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Batteriosi delle drupacee: combattere Xanthomonas arboricola in modo efficace

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Causata dal patogeno Xanthomonas arboricola pv. pruni, questa malattia può provocare ingenti perdite di produzione fino al 70%. È fondamentale conoscere e adottare strategie efficaci per prevenire e contrastare questo pericoloso batterio, tutelando la redditività dei frutteti.

La batteriosi delle drupacee rappresenta una delle principali minacce per la frutticoltura in Italia e nel mondo. Causata dal patogeno Xanthomonas arboricola pv. pruni, questa malattia colpisce diverse specie di drupacee come albicocco, ciliegio, susino, pesco e mandorlo.

In caso di gravi infezioni, le perdite di produzione possono raggiungere il 70%, rendendo i frutti non commerciabili. Prevenire e contrastare efficacemente questa batteriosi è fondamentale per salvaguardare la redditività degli impianti frutticoli. Scopriamo insieme le caratteristiche di questo pericoloso batterio, i sintomi che causa e le strategie di difesa integrate per tutelarne la produzione.

Xanthomonas arboricola pv. pruni: il patogeno della batteriosi

Xanthomonas arboricola pv. pruni è l’agente patogeno responsabile della batteriosi delle drupacee, una malattia storicamente associata alle coltivazioni del Nord Italia ma che negli ultimi anni sta interessando anche le regioni centro-meridionali. Si tratta di un batterio ampiamente diffuso in tutto il mondo, presente ovunque vengano coltivate le piante da frutto appartenenti al genere Prunus.

La sua pericolosità risiede nel fatto che, in caso di gravi infezioni, può provocare perdite di produzione considerevoli, con una quota di frutti non commerciabili che può arrivare fino al 70% del totale. Questo patogeno è in grado di sopravvivere da una stagione vegetativa all’altra grazie alle gemme, alle cicatrici fogliari e ai residui di vegetazione infetta rimasti al suolo.

Sintomi della batteriosi su foglie, rami e frutti

I primi sintomi si manifestano sulle foglie basali in primavera inoltrata, con la comparsa di tacche nerastre dal contorno poligonale circondate da un alone clorotico. Col tempo, i tessuti colpiti si staccano conferendo un aspetto perforato alla lamina fogliare. In caso di attacchi gravi, si può assistere a una caduta fogliare anticipata che può interessare intere branche.

Sui rami sono frequenti i disseccamenti apicali associati a morte delle gemme, ben visibili in primavera ma talvolta riscontrabili anche in tarda estate. Sui frutti invece compaiono inizialmente piccole lesioni superficiali nere e dal contorno irregolare, che in seguito si ingrandiscono e si approfondiscono con la formazione di un alone clorotico.

Come sopravvive e si diffonde il batterio Xanthomonas

La sopravvivenza di Xanthomonas arboricola pv. pruni da una stagione vegetativa all’altra avviene principalmente grazie alle gemme, alle cicatrici di caduta delle foglie e ai cancri presenti su diverse parti della pianta. Inoltre, i residui di vegetazione infetta rimasti sul terreno rappresentano un’ulteriore fonte di inoculo. La diffusione del batterio invece avviene principalmente per azione del vento e della pioggia, ma anche a causa delle operazioni di potatura effettuate dall’uomo.

La penetrazione dei batteri all’interno dei tessuti vegetali avviene attraverso ferite, aperture naturali come gli stomi e in condizioni di elevata umidità ambientale con presenza di bagnatura fogliare prolungata e temperature intorno ai 24°C. Una curiosità poco nota è che in caso di forti infezioni, il batterio diventa nucleo di condensazione favorendo la formazione di cristalli di ghiaccio e aumentando così i danni da gelo.

Prevenzione della batteriosi: igiene e scelta varietale

In primis, è essenziale impiegare materiale di propagazione sano, scegliendo cultivar e portinnesti resistenti, soprattutto nelle aree storicamente vocate per questa malattia. Inoltre, l’adozione di rigorose misure igieniche quando si opera nei frutteti, come la disinfezione degli attrezzi, permette di evitare l’insorgenza e la propagazione del batterio.

È importante ricordare che Xanthomonas arboricola pv. pruni necessita di bagnatura fogliare continua per diverse ore per poter penetrare attraverso gli stomi, quindi vanno assolutamente evitati impianti di irrigazione a pioggia che potrebbero favorire le infezioni. Il monitoraggio costante delle condizioni meteo, consente di valutare in tempo reale il potenziale rischio di attacchi batterici e di intervenire prontamente con le adeguate contromisure.

Lotta alla batteriosi con rameici e biopreparati

Particolarmente importanti sono i trattamenti con prodotti rameici effettuati in caduta foglie per ridurre le possibilità di penetrazione del batterio nelle cicatrici fogliari. Tali interventi devono essere ripetuti immediatamente dopo la potatura e in caso di gelate o grandinate.

Durante la fase vegetativa, non essendoci prodotti registrati a base di rame, si può ricorrere a una lotta microbiologica utilizzando formulati a base di Bacillus amyloliquefaciens. Questi microrganismi, una volta miscelati in acqua, germinano sulla superficie fogliare avviando una competizione con i patogeni per le fonti nutritive e lo spazio vitale, contrastando così le infezioni in modo naturale ed eco-compatibile.

Induttore di resistenza

Gli induttori di resistenza rappresentano un’innovativa strategia nella lotta contro le batteriopatie delle piante. Questi composti, di origine naturale o sintetica, stimolano i meccanismi di difesa intrinseci delle piante, aumentando la loro capacità di resistere agli attacchi dei batteri patogeni. Agendo come “vaccini” per le piante, gli induttori di resistenza attivano una serie di risposte biochimiche e fisiologiche che rendono i tessuti vegetali meno suscettibili alle infezioni batteriche.

Tra i più noti induttori troviamo l’acido salicilico, il metil jasmonato e alcune molecole derivate da microrganismi benefici. L’utilizzo di questi prodotti si inserisce perfettamente nelle strategie di controllo integrato delle malattie, offrendo un approccio sostenibile e rispettoso dell’ambiente per la protezione delle colture dalle batteriopatie.

La loro efficacia, unita al basso impatto ambientale, li rende strumenti preziosi sia per l’agricoltura biologica che per quella convenzionale, contribuendo a ridurre l’uso di pesticidi chimici tradizionali.

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