Quattordicimila anni fa, quando la Terra si stava lentamente risvegliando dall’ultima era glaciale, qualcosa di straordinario accadde nelle acque gelide dell’Antartico. Organismi invisibili all’occhio umano iniziarono una battaglia silenziosa contro il riscaldamento globale, catturando enormi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera. Oggi queste stesse alghe antartiche stanno scomparendo, e con loro se ne va un meccanismo naturale che per millenni ha contribuito a mantenere stabile il clima terrestre.
Indice
Alghe antartiche e anidride carbonica in un minuto
1. Circa 14.000 anni fa, fioriture di alghe antartiche del genere Phaeocystis assorbono grandi quantità di CO₂, contribuendo a raffreddare il pianeta durante il Raffreddamento Antartico.
2. Grazie all’analisi del DNA antico nei sedimenti marini, scienziati dell’Istituto Alfred Wegener hanno scoperto il ruolo di queste alghe, finora invisibili nei reperti fossili tradizionali.
3. Oggi, con lo scioglimento record del ghiaccio marino, le stesse alghe rischiano di scomparire, minacciando gli ecosistemi marini e riducendo un naturale sistema di assorbimento del carbonio.
Quando il freddo arrivò dal mare
Mentre il resto del pianeta si scaldava dopo l’era glaciale, l’emisfero Sud visse un fenomeno completamente diverso. Il riscaldamento si fermò improvvisamente, dando vita a quello che gli scienziati chiamano Raffreddamento Antartico. Non fu un caso né una coincidenza meteorologica.
Durante gli inverni passati e eccezionalmente rigidi, il ghiaccio marino si espandeva fino a coprire vaste aree oceaniche. Poi arrivava la primavera, e lo scioglimento rapido trasformava l’Oceano Meridionale in una miniera di nutrienti. Era il momento perfetto per il Phaeocystis, una microalga che aspettava proprio queste condizioni per moltiplicarsi.
Miliardi di organismi microscopici iniziarono a divorare l’anidride carbonica presente nell’acqua. Non si limitavano a consumarla: quando morivano, trascinavano tutto quel carbonio verso i fondali marini, sottraendolo definitivamente all’atmosfera. Un processo naturale di cattura del carbonio che funzionava meglio di qualsiasi tecnologia moderna.
Il mistero svelato dai fondali
Per decenni, gli scienziati avevano intuito che qualcosa di importante fosse successo durante il Raffreddamento Antartico, ma non riuscivano a trovare prove concrete. I sedimenti marini di quel periodo non mostravano tracce fossili di Phaeocystis, come se queste alghe non fossero mai esistite.
La svolta è arrivata quando un gruppo di ricercatori dell’Istituto Alfred Wegener ha deciso di scavare più a fondo – letteralmente. Hanno prelevato un campione di sedimenti a 600 metri di profondità nello Stretto di Bransfield, vicino alla Penisola Antartica. Ogni strato di quei sedimenti conteneva 14.000 anni di storia oceanica.
Ma invece di cercare fossili, hanno estratto DNA antico dalle particelle di fango. Ed è proprio lì che hanno trovato le impronte genetiche di Phaeocystis, esattamente nel periodo del raffreddamento. Una scoperta che i metodi tradizionali non erano mai riusciti a raggiungere.
“Le fioriture di queste alghe hanno davvero ridotto i livelli di CO₂ atmosferica durante una fase climatica decisiva“, ha spiegato Josefine Friederike Weiß, che ha guidato la ricerca. I sedimenti raccontavano una storia precisa: più ghiaccio in inverno significava più acqua ricca di nutrienti in primavera, e questo creava le condizioni perfette per esplosioni demografiche di microalghe.
La catena che si sta spezzando
Le stesse alghe antartiche che un tempo salvarono il clima ora stanno affrontando la loro più grande minaccia. Il ghiaccio marino antartico si sta riducendo rapidamente, e con esso stanno scomparendo le condizioni che permettevano a Phaeocystis di proliferare.
Non si tratta solo di perdere qualche microorganismo, le alghe sono la base di intere reti alimentari: nutrono il krill, che diventa cibo per pesci, calamari, foche e balene. Senza di loro, l’ecosistema antartico rischia il collasso.
Ma c’è di più. Phaeocystis ha un talento particolare: sa trasportare il carbonio verso i fondali oceanici meglio di quasi ogni altro organismo marino. Quando queste alghe scompaiono, più anidride carbonica resta intrappolata nell’atmosfera, accelerando il riscaldamento globale.
C’è anche un effetto ancora meno conosciuto ma altrettanto importante: queste microalghe producono dimetilsolfuro, un gas che favorisce la formazione delle nuvole. Più nuvole significano più luce solare riflessa verso lo spazio. Meno alghe uguale meno nuvole, e quindi ancora più calore intrappolato sulla Terra.
DNA antico, clima futuro
La ricerca ha aperto una strada completamente nuova per studiare i cambiamenti climatici del passato. Invece di affidarsi solo alle carote di ghiaccio o agli indicatori chimici, ora i ricercatori possono leggere direttamente il codice genetico degli organismi che hanno vissuto eventi climatici cruciali.
È come avere accesso agli archivi biologici della Terra. Ogni campione di sedimento contiene migliaia di storie genetiche che raccontano quali specie erano presenti, quando sono proliferate e come hanno influenzato l’ambiente circostante.
Per prevedere il clima futuro non basta misurare temperature e concentrazioni di gas serra. Bisogna capire come reagiranno gli ecosistemi viventi, dalle alghe microscopiche alle foreste, perché sono loro che alla fine determinano quanto carbonio rimane nell’atmosfera e quanto viene sequestrato.
La scomparsa delle alghe antartiche non è solo una perdita di biodiversità: è la rottura di un meccanismo che per millenni ha contribuito a regolare il clima terrestre. Capire come funzionava questo sistema nel passato potrebbe essere la chiave per sopravvivere ai cambiamenti che ci aspettano.
Fonte:
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