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Microplastiche nelle bevande calde e fredde: quanto ne beviamo ogni giorno

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In breve: Non è solo l’acqua a contenere microplastiche: tè, caffè, succhi e bibite ne rilasciano ogni giorno decine per litro. Le bevande calde sono le più contaminate il calore accelera il distacco della plastica dagli imballaggi. Per saperne di più continua la lettura.

Bere una tazza di tè caldo al mattino, un caffè freddo a metà pomeriggio, un succo a cena sono gesti quotidiani e rituali. Però c’è un ingrediente invisibile, non elencato sull’etichetta, che si nasconde in ogni sorso: le microplastiche.

Una ricerca britannica recente ha analizzato 155 bevande comuni vendute nel Regno Unito, sia calde che fredde. Ha scoperto una verità scomoda, ogni bevanda contiene microplastiche sintetiche. Quando si somma tutto ciò che beviamo in un giorno, l’esposizione quotidiana a queste particelle supera del 70 percento quella derivante dall’acqua da sola.

Le microplastiche nelle bevande calde e fredde sono un’esposizione costante. La temperatura gioca un ruolo di primo piano, le bevande calde ne contengono più, perché il calore accelera il distacco della plastica dagli imballaggi.

Microplastiche nelle bevande calde e fredde in un minuto

Uno studio britannico rivela che tutte le bevande analizzate — tè, caffè, succhi, bibite contengono microplastiche sintetiche, con il tè caldo in testa (60 particelle/litro). L’esposizione giornaliera complessiva, calcolata considerando l’intero consumo liquido (non solo acqua), è del 70% superiore alle stime basate sull’acqua da sola. 

Le bevande calde rilasciano più microplastiche a causa del calore, e gli imballaggi in plastica sono la fonte principale (PP, PE, PET, PS). Le particelle, di 10-157 micron, sono prevalentemente frammenti.

L’esposizione media è di 1,6-1,7 microplastiche/kg di peso corporeo al giorno. Lo studio sottolinea l’urgenza di includere tutte le bevande nelle valutazioni di rischio e invita a preferire contenitori non plastici per ridurre l’ingestione quotidiana di microplastiche.

Il tè caldo contiene più microplastiche

I ricercatori hanno analizzato bevande di ogni tipo, caffè in bicchieri di carta, tè da bustine, succhi in bottiglia, bibite in lattina, e energy drink. Il risultato più sorprendente è che il tè caldo è la bevanda più contaminata.

Contiene una media di 60 microplastiche per litro, il doppio rispetto a un caffè freddo o a una bibita analcolica. Il caffè caldo segue con 43 particelle per litro. Le bevande fredde ne contengono meno perché il freddo rallenta il rilascio di frammenti dai materiali di imballaggio.

Oltre la temperatura anche il contenitore ha i suoi effetti sul rilascio di microplastiche. I tè in bustina serviti in bicchieri di carta rivestita di plastica rilasciano molto più di quelli preparati in tazze di vetro.

I succhi in bottiglia di PET hanno il doppio delle microplastiche rispetto a quelli in cartone. Ogni strato di plastica a contatto con la bevanda è una fonte potenziale di inquinamento.

Come le bevande ci espongono alle microplastiche

Le microplastiche non arrivano solo dall’acqua potabile. Fino a oggi, la maggior parte degli studi ha calcolato l’esposizione considerando solo l’acqua del rubinetto o in bottiglia. Però una persona beve molto di più: tè, caffè, succhi, bibite.

Ognuna di queste bevande porta con sé un carico aggiuntivo di plastica. I ricercatori hanno combinato l’analisi chimica delle bevande con un sondaggio sulle abitudini di consumo di oltre 200 adulti britannici.

Il risultato è che l’esposizione giornaliera media è di 1,7 microplastiche per chilo di peso corporeo al giorno nelle donne e 1,6 negli uomini. Questo è un aumento rispetto all’1,0 stimato considerando solo l’acqua.

Quali microplastiche beviamo

Le microplastiche trovate hanno dimensioni comprese tra 10 e 157 micron. Sono abbastanza piccole da poter penetrare nei tessuti, abbastanza grandi da essere identificate con precisione. La forma più comune è il frammento, seguito dalla fibra. I polimeri trovati includono polipropilene, il più diffuso e usato in tappi, bicchieri e rivestimenti.

C’è anche polietilene, polistirene e PET, il materiale delle bottiglie. Questa corrispondenza non è casuale. Le analisi confermano che la plastica nelle bevande proviene in gran parte dagli imballaggi stessi.

Quando si versa acqua bollente in un bicchiere di carta o si agita una bottiglia di succo, la plastica si consuma, si sbriciola e finisce nel liquido. Non è solo il contenitore. Anche le macchine da caffè vecchie e in plastica rilasciano più particelle. Perfino il ghiaccio può essere una fonte se prodotto con acqua contaminata.

Perché le microplastiche nel corpo preoccupano gli esperti

Le microplastiche sono veicoli di sostanze chimiche tossiche come ftalati e bisfenolo A, usati come additivi nelle plastiche. Studi preliminari su cellule e animali suggeriscono che possano danneggiare la barriera intestinale, alterare il microbiota e innescare infiammazione cronica.

Le particelle più piccole potrebbero attraversare la parete intestinale e accumularsi in organi come fegato e reni. Non sappiamo ancora quali siano gli effetti a lungo termine negli esseri umani, però la prudenza è d’obbligo.

Il fatto che mangiamo e beviamo plastica ogni giorno, non per caso ma per il modo in cui sono confezionate le nostre bevande, trasforma un rischio teorico in un’esposizione reale, quotidiana e cumulativa.

Come ridurre l’esposizione alle microplastiche

La buona notizia è che puoi agire subito. Scegliere tazze di vetro o ceramica invece di bicchieri di carta riduce drasticamente l’esposizione. Evita di scaldare liquidi in contenitori di plastica.

Preferisci il tè sfuso al tè in bustina. Usa borracce in acciaio invece di bottiglie monouso. Sono gesti semplici, però potenti. Per i produttori, la ricerca è un campanello d’allarme. La sicurezza alimentare non si ferma al contenuto della bevanda. Arriva fino all’imballaggio stesso.

Serve una revisione dei materiali a contatto con le bevande, soprattutto quelle calde. Per i regolatori, è il momento di includere le microplastiche nei test obbligatori per la sicurezza degli alimenti. Non solo per l’acqua, per ogni bevanda che finisce nella nostra tazza.

Il prezzo della comodità

Lo studio non è solo una misurazione. È uno specchio. Racconta di una società che ha reso comodo, veloce e usa e getta perfino il gesto più antico: bere. La comodità ha un prezzo però. Ogni tazza di tè in bicchiere di carta, ogni caffè in bottiglietta, ogni succo in confezione plastica porta con sé un residuo invisibile.

Il nostro corpo non riesce a espellere questo residuo. Mentre aspettiamo che la scienza chiarisca gli effetti sulla salute, possiamo già scegliere di bere in modo più consapevole. La vera bevanda pulita non è solo quella senza inquinanti. È quella che non lascia tracce nel nostro corpo e nel pianeta.

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