copioso su tronco e branche principali, è necessario un intervento più diretto. La procedura consiste nel:
- Rimuovere manualmente l’essudato gommoso, prestando attenzione a non danneggiare ulteriormente la corteccia.
- Applicare un mastice cicatrizzante sulla zona interessata per proteggere la ferita.
- In alternativa, preparare una pappetta con poltiglia bordolese e acqua, da applicare con un pennello sulle aree trattate.
È importante sottolineare che, in caso di infezioni fungine o batteriche gravi, potrebbe essere necessario ricorrere a trattamenti specifici prescritti da un agronomo o un esperto del settore. La tempestività e la precisione nell’applicazione di questi trattamenti sono cruciali per il recupero della pianta.
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Link di approfondimento:
- 087_093_Agri12_04_Inserto gommo (unimore.it)
- http://hdl.handle.net/2067/2736
- Difesa Drupacee IF.pdf (atlasplantpathogenicbacteria.it)
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