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Plastica nel fondale del mar mediterraneo: scoperta una discarica negli abissi

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Risposta breve: Sotto la superficie calma del Mediterraneo si nasconde una realtà allarmante. Oltre 900 metri sotto il livello del mare, il fondale è ricoperto di buste e rifiuti di plastica. Una ricerca israeliana rivela come materiali pensati per galleggiare finiscano intrappolati negli abissi, dove restano per secoli, cambiando per sempre gli ecosistemi marini. Per saperne di più continua la lettura.

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Guardando la superficie delle acque del Mediterraneo orientale, nulla farebbe sospettare quello che si nasconde centinaia di metri più in basso. Eppure, sui fondali marini profondi si sta accumulando una quantità allarmante di rifiuti plastici che trasforma silenziosamente questi ambienti in vere e proprie discariche subacquee.

Una ricerca ha rivelato come buste e imballaggi plastici raggiungano profondità di quasi mille metri, creando un fenomeno di inquinamento marino che va ben oltre quello che osserviamo in superficie. La scoperta cambia radicalmente la nostra comprensione di dove finisce realmente la spazzatura che produciamo ogni giorno.

Plastica nel fondale del mar mediterraneo in un minuto

1. Nel fondale del Mediterraneo orientale, tra Israele, Egitto e Turchia, è stata scoperta un’ampia accumulazione di plastica, soprattutto buste e imballaggi. Il bacino del Levante si conferma una delle aree marine più inquinate al mondo in profondità.

2. La plastica leggera affonda a causa di additivi come il carbonato di calcio e si deposita grazie a sedimenti, pressione e detriti come catrame e conchiglie. I biofilm, solitamente responsabili dell'affondamento, qui hanno scarso sviluppo.

3. Una volta sul fondo, la plastica resta intrappolata per secoli, minacciando ecosistemi fragili e poco studiati. La ricerca evidenzia la necessità di monitoraggio profondo e cooperazione internazionale per ridurre l’inquinamento da fonti terrestri e marittime.

Quando il mare nasconde i suoi segreti più scuri

Il Bacino del Levante, situato nel Mediterraneo sudorientale al largo di Israele, Egitto e Turchia, ha rivelato una realtà scioccante. Utilizzando reti da traino per esplorare i fondali, i ricercatori hanno scoperto concentrazioni di detriti plastici tra le più elevate mai documentate nelle acque profonde del pianeta.

Xing-Yu Li dell’Università di Haifa, che ha guidato lo studio, spiega come le buste della spesa dominino questa discarica sottomarina. Ma come può un materiale progettato per galleggiare finire a profondità così estreme? La risposta non è semplice come si potrebbe pensare.

L’investigazione scientifica che svela il mistero

Ogni frammento di plastica raccolto è stato trattato come una prova in un’indagine giudiziaria. I ricercatori hanno applicato un’analisi multilivello che esamina dimensioni, forma, colore, composizione chimica e tutto ciò che si accumula sulla superficie nel tempo: catrame, sabbia, organismi marini, minuscole conchiglie.

Questo approccio innovativo permette di ricostruire la storia di ogni rifiuto, tracciando il percorso che lo ha portato dagli imballaggi di uso quotidiano ai fondali abissali. Si tratta di contare semplicemente i detriti, e di comprendere le dinamiche che governano il loro destino negli oceani.

Il peso invisibile che trascina tutto verso il basso

La maggior parte dei rifiuti recuperati è costituita da polietilene, il materiale delle comuni buste per la spesa. Normalmente galleggia, ma durante la produzione vengono spesso aggiunti componenti come il carbonato di calcio che ne alterano le proprietà fisiche.

Le buste contenenti questi additivi affondano rapidamente vicino alla costa. Quelle senza additivi viaggiano più lontano prima di depositarsi. Il bacino profondo funziona poi come una trappola naturale: la pressione e i sedimenti fini mantengono intrappolata la plastica per tempi indefiniti.

Contrariamente a quanto accade in altre zone marine, qui i biofilm microbici non si sviluppano efficacemente. Al loro posto, catrame e sedimenti creano uno strato adesivo che ancora definitivamente i rifiuti al fondale.

Da dove arriva questa invasione silenziosa

L’inquinamento non ha un’origine unica. Le analisi indicano contributi significativi da fonti terrestri in Egitto, Israele e Turchia. Il traffico marittimo commerciale aggiunge il suo carico, specialmente nelle acque più profonde.

Sorprendentemente, l’attività di pesca sembra avere un impatto limitato, probabilmente grazie alle normative rigorose applicate nella regione israeliana. Yael Segal dell’Istituto Oceanografico e Limnologico di Israele aveva osservato da anni queste concentrazioni anomale senza riuscire a spiegarsele completamente.

La spiegazione arriva ora: il Mediterraneo orientale è diventato la zona marina più inquinata del pianeta per quanto riguarda i detriti plastici in acque profonde.

Un ecosistema sotto assedio invisibile

Buste e contenitori economici, progettati per durare pochi minuti d’uso, si frammentano lentamente in particelle sempre più piccole che persistono per secoli. Gli habitat abissali, già fragili per natura, subiscono alterazioni delle catene alimentari e l’introduzione di sostanze tossiche che minacciano specie ancora poco conosciute.

Segal osserva quotidianamente gli effetti dell’inquinamento da plastica su tutto l’ecosistema marino: dalle spiagge alle tartarughe locali, passando per la colonna d’acqua e i fondali. Revital Bookman definisce la situazione drammatica: il Mediterraneo orientale si trasforma silenziosamente in una discarica sottomarina dove materiali usati brevemente rimangono intrappolati per secoli.

La strada verso una soluzione coordinata

La ricerca ha cambiato la prospettiva sull’inquinamento marino. I detriti plastici non vagano casualmente fino a raggiungere le coste: viaggiano lontano, interagiscono con altri inquinanti e si depositano in zone nascoste e inaccessibili.

Bookman sottolinea come questa dinamica, finora trascurata, richieda un approccio completamente nuovo. Senza monitoraggio sistematico degli abissi, rischiamo di sottovalutare l’impatto reale e di sprecare risorse ignorando zone fondamentali come quelle offshore e i fondali profondi.

La soluzione richiede cooperazione internazionale tra tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Solo attraverso strategie comuni sarà possibile migliorare il monitoraggio, organizzare interventi di pulizia e prevenire nuovi accumuli.

Senza azioni coordinate, la plastica nel fondale del mar mediterraneo continuerà ad accumularsi in silenzio, soffocando uno degli ecosistemi più misteriosi e importanti del pianeta.

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