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Corineo nelle Drupacee: Sintomi, Prevenzione e Trattamento

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Questa malattia fungina, caratterizzata da sintomi distintivi sulle foglie e sui frutti, richiede un approccio di gestione integrato e attento. La nostra guida offre una panoramica completa sul riconoscimento, la prevenzione e il trattamento del corineo, fornendo ai frutticoltori gli strumenti necessari per proteggere efficacemente i loro frutteti. Immagine estrapolata da: W&A Gardens

Il corineo, una patologia fungina che colpisce le drupacee, rappresenta una sfida significativa per frutticoltori e appassionati di giardinaggio. Questa malattia, causata dal fungo Stigmina, può compromettere seriamente la salute e la produttività di peschi, susini, ciliegi e albicocchi. Riconoscere tempestivamente i sintomi e implementare strategie efficaci di prevenzione e trattamento è fondamentale per proteggere i frutteti.

Questa guida completa esplora in dettaglio gli aspetti chiave del corineo, dal riconoscimento dei sintomi alla comprensione del ciclo biologico del patogeno, offrendo preziosi consigli su prevenzione e gestione. Che siate professionisti del settore o appassionati coltivatori, troverete qui le informazioni necessarie per affrontare con successo questa insidiosa malattia delle drupacee.

Sintomi e identificazione

I sintomi più evidenti e caratteristici si manifestano sulle foglie delle drupacee colpite. L’aspetto più distintivo è la presenza di numerosi fori di varie dimensioni sulla superficie fogliare, che conferiscono alle foglie un aspetto “bucherellato”. Questo fenomeno ha portato alla denominazione popolare di “impallinatura”, poiché le foglie sembrano essere state colpite da piccoli proiettili.

Il processo di sviluppo dei sintomi inizia con la comparsa di piccole macchie necrotiche di colore marrone sulle foglie. Queste lesioni si espandono progressivamente e, nel tempo, il tessuto necrotico al centro cade, lasciando dei fori caratteristici. Nei casi più gravi, le foglie possono presentare numerosi fori, compromettendo seriamente la loro funzionalità fotosintetica.

Oltre alle foglie, può colpire anche altre parti della pianta. Sui frutti, possono apparire macchie scure o lesioni, rendendo il prodotto non commerciabile. Sul legno, in particolare sui rami, si può osservare il fenomeno della gommosi, caratterizzato dalla fuoriuscita di essudati gommosi. Tuttavia, è importante notare che la gommosi può essere causata anche da altri fattori, quindi la presenza di sintomi fogliari è fondamentale per una diagnosi accurata del corineo.

Ciclo biologico del fungo Stigmina

Questo patogeno presenta una notevole capacità di adattamento alle condizioni ambientali, con fasi di attività e quiescenza che seguono il ritmo delle stagioni. Durante l’inverno, il fungo entra in una fase di dormienza, sopravvivendo principalmente nelle gemme infette e nelle lesioni presenti sul legno delle piante colpite. Con l’arrivo della primavera, quando le temperature si attestano tra i 10 e i 25°C, il patogeno si risveglia e inizia la sua fase attiva.

Questo periodo coincide spesso con frequenti piogge e elevata umidità atmosferica, condizioni ideali per la diffusione e la germinazione delle spore fungine. La primavera rappresenta quindi il momento più critico per l’infezione e la diffusione del corineo. Le spore, trasportate dal vento o dagli schizzi d’acqua, si depositano sulle giovani foglie e sui germogli in crescita, dando inizio a nuove infezioni. Il fungo penetra nei tessuti vegetali attraverso le aperture naturali o piccole lesioni, iniziando così il suo ciclo riproduttivo.

Con l’avanzare dell’estate e l’aumento delle temperature oltre i 30°C, l’attività del fungo subisce un rallentamento. Tuttavia, in alcune specie di drupacee, possono verificarsi infezioni latenti che si manifestano più tardi, in autunno. Questa capacità di adattamento rende il corineo una malattia particolarmente insidiosa, richiedendo una vigilanza costante e un approccio di gestione che copra l’intero ciclo vegetativo delle piante ospiti.

Strategie di prevenzione e protezione

La prima linea di difesa inizia con la scelta varietale. Optare per cultivar resistenti o tolleranti al corineo può ridurre significativamente il rischio di infezioni gravi. I vivaisti specializzati possono fornire preziosi consigli sulle varietà più adatte al clima locale e meno suscettibili alle malattie fungine.

La gestione dell’ambiente di coltivazione è altrettanto cruciale. Le drupacee prediligono posizioni soleggiate, che non solo favoriscono una crescita vigorosa ma anche contribuiscono a ridurre l’umidità fogliare, creando condizioni meno favorevoli allo sviluppo del fungo. Una buona circolazione dell’aria all’interno della chioma è fondamentale, e può essere ottenuta attraverso una potatura oculata che mantenga la pianta aperta e ben areata.

La nutrizione equilibrata della pianta è un altro aspetto chiave. Un eccesso di azoto può stimolare una crescita vegetativa eccessiva, rendendo i tessuti più suscettibili alle infezioni fungine. È consigliabile quindi seguire un piano di concimazione bilanciato, basato sulle effettive esigenze della pianta e sulle caratteristiche del terreno.

Infine, pratiche colturali come la rimozione e la distruzione del materiale vegetale infetto (foglie cadute, frutti mummificati) possono ridurre significativamente l’inoculo fungino presente nel frutteto.

Trattamenti e rimedi efficaci

La gestione del corineo durante la stagione vegetativa pone sfide significative, soprattutto a causa della sensibilità delle drupacee ai trattamenti rameici tradizionalmente utilizzati contro le malattie fungine. L’applicazione di prodotti a base di rame in primavera ed estate può infatti causare fenomeni di fitotossicità, danneggiando ulteriormente le piante già stressate dalla malattia.

In questa fase, l’approccio si concentra quindi su metodi alternativi volti a rafforzare le difese naturali della pianta e a creare condizioni sfavorevoli allo sviluppo del fungo. I corroboranti giocano un ruolo chiave in questa strategia. Prodotti come la propoli, nota per le sue proprietà antimicrobiche, o la zeolite, un minerale che agisce come disidratante superficiale, possono essere impiegati con successo. La zeolite, in particolare, accelera l’asciugatura delle foglie dopo le piogge o l’irrigazione, riducendo il tempo di permanenza dell’umidità necessaria per la germinazione delle spore fungine.

L’utilizzo di estratti vegetali come il macerato o il decotto di equiseto rappresenta un’altra valida opzione. Questi preparati non solo rinforzano la struttura dei tessuti vegetali, rendendoli più resistenti alle infezioni, ma possono anche stimolare i meccanismi di difesa naturali della pianta.

Per frutteti di dimensioni limitate o per piante ornamentali, si può considerare l’uso di prodotti a base di rame a dosaggi ridotti, testando prima su una piccola porzione della pianta per valutare eventuali reazioni avverse. Questa pratica richiede cautela e un’attenta osservazione delle piante trattate.

È importante sottolineare che questi trattamenti, pur non essendo risolutivi, possono contribuire significativamente a contenere la diffusione della malattia e a mitigarne gli effetti, specialmente se combinati con le pratiche preventive precedentemente discusse.

Gestione integrata del Corineo: Dall’inverno all’estate

Il periodo di riposo vegetativo, che va dall’autunno all’inverno, rappresenta il momento cruciale per implementare misure di controllo efficaci contro il corineo.

Durante questa fase, quando le piante hanno perso le foglie, è possibile effettuare trattamenti a base di sali di rame a dosaggi più elevati, senza rischiare danni da fitotossicità. Questi trattamenti, applicati preferibilmente dopo la potatura invernale, sono fondamentali per ridurre l’inoculo fungino presente sulla pianta. L’obiettivo è devitalizzare le spore e le forme di resistenza del fungo che svernano sulle gemme e nelle lesioni del legno, riducendo così il potenziale infettivo per la stagione successiva.

Con l’arrivo della primavera, l’attenzione si sposta sulla prevenzione e sul monitoraggio attivo. In questo periodo, è cruciale mantenere un equilibrio tra la protezione della pianta e la minimizzazione dell’uso di prodotti chimici. L’impiego di corroboranti e prodotti a basso impatto, come discusso precedentemente, diventa la strategia principale.

Durante l’estate, quando l’attività del fungo rallenta naturalmente a causa delle alte temperature, l’enfasi dovrebbe essere posta sul mantenimento della salute generale della pianta. Pratiche come l’irrigazione controllata, evitando di bagnare la chioma, e la rimozione tempestiva di eventuali parti della pianta che mostrano sintomi, possono contribuire significativamente a limitare la diffusione della malattia.

L’adozione di un approccio integrato, che combina metodi culturali, biologici e, quando necessario, chimici, offre la migliore protezione contro il corineo. Questa strategia non solo aiuta a controllare la malattia, ma contribuisce anche a preservare l’equilibrio ecologico del frutteto, promuovendo la salute a lungo termine delle piante.

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