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Guida completa alla coltivazione del carciofo: dalla semina alla raccolta

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Il carciofo è un ortaggio prelibato e ricercato, ma la sua coltivazione richiede competenze specifiche. Questa guida dettagliata vi svelerà tutti i segreti per ottenere una produzione abbondante e di qualità superiore. Dall'accurata preparazione del terreno alla scelta del metodo di propagazione più adatto, imparerete a gestire ogni fase della coltivazione nel modo corretto. Scoprirete inoltre tecniche innovative per anticipare la raccolta e valorizzare al massimo il vostro raccolto.

Il carciofo è una coltura pregiata e versatile, apprezzata per il suo gusto unico e le numerose proprietà nutrizionali. Coltivare questi deliziosi ortaggi, però, richiede attenzioni specifiche e conoscenze approfondite. Questa guida completa vi accompagnerà passo dopo passo nel processo di coltivazione, dalla semina alla raccolta, svelando i segreti per ottenere una produzione abbondante e di qualità.

Scoprirete come preparare il terreno, scegliere il metodo di propagazione più adatto e gestire la carciofaia con tecniche mirate. Imparerete, inoltre, a riconoscere e prevenire le principali patologie e infestazioni che possono compromettere il raccolto, garantendo una crescita sana e rigogliosa delle piante.

Preparazione del terreno e fertilizzazione per la coltivazione dei carciofi

lavorazione-terreno
In questa foto possiamo vedere come è stato lavorato il terreno per la coltivazione intensiva con l’utilizzo dell’aratro.

La preparazione del terreno è un passo cruciale per assicurare il successo della coltivazione del carciofo. Queste piante hanno radici fittonanti che necessitano di una lavorazione profonda, di almeno 50 centimetri. È fondamentale rimuovere sassi e livellare accuratamente il terreno prima di procedere.

Per quanto riguarda la fertilizzazione, il carciofo apprezza particolarmente il letame ovino maturo, ricco di potassio. La dose consigliata è di 2 kg per pianta, da distribuire durante l’anno. Il segreto è dividerla in due fasi: la prima metà (1 kg) va sparsa intorno alle piante tra settembre e ottobre, mentre l’altra metà va somministrata a gennaio, in concomitanza con l’inizio della fioritura e dell’accrescimento dei capolini.

Specifiche di coltivazione

  • Nome botanico: Cynara cardunculus var. scolymus
  • Semina in semenzaio: Febbraio – marzo
  • Trapianto: Aprile – maggio
  • Tipo di impianto: Ortaggio
  • Sole: Diretto
  • PH Terreno: 6,0 – 7,0
  • Tempo di fioritura: Estate
  • Colore del fiore: Porpora

Sesto di impianto e metodi di propagazione

pianta erbacea perenne
In foto una fila perenne di carciofi

Il sesto di impianto del carciofo prevede una distanza minima di 1 metro tra le piante, in quanto tendono a crescere molto se ben curate e fertilizzate. Esistono tre metodi principali per realizzare una carciofaia: il primo consiste nell’acquisto di piantine già sviluppate, da mettere a dimora tra aprile e maggio.

In alternativa, è possibile utilizzare i carducci, ovvero le piantine nate dagli ovuli, in due periodi diversi: da metà febbraio a metà aprile oppure da metà settembre a ottobre. Il terzo metodo sfrutta direttamente gli ovuli, porzioni di rizomi sotterranei da cui si svilupperanno i nuovi germogli.

Gestione della carciofaia: Dicioccatura e selezione delle piante

Durante la stagione estiva, quando le piante di carciofo entrano in riposo vegetativo, è necessario eseguire la dicioccatura. Questa pratica consiste nell’eliminare le piante esaurite, tagliando il ceppo secco a circa 10 cm sotto il livello del terreno.

Contestualmente, si possono prelevare gli ovuli per la propagazione o il rinnovo della carciofaia. A novembre, invece, è il momento di effettuare una pulizia accurata, selezionando le piante migliori ed eliminando quelle più deboli e sottosviluppate.

Questo processo di selezione andrà compiuto con l’ausilio di una zappa, lasciando solo un gruppo di 4-5 esemplari robusti e ben distribuiti nell’area coltivata. Le piante scartate con un buon apparato radicale possono essere utilizzate per rinnovare la carciofaia in un’altra zona, trapiantandole dopo aver rimosso la parte vegetativa in eccesso.

Trapianto e rinnovo della carciofaia con carducci e ovuli

Sesto di impianto
Qui possiamo vedere come sono distanziate le piantine di carciofo

Dopo aver selezionato le piante migliori, è possibile procedere al trapianto dei carducci o degli ovuli per rinnovare la carciofaia. Utilizzando una zappa, si scava una buca profonda e si posiziona la nuova piantina, avendo cura di coprire completamente l’apparato radicale.

A questo punto, è necessario rimuovere la parte vegetativa esterna in eccesso, per evitare di stressare eccessivamente la pianta nelle fasi iniziali.

Questa operazione di rinnovo può essere eseguita ogniqualvolta si individuino esemplari robusti con un buon apparato radicale durante le fasi di pulizia e selezione. Il trapianto dei carducci e degli ovuli consente di mantenere una carciofaia produttiva e in salute, sostituendo gradualmente le piante esaurite con nuovi individui vigorosi.

Il trucchetto del contadino per anticipare la raccolta

Esiste un’astuzia dei contadini esperti per anticipare la raccolta dei prelibati carciofi: l’irrigazione strategica. Normalmente, le piante di carciofo vanno in riposo vegetativo tra giugno e luglio. Tuttavia, se si prosegue con l’irrigazione in questo periodo, le piante continueranno a vegetare. Dopo circa 5 mesi, ovvero intorno a dicembre, inizieranno a produrre i primi capolini.

Questa tecnica permette di portare in tavola o sul mercato le tanto apprezzate primizie di carciofi, solitamente disponibili solo a partire da febbraio-marzo. È importante considerare, però, che l’irrigazione forzata tende a ridurre leggermente la longevità delle piante, che vivranno 6-7 anni invece dei canonici 10-12. Tuttavia, per molti produttori, questa è una piccola rinuncia per poter offrire carciofi precoci a un prezzo più vantaggioso.

Concimazione e irrigazione

Come accennato, la concimazione del carciofo prevede due fasi distinte con letame ovino maturo. Tuttavia, un aspetto altrettanto cruciale è quello dell’irrigazione, specialmente nelle regioni a rischio siccità. Se la pianta subisce stress idrico, tenderà a produrre velocemente i capolini con l’obiettivo di completare il ciclo riproduttivo.

Questi carciofi, però, saranno di scarsa qualità, con brattee dure e spinose. Per evitare questo problema, è fondamentale garantire un apporto idrico costante, intensificando le irrigazioni durante i periodi più secchi. Un’annaffiatura regolare consentirà alle piante di svilupparsi correttamente, donando carciofi succosi e di prim’ordine da portare in tavola o commercializzare.

Raccolta: Cimariolo, secondi raccolti e carciofine

La raccolta dei carciofi inizia con il cimariolo, il capolino che si sviluppa sullo stelo centrale. Questo “carciofo primario” va colto quando le brattee sono ancora ben serrate, effettuando un taglio inclinato di 15-20 cm sopra le diramazioni laterali.

Successivamente, si procederà alla raccolta secondaria dei capolini sviluppati sui getti laterali della pianta. Infine, direttamente dalle ascelle fogliari o dai getti basali, si formeranno le deliziose carciofine, perfette per essere consumate fresche, cotte o conservate sott’olio.

Patologie fungine: Sclerotinia, peronospora, muffa grigia e oidio

Le piante di carciofo possono essere colpite da diverse patologie fungine pericolose. La sclerotinia, o mal dello screzio, è un patogeno che vive nel terreno e, in presenza di umidità elevata, attacca l’apparato radicale causando l’ingiallimento e l’appassimento delle foglie.

Per prevenirla, è fondamentale evitare i ristagni idrici e migliorare il drenaggio del terreno. La peronospora si manifesta invece con macchie irregolari sulle foglie, che assumono un colore marrone e cadono precocemente. La temuta muffa grigia, oltre a colpire foglie e fusti, può rovinare interi raccolti se si deposita sui capolini.

Un’altra minaccia è rappresentata dall’oidio, riconoscibile dalla patina biancastra che ricopre la vegetazione. Per contrastare queste pericolose patologie fungine, è consigliabile adottare un approccio preventivo con trattamenti a base di rame, bicarbonato di potassio o polveri di roccia.

Insetti Nocivi: Afidi, larve di nottue e piralidi, minatrice fogliare

Oltre ai funghi, il carciofo può essere attaccato da diversi insetti nocivi che possono compromettere seriamente la produzione. Gli afidi, ad esempio, si nascondono all’interno della pianta succhiandone la linfa e depotenziandola. Per contrastarli, si possono utilizzare macerati di ortica o, nei casi più gravi, insetticidi biologici a base di piretro naturale.

Anche le larve di nottue e piralidi rappresentano una seria minaccia, rosicchiando i capolini e riducendo la sintesi clorofilliana con il loro appetito vorace. In questo caso, il trattamento consigliato prevede l’impiego del bioinsetticida Bacillus thuringiensis.

Infine, la minatrice fogliare è un piccolo insetto le cui larve scavano gallerie sinuose all’interno delle foglie, per poi fuoriuscire e nutrirsi della vegetazione esterna. Per eliminarla, si ricorre al neem, un prodotto biologico in grado di penetrare all’interno delle foglie.

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