Mastodon

Social media e salute mentale: come i giovani con disturbi dell’umore usano le piattaforme digitali

54

Risposta breve: Uno studio rivela che adolescenti con ansia o depressione passano più tempo sui social e si confrontano di continuo con gli altri online. Spesso perdono il controllo sul tempo passato online, amplificando il problema. I risultati suggeriscono la necessità di interventi mirati per aiutare i ragazzi più vulnerabili. Per saperne di più continua la lettura.

Smartwatch in offerta

Smartwatch: tecnologia al tuo polso

Monitora la tua attività e resta connesso. Acquista ora su Amazon!
Acquista su Amazon

I giovani che soffrono di problemi psicologici come ansia e depressione mostrano comportamenti diversi quando navigano sui social network rispetto ai loro coetanei.

Una ricerca condotta su oltre tremila ragazzi ha rivelato che chi ha ricevuto una diagnosi di disturbi mentali dedica circa cinquanta minuti aggiuntivi ogni giorno alle piattaforme digitali, mostrando però un livello di soddisfazione inferiore riguardo alle proprie relazioni online.

Luisa Fassi, ricercatrice dell’Unità di Scienze Cognitive e del Cervello dell’Università di Cambridge e coordinatrice dello studio, ha evidenziato come sia necessario approfondire il rapporto tra tecnologia e benessere psicologico nei giovani che già manifestano sintomi clinici, un aspetto ancora poco esplorato dalla ricerca scientifica.

Lo studio in un minuto

Un nuovo studio condotto dall'Università di Cambridge ha esplorato il legame tra l’uso dei social media e la salute mentale negli adolescenti con ansia o depressione. Analizzando dati di 3.340 ragazzi, i ricercatori hanno scoperto che questi trascorrono circa 50 minuti in più al giorno online rispetto ai coetanei e si sentono meno soddisfatti delle loro amicizie digitali. 

I ragazzi con disturbi dell’umore tendono a paragonarsi di più agli altri online e vivono sbalzi d’umore legati a like e commenti. Spesso perdono il controllo sul tempo passato sui social, alimentando un circolo vizioso di disagio. Lo studio evidenzia come l’uso compulsivo possa essere sia sintomo che amplificatore di problemi emotivi. Al contrario, condizioni come l’ADHD mostrano un uso impulsivo ma non necessariamente negativo.

Gli esperti suggeriscono alle famiglie di limitare l’uso notturno dei dispositivi e incoraggiare un utilizzo più consapevole. Servono politiche basate su prove rigorose per proteggere i ragazzi vulnerabili, senza generalizzare. Tuttavia, restano domande aperte: è l’uso eccessivo dei social a causare ansia o ne è una conseguenza? Ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere meglio il fenomeno.

Come i ragazzi interagiscono con i social network

Misurare semplicemente le ore trascorse davanti agli schermi non fornisce un quadro completo del fenomeno. I comportamenti online variano significativamente tra individui diversi, rendendo necessario un approccio più sofisticato per comprendere l’impatto reale della tecnologia.

Il gruppo di ricerca ha analizzato le differenze tra adolescenti con condizioni internalizzanti (ansia, depressione, stress post-traumatico) e quelli senza questi disturbi, utilizzando interviste diagnostiche professionali invece di semplici questionari. Questo metodo ha conferito maggiore validità scientifica ai risultati ottenuti.

Amy Orben, co-autrice dello studio, ha sottolineato la necessità di raccogliere informazioni più dettagliate direttamente dalle piattaforme digitali, superando i limiti dei questionari basati sulla memoria dei partecipanti.

Un’indagine parallela del Pew Research Center, realizzata su quasi millequattrocento adolescenti americani, ha confermato una tendenza preoccupante: il 45% dei giovani riconosce di dedicare troppo tempo ai social media, con un incremento di nove punti percentuali rispetto al 2022.

Oltre il semplice conteggio delle ore

I dati quantitativi non bastano per identificare chi rischia di sviluppare problemi legati all’uso eccessivo della tecnologia. Le differenze individuali sono troppo marcate per permettere generalizzazioni.

Una ricerca del 2020 condotta in Olanda, che ha monitorato gli adolescenti sei volte al giorno, ha mostrato risultati contrastanti: il 46% dei partecipanti si sentiva meglio dopo aver navigato passivamente sui social, mentre il 10% registrava un peggioramento dell’umore.

Lo studio di Cambridge conferma che il disagio si concentra in specifici gruppi di giovani. I ragazzi con ansia o depressione mostravano una probabilità doppia di confrontarsi con gli altri online e di sperimentare cambiamenti dell’umore legati ai feedback ricevuti.

Il fenomeno del confronto sociale online

Navigare sui social network spinge frequentemente i giovani a confrontarsi con contenuti accuratamente selezionati e modificati dai loro coetanei. Quando i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti se si confrontassero con gli altri utenti, il 48% dei ragazzi con disturbi dell’umore ha risposto positivamente, contro il 24% di quelli senza diagnosi.

Questi confronti possono compromettere l’autostima durante un periodo della vita in cui l’approvazione sociale riveste particolare importanza. Gli esperti avvertono che vedere esclusivamente i momenti migliori degli amici può intensificare la tendenza alla rimuginazione nei giovani già predisposti a pensieri negativi.

La ricerca ha rivelato anche un paradosso significativo: nonostante trascorressero più tempo a costruire le proprie reti digitali, i giovani con disturbi dell’umore mostravano minore soddisfazione per le loro amicizie online. Questa discrepanza può alimentare sentimenti di esclusione e isolamento, caratteristici del pensiero depressivo.

L’impatto emotivo di like e commenti

Gli strumenti di feedback presenti sui social network, in particolare i contatori di like visibili, amplificano le oscillazioni emotive nella vita quotidiana dei ragazzi. Circa un adolescente su quattro con condizioni internalizzanti ha dichiarato che il proprio umore varia in base ai feedback ricevuti, una percentuale quasi doppia rispetto ai coetanei non affetti da disturbi mentali.

La perdita di controllo sul tempo trascorso online rappresenta un altro elemento critico. I giovani con ansia o depressione tendevano maggiormente a rimanere connessi oltre le proprie intenzioni, suggerendo che l’uso compulsivo può essere contemporaneamente sintomo e amplificatore del disagio psicologico.

Le condizioni esternalizzanti, come l’ADHD, mostrano invece un quadro differente. Questi ragazzi trascorrevano complessivamente più tempo online ma presentavano poche altre differenze significative, indicando che un uso intensivo non sempre si accompagna a sentimenti negativi riguardo alla vita digitale.

Implicazioni per famiglie e politiche pubbliche

I risultati ottenuti permettono ai professionisti della salute mentale di superare le limitazioni generiche sul tempo davanti agli schermi. Un approccio mirato che affronti specificamente le abitudini di confronto, l’uso notturno e il peso emotivo attribuito ai feedback online può risultare più efficace per i giovani vulnerabili rispetto a restrizioni universali.

Le famiglie possono iniziare applicando strategie pratiche come mantenere i dispositivi fuori dalle camere da letto, una raccomandazione sostenuta da anni dall’American Academy of Pediatrics. Dimostrare un uso consapevole, controllando i feed in momenti prestabiliti invece che compulsivamente, rappresenta un altro cambiamento concreto che può insegnare agli adolescenti come stabilire confini salutari.

Nel frattempo, i legislatori stanno valutando misure come coprifuochi digitali, sistemi di verifica dell’età e controlli più rigorosi sugli algoritmi dei feed. Orben avverte però che le regolamentazioni dovrebbero basarsi su evidenze scientifiche rigorose piuttosto che su reazioni emotive, considerando che una minoranza di giovani sembra resiliente o addirittura più felice online.

La necessità di ulteriori ricerche

Gli scienziati non hanno ancora chiarito se l’uso eccessivo dei social network scateni disturbi d’ansia o se i giovani ansiosi cerchino rifugio nelle piattaforme digitali. Sono necessari studi longitudinali che seguano gli stessi individui nel tempo, combinati con registrazioni dirette dalle piattaforme, per distinguere chiaramente cause ed effetti.

Le ricerche future dovranno includere gruppi marginalizzati e condizioni come i disturbi alimentari, troppo rari nel dataset di Cambridge per essere analizzati adeguatamente. Solo mappando esperienze diverse la scienza potrà informare modifiche progettuali che proteggano ogni giovane utente, non solo quello medio.

Dal nostro Magazine:

La ricerca:

Telegram:

Smartwatch in offerta

Smartwatch: tecnologia al tuo polso

Monitora la tua attività e resta connesso. Acquista ora su Amazon!
Acquista su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Like
Close
Quando Si Pianta by Agenzia Eco Web Srl
© Copyright 2020. Tutti i diritti riservati.
Close
Preferenze Privacy