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Come lo scongelamento del permafrost aumenta la permeabilità ai gas serra

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Il permafrost che si scioglie non rilascia solo gas, ma apre le porte alla loro fuoriuscita. La ricerca dimostra che lo scongelamento del permafrost aumenta la permeabilità ai gas serra in modo drastico. Questo meccanismo fisico accelera il rilascio di metano e CO2 proprio quando le temperature salgono.

Il riscaldamento globale sta trasformando gli ecosistemi artici a una velocità senza precedenti, e una delle conseguenze più critiche riguarda il permafrost, il terreno permanentemente congelato che copre circa un quarto dell’emisfero settentrionale. Fino a poco tempo fa, la scienza si concentrava principalmente sulla quantità di carbonio immagazzinato nel suolo ghiacciato. Un nuovo studio ha portato alla luce un meccanismo fisico fondamentale: lo scongelamento del permafrost aumenta la permeabilità ai gas serra in modo drastico e improvviso.

Distribuzione del permafrost nell'emisfero settentrionale
Le aree in marrone scuro indicano il permafrost continuo (>90% di copertura), le zone più vulnerabili dove lo scongelamento potrebbe avere gli impatti maggiori sulla permeabilità ai gas serra.

La scoperta è vitale per comprendere il “feedback del carbonio del permafrost” (PCF), un processo in cui il rilascio di gas serra accelera ulteriormente il riscaldamento globale. I dati sperimentali indicano una trasformazione strutturale che ne altera la capacità di trattenere o rilasciare gas come metano e anidride carbonica, confermando quanto descritto nei recenti rapporti sul processo di accelerazione del riscaldamento globale.

Uno studio scientifico innovativo ha misurato per la prima volta i cambiamenti nella permeabilità del permafrost e nella frazione di gas durante i cicli di scongelamento e ricongelamento. Utilizzando campioni sintetici e un nuovo apparato sperimentale, i ricercatori hanno scoperto che la permeabilità ai gas aumenta di diversi ordini di grandezza quando la temperatura sale tra -5°C e -1°C. 

Questo processo trasforma il permafrost da una barriera ermetica a un condotto permeabile, facilitando il rilascio di gas serra come metano e anidride carbonica. Lo studio evidenzia inoltre un fenomeno di isteresi, dove il ricongelamento blocca i pori in modo diverso rispetto allo scongelamento, suggerendo meccanismi microstrutturali complessi. Questi dati sono cruciali per migliorare i modelli climatici che prevedono il feedback del carbonio artico.

Il meccanismo dello scongelamento progressivo

Per comprendere l’impatto dei cambiamenti, è necessario analizzare la struttura del suolo artico. In condizioni normali, il permafrost è sormontato da uno “strato attivo” che si congela e scongela stagionalmente. Con l’aumento delle temperature globali, lo strato si ispessisce penetrando in profondità.

Quando il raffreddamento invernale non riesce più a ricongelare l’intero spessore dello strato attivo, si forma una zona di terreno permanentemente scongelato chiamata Talik. Il Talik agisce come un condotto tra la superficie e le riserve di carbonio profonde. La formazione del Talik è un passo critico che trasforma aree precedentemente stabili in fonti attive di emissioni, modificando l’equilibrio termico e idrologico della regione.

Misurare l’immisurabile: La nuova metodologia

Studiare le proprietà fisiche del permafrost mentre cambia temperatura è una sfida logistica e tecnica enorme. I campioni naturali sono eterogenei e difficili da trasportare senza alterarne la struttura. Per superare questi limiti, lo studio ha utilizzato campioni sintetici di permafrost, creati mescolando sabbia, torba e ghiaccio in proporzioni controllate.

Misurare l'Immisurabile
Schema dettagliato dell’apparato sperimentale: un pycno-permeametro a temperatura controllata progettato per misurare con precisione la permeabilità del permafrost durante i cicli termici di congelamento e scongelamento.

Il cuore della ricerca è un nuovo apparato sperimentale, un pycno-permeametro capace di operare all’interno di un involucro a temperatura controllata. Questo strumento ha permesso di misurare simultaneamente la frazione di gas e la permeabilità all’elio mentre i campioni venivano riscaldati da -18°C a +5°C e successivamente ricongelati. La precisione delle misurazioni è fondamentale per validare i modelli teorici esistenti.

Risultati: un aumento drastico della permeabilità

I dati mostrano un cambiamento sorprendente nelle proprietà fisiche del terreno. Nel permafrost completamente congelato, la permeabilità è estremamente bassa, agendo di fatto come un sigillo che intrappola i gas sottostanti. Tuttavia, durante lo scongelamento, questa barriera cede.

Le misurazioni indicano che la permeabilità del permafrost aumenta di diversi ordini di grandezza man mano che il ghiaccio si trasforma in acqua. Per i campioni analizzati, la permeabilità è passata da valori inferiori a 5 mD (millidarcy) a oltre 100 mD nello stato scongelato. L’aumento è particolarmente evidente nei campioni con maggiore saturazione iniziale di acqua, in linea con i dati comparativi sulla permeabilità pubblicati in studi precedenti, suggerendo che le zone più ricche di ghiaccio saranno quelle più soggette a rilasci massicci di gas una volta thawate.

La finestra critica di temperatura

Uno dei risultati più significativi riguarda la precisione temporale e termica di questo processo. Il cambiamento non avviene in modo uniforme, ma concentra la maggior parte della variazione in un intervallo di temperatura molto ristretto.

La Finestra Critica di Temperatura
Permeabilità all’elio in funzione della temperatura per due campioni con diversa saturazione di ghiaccio (36.1% e 45.6%). Entrambi i grafici mostrano un aumento drastico della permeabilità durante lo scongelamento (linea blu) nella finestra critica tra -5°C e 0°C.

I grafici mostrano che la permeabilità rimane stabile e bassa fino a circa -5°C. Oltre questa soglia, inizia un aumento rapido che si conclude intorno a -1°C. Questa “finestra critica” tra -5°C e -1°C è il momento in cui la microstruttura del ghiaccio collassa, creando canali interconnessi che permettono al gas di fluire verso l’atmosfera. Comprendere questo intervallo è essenziale per prevedere quando e dove avverranno i picchi di emissione.

Isteresi e microstruttura: perché il ricongelamento è diverso

Il comportamento del permafrost non è perfettamente reversibile. Lo studio ha evidenziato un fenomeno chiamato isteresi, dove la curva di ricongelamento non segue esattamente quella di scongelamento. Durante il raffreddamento, la permeabilità crolla a temperature più elevate rispetto a quanto aumentava durante il riscaldamento.

Isteresi e Microstruttura
(a) Frazione di gas e (b) relazione Poroperm durante scongelamento (blu) e congelamento (rosso). Il grafico inferiore evidenzia l’isteresi: durante il ricongelamento la permeabilità crolla drasticamente a -1°C prima che diminuisca la frazione di gas, confermando il blocco delle gole dei pori.

Questo suggerisce che i meccanismi microscopici sono diversi. Mentre lo scongelamento sembra avvenire in modo diffuso in tutta la matrice del suolo, il ricongelamento tende a bloccare prima le “gole” dei pori, i colli di bottiglia che collegano gli spazi vuoti. È come se, congelando, le porte di una casa si chiudessero una ad una, bloccando il flusso d’aria anche se le stanze interne sono ancora vuote. Questo dettaglio è cruciale per capire come il permafrost possa parzialmente “ripararsi” durante l’inverno, pur subendo danni strutturali permanenti nel lungo termine.

Implicazioni per il clima globale

I risultati hanno ripercussioni dirette sulla nostra capacità di prevedere il futuro climatico. Attualmente, molti modelli climatici faticano a integrare il feedback del carbonio del permafrost a causa della mancanza di dati precisi sulla dinamica dei gas. Sapere che la permeabilità del permafrost aumenta drasticamente in un intervallo di temperatura così specifico permette di affinare queste previsioni.

Il rilascio di gas serra dal permafrost non è solo una questione di quantità di carbonio immagazzinato, ma anche di quanto facilmente questo carbonio può raggiungere l’atmosfera. Con l’Artico che si riscalda quattro volte più velocemente della media globale, la perdita di questa “guarnizione” naturale potrebbe accelerare il cambiamento climatico oltre le stime attuali.

La ricerca futura dovrà ora concentrarsi su campioni naturali e su scale temporali più lunghe per confermare se questi meccanismi si applichino uniformemente a tutte le tipologie di terreno artico.

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