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Le foreste tropicali funzionano come i polmoni vitali del nostro pianeta. Catturano biossido di carbonio dall’atmosfera, mantengono stabile il sistema climatico, fungono da habitat per la stragrande maggioranza delle creature viventi, danno rifugio ai popoli nativi, alimentano sistemi fluviali e influenzano i modelli dei venti planetari.
Tuttavia, ogni dodici mesi, una quantità enorme di terreno coperto da alberi scompare. Questo articolo analizza le 10 foreste pluviali più grandi del mondo rimaste in piedi, la loro ubicazione geografica, le loro caratteristiche distintive, e il perché la loro sparizione costituisce una tragedia per l’intera umanità.
Indice
L’Amazzonia il colosso che produce ossigeno per l’intero pianeta
L’Amazzonia rimane il bosco tropicale di maggiori dimensioni sulla Terra. La sua vastità supera quella della seconda foresta più estesa per una proporzione di tre a uno. Essa ricopre approssimativamente la terza parte della copertura tropicale mondiale e raccoglie le acque di un territorio pari all’ampiezza degli Stati Uniti d’America interi. Il corso d’acqua che la attraversa versa nel mare una portata superiore a quella di tutti gli altri sistemi fluviali messi insieme.
La prosperità economica di tre quarti del Sud America dipende dalle precipitazioni che la giungla genera. Nel ventennio compreso tra il 2002 e il 2019, la giungla amazzonica ha visto svanire una superficie di oltre trenta milioni di ettari. Dentro i suoi confini risiedono metà dei gruppi umani mai contattati dal mondo moderno, insieme a molti milioni di cittadini che hanno costruito le loro abitazioni all’interno dei suoi limiti. L’Amazzonia è un sistema biologico senza eguali e insostituibile.
Il Congo l’ultimo grande sistema respiratorio dell’Africa
La giungla congolese si colloca al secondo posto per estensione territoriale. Il suo dominio si allarga attraverso la Repubblica Democratica del Congo, il Gabon, il Camerun e numerosi altri stati del continente nero. Fino agli inizi degli anni duemila, la perdita di copertura arborea era modesta a causa di conflitti armati diffusi, insufficienza di infrastrutture viarie e coltivazione agricola a livello locale per il fabbisogno proprio. Attualmente il tasso di abbattimento si sta velocizzando in modo preoccupante.
Questo bosco fornisce habitat a pachidermi, primati superiori, scimmie antropomorfe e animali rarissimi. Nel periodo dal 2002 sino al 2019, la giungla del Congo ha subito l’eliminazione di una massa di oltre sei milioni di ettari di bosco non disturbato. Rimane tuttora un sistema ecologico delicato sebbene mantenga una certa capacità di sopravvivenza per adesso.
Nuova Guinea e Australia nordorientale il laboratorio biologico dei marsupiali
Quest’area geografica unisce due realtà biologiche: il continente australiano e il territorio della Nuova Guinea. Migliaia di anni addietro, il ghiaccio le collegava tra loro. Al momento odierno, le loro giungle mostrano caratteristiche bizzarre, carenti di primati superiori ma abbondanti di saltatori, uccelli e mammiferi marsupiali.
Il territorio selvaggio più intatto si trova sull’isola della Nuova Guinea, suddiviso politicamente tra il territorio indonesiano e la nazione indipendente. Questo territorio è famoso per il maggior numero di lingue umane e accoglie collettività isolate dal progresso tecnologico.
La scomparsa degli alberi si sta accelerando, specialmente per quanto concerne la coltura estensiva di una oleaginosa commerciale.
Sundaland l’arcipelago dove i boschi vanno in fumo
Sundaland comprende l’isola di Borneo, l’isola di Sumatra, Giava e la Malesia situata sulla terraferma. Questo territorio ha assistito all’annientamento più massiccio di foresta intatta di tutte le zone terrestri tra il 2002 e il 2019, principalmente per la creazione di piantagioni di oleaginose e la ricerca di legname pregiato.
L’isola di Borneo ha assistito all’eliminazione di un sesto della sua copertura vegetale. L’isola di Sumatra ha perduto una proporzione di un quarto. Recentemente il fenomeno dell’eliminazione degli alberi ha rallentato il suo ritmo. Questo territorio ospita scimmie antropomorfe dai lunghi bracci, felini da foresta, rinoceroti rarissimi ed elefanti che scompaiono contemporaneamente ai loro habitat.
Indo-Birmania la foresta divisa in migliaia di pezzi
Questa zona abbraccia il territorio che va dall’India dell’est fino al Vietnam. Per numerosi secoli ha patito un carico antropico continuo. Le superfici coperte da vegetazione naturale rimangono come zone isolate circondate da coltivazioni antropiche e insediamenti urbani. Il bosco incontaminato di massima estensione si situa nel territorio birmano. I paesi che subiscono il maggior tasso di perdita sono Cambogia, Laos e Vietnam.
Tra il 2002 e il 2019, la regione ha visto scomparire una percentuale dell’otto percento del suo bosco primitivo. Questo ecosistema ormai non possiede le risorse per resistere autonomamente senza interventi e sostegno esteriore.
Mesoamerica la giungla che svanisce gradatamente
Dalla contea messicana sino alla penisola panamense, le foreste della fascia equatoriale mesoamericana godono di fama mondiale grazie ai viaggi naturalistici, in particolare nel paese della Costa Rica.
Tuttavia, il governo messicano registra il maggior numero di alberi abbattuti, in secondo luogo il Guatemala e il Nicaragua. Il fenomeno dell’eliminazione della copertura vegetale si accelera a causa dell’allevamento bovino estensivo, degli incendi diffusi e della coltura agricola intensiva.
La Costa Rica ha subito una perdita inferiore al due percento del suo patrimonio forestale, costituendo un caso di successo inusuale. La restante porzione della Mesoamerica non adotta pratiche di tutela identiche.
Wallacea il punto d’incontro fra due continenti
Wallacea è una zona di giunzione posta fra il continente asiatico e quello australiano. Quando la quota dei mari era più bassa nel corso del tempo geologico, i terreni insulari si congiunsero ai due massicci continentali. Attualmente, la vegetazione di questa regione possiede specie senza eguali in altre zone, quali particolari ungulati e primati non antropomorfi rarissimi. La maggior quantità di copertura forestale rimane nel territorio indonesiano, principalmente sull’isola di Sulawesi.
Il fenomeno dell’eliminazione della copertura vegetale si è intensificato successivamente al 2015 mediante incendi su larga scala e la fondazione di grandi piantagioni di colture oleaginose. Questo sistema biologico sconta una crescente mancanza di salvaguardia legale e il tempo stringe.
Guinea occidentale il bosco che muore per la coltura commerciale
Le giungle della fascia della Guinea si estendono da una nazione dell’Africa dell’ovest sino al territorio nigeriano. Sono state eliminate per fornire la materia prima di una bevanda mondiale molto consumata, per ricavare legname pregiato e per creare piantagioni di vegetali oleaginosi.
Attualmente le zone rimaste risultano parcellizzate e la velocità di scomparsa aumenta. Lo stato della Costa d’Avorio deteneva originalmente una porzione ridotta di foresta intatta del territorio ma ha generato quasi quaranta percento della perdita complessiva del bosco. Questa giungla si estingue a causa dei traffici commerciali mondiali e nessun intervento sembra in grado di arrestare il processo.
Foresta Atlantica il polmone sudamericano smembrato
In passato il bosco dell’Atlantico si allargava dal Brasile sino all’Argentina. Oggigiorno è ridotta a rari frammenti disgregati. La superficie rimasta è stata prevalentemente convertita a terreni agricoli o a piantagioni di alberi di seconda formazione. Tuttavia ha dimostrato resilienza poiché il tasso di perdita ha subìto un rallentamento negli ultimi periodi.
La giungla ospita grandi carnivori, felini da foresta, varie specie di primati con lunghe code e primati dotati di marche facciali di colorazione inusuale. Ha ceduto una porzione considerevole della fauna selvatica originaria ma non ha perso tutto.
Chocó-Darien il bosco con massima quantità di precipitazioni e migliore tutela
Dalla penisola panamense sino all’Ecuador, il bosco denominato Chocó possiede il record mondiale di umidità atmosferica e piogge abbondanti. Contemporaneamente è il bosco che ha subìto il minor grado di decimazione. Ha perso unicamente una percentuale dell’uno virgola quattro percento del bosco intatto fra il 2002 e il 2019.
Fornisce rifugio ai grandi carnivori predatori e agli insediamenti umani di discendenza mista. I governi dell’Ecuador e di Panama stanno tuttavia accelerando i processi di perdita forestale in questa zona. Il Chocó permane quale ultimo baluardo di protezione sebbene non sia inviolabile.
Perché le 10 foreste pluviali più grandi rimangono indispensabili
Le foreste tropicali non posseggono soltanto bellezza estetica. Sono vitali per la continuità della vita sul pianeta. Stabilizzano il clima terrestre, forniscono il gas necessario alla respirazione di tutti gli animali, catturano il carbonio atmosferico, alimentano i sistemi d’acqua dolce, preservano la fauna selvatica e tramandano i saperi di popoli antichi.
Nel momento in cui queste zone scompaiano, il pianeta subisce una trasformazione radicale. Non perde unicamente vegetazione bensì l’equilibrio che permette la vita. Non si tratta solamente di proteggere alberi bensì di assicurare la continuità dell’umanità intera. Se non adottiamo misure adesso, il genere umano non avrà modo di rimediare in futuro.
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