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Adolescenti depressione e social network: I disturbi mentali influenzano l’uso del digitale

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Risposta breve: Una ricerca analizza come adolescenti con ansia o depressione vivono i social media in modo diverso dai coetanei. I dati mostrano un uso più intenso e un legame emotivo più forte con feedback come like e commenti. A differenza di quanto si pensi, non è solo la durata a fare la differenza, ma il modo in cui i giovani interagiscono con i contenuti. Per saperne di più continua la lettura.

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Una nuova ricerca dimostra come i giovani che soffrono di problemi psicologici utilizzino le piattaforme digitali in modo differente rispetto ai loro coetanei. Lo studio, condotto su oltre 3.000 ragazzi, mostra che chi ha una diagnosi di disturbo mentale passa circa 50 minuti extra ogni giorno navigando online e prova meno soddisfazione nelle relazioni virtuali.

Luisa Fassi, che ha guidato la ricerca presso l’Università di Cambridge, ha spiegato che nonostante si parli molto dell’influenza dei social network sulla salute mentale giovanile, pochi studi si concentrano specificamente su chi già convive con sintomi clinici documentati.

Adolescenti e social network in un minuto

1. Adolescenti con ansia o depressione trascorrono circa cinquanta minuti in più al giorno sui social rispetto ai coetanei, mostrando minore soddisfazione per le amicizie online.

2. I ragazzi sono più inclini a confrontarsi con gli altri, vivono umori legati a like e commenti e spesso restano online più del previsto, segnando un uso compulsivo legato al malessere.

3. Lo studio suggerisce di andare oltre i semplici limiti di tempo: interventi mirati su abitudini e modalità d’uso possono aiutare più di regole generiche, soprattutto per i giovani più vulnerabili.

I comportamenti digitali dei giovani con problemi psicologici

Il dibattito pubblico si focalizza spesso sul tempo passato davanti agli schermi, ma le ore totali non raccontano la storia completa di come i ragazzi interagiscono con i contenuti online. Il team di ricercatori ha messo a confronto giovani con e senza disturbi come ansia, depressione e stress post-traumatico per identificare comportamenti che i semplici dati di utilizzo non riescono a rivelare.

Diversamente da molte altre ricerche basate su questionari, lo studio ha utilizzato interviste diagnostiche standardizzate, rendendo i risultati più attendibili dal punto di vista medico. Amy Orben, che ha collaborato alla ricerca, ha sottolineato che i dati raccolti sono solo un primo passo e ha richiesto indagini più complete, con informazioni dirette dalle piattaforme stesse.

Un sondaggio del Pew Research Center su oltre 1.000 teenager americani conferma questa tendenza: il 45% degli intervistati pensa di passare troppo tempo sui social network, in crescita rispetto al 36% del 2022. Questa autoconsapevolezza indica che molti ragazzi percepiscono già una differenza tra il loro uso attuale e quello che considererebbero sano.

Le ore di navigazione non bastano a spiegare i rischi

Contare semplicemente le ore non è sufficiente per identificare chi corre maggiori pericoli, perché le reazioni all’uso dei social media variano enormemente da persona a persona. Una ricerca del 2020 che ha seguito adolescenti olandesi per diverse settimane ha dimostrato che quasi la metà si sentiva meglio dopo aver navigato passivamente, mentre il 10% si sentiva peggio.

Lo studio di Cambridge indica che i rischi si concentrano principalmente in gruppi specifici. Gli adolescenti con ansia o depressione hanno il doppio delle probabilità rispetto ai coetanei di confrontarsi con gli altri sui social e di sperimentare cambiamenti d’umore legati a like e commenti.

Il peso dei paragoni online nella vita dei giovani

Navigare sui social network spesso porta i ragazzi a confrontarsi con gli altri, valutando il proprio valore attraverso post accuratamente curati. Quando i ricercatori hanno domandato ai partecipanti se si sentivano giudicati rispetto agli altri online, il 48% degli adolescenti con ansia o depressione ha risposto positivamente, contro il 24% di chi non aveva diagnosi.

Questi confronti possono danneggiare l’autostima, specialmente in un’età in cui l’opinione dei coetanei ha un peso significativo. Gli psicologi avvertono che paragonarsi a chi sembra avere una vita perfetta, quei momenti migliori sempre in primo piano, può alimentare il rimuginio mentale, già comune tra i giovani inclini a pensieri negativi su se stessi.

Il gruppo di ricerca ha notato anche un calo significativo nella soddisfazione per le amicizie digitali: chi soffre di disturbi dell’umore è meno contento delle dimensioni della propria rete sociale, nonostante dedichi più tempo a coltivarla. Questa insoddisfazione può rafforzare emozioni come il rifiuto e la solitudine, tipiche del pensiero depressivo.

Come like e commenti influenzano l’umore giovanile

Gli strumenti di feedback sui social network, particolarmente il conteggio visibile dei like, amplificano le oscillazioni emotive nella vita degli adolescenti. Circa un ragazzo su quattro con disturbi psicologici ha dichiarato che il proprio umore cambia a seconda dei riscontri ricevuti, una percentuale quasi doppia rispetto ai coetanei senza problemi mentali.

Un altro elemento critico riguarda il controllo del tempo. Chi soffre di ansia o depressione tende a rimanere online più a lungo di quanto inizialmente previsto, segnale che l’uso compulsivo può essere sia sintomo che aggravante del malessere.

Per i giovani con disturbi come l’ADHD, il quadro è diverso: questi ragazzi trascorrono più tempo sui social media, ma non mostrano le stesse differenze emotive o di soddisfazione, suggerendo che l’uso eccessivo legato all’impulsività non sempre coincide con disagio emotivo.

Nuove strategie per famiglie e istituzioni

I risultati invitano a superare i semplici limiti orari per gli schermi. Intervenire su abitudini specifiche, come il confronto costante con gli altri, l’uso notturno o l’eccessiva importanza data ai like, potrebbe aiutare maggiormente i ragazzi più vulnerabili rispetto a regole universali.

Le famiglie possono iniziare con piccoli cambiamenti, come tenere i telefoni fuori dalle camere da letto, una raccomandazione che l’Accademia americana di pediatria supporta da anni. Mostrare un uso consapevole del telefono, controllando i social a orari stabiliti invece che automaticamente, può insegnare ai giovani a creare dei limiti.

Sul fronte delle politiche pubbliche, si dibatte di limiti orari, verifiche dell’età più severe e controlli sugli algoritmi che determinano cosa appare nei feed. Orben ricorda che le decisioni devono basarsi su prove solide, non su allarmismi, perché alcuni adolescenti sembrano stare bene online, o addirittura trovano sollievo.

La necessità di ulteriori ricerche

Non è ancora chiaro se un uso intensivo dei social media causi ansia o se siano gli adolescenti ansiosi a cercare rifugio online. Per comprendere cause ed effetti, servono studi longitudinali che seguano gli stessi ragazzi per anni, combinati con dati diretti dalle piattaforme.

Sarà necessario includere anche gruppi più ampi, come chi vive situazioni di marginalità o soffre di disturbi alimentari, troppo rari nel campione di Cambridge per essere analizzati. Solo esplorando esperienze diverse si potranno suggerire modifiche concrete alle piattaforme, per proteggere tutti i giovani utenti.

Lo studio:

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