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Perché amiamo le api e odiamo le vespe? Uno studio scientifico da la risposta

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Cosa dice lo studio: Lo studio mostra che questa percezione è culturale: il 97% delle ricerche sugli insetti utili riguarda le api, ignorando il ruolo delle vespe nel controllare i parassiti. Se conoscessimo meglio il loro valore ecologico, forse le apprezzeremmo di più. Per saperne di più continua la lettura.

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Nel mondo degli insetti esiste una disparità sorprendente nella percezione umana: le api sono universalmente amate, mentre le vespe sono malviste. Questa differenza è stata esaminata in uno studio pubblicato sulla rivista Ecological Entomology nel 2018 da Seirian Sumner, Georgia Law e Alessandro Cini, ricercatori del Centre for Biodiversity & Environment Research dell’University College London e dell’Università degli Studi di Firenze.

La ricerca ha raccolto dati da quasi 750 persone e analizzato migliaia di pubblicazioni scientifiche per comprendere le ragioni di questa disparità e le sue conseguenze per la conservazione e la ricerca.

Lo studio evidenzia come, nonostante l’importanza ecologica di entrambi i gruppi, esista uno squilibrio nella percezione pubblica e nell’attenzione scientifica che potrebbe influenzare negativamente la conservazione delle vespe. I ricercatori hanno esaminato la percezione emotiva delle persone verso diversi insetti, la comprensione dei servizi ecosistemici forniti da api e vespe, e hanno confrontato la quantità di ricerca scientifica dedicata ai due gruppi.

Lo studio in breve

Lo studio ha raccolto le opinioni di 748 persone da 46 paesi e analizzato oltre 5.000 pubblicazioni scientifiche per esaminare la disparità nella percezione di api e vespe. I risultati sono sorprendenti: le vespe sono universalmente disprezzate, mentre le api sono amate, nonostante entrambe forniscano servizi ecosistemici fondamentali.

Le parole usate per descrivere le vespe sono emotive e negative (“puntura”, “fastidiose”, “pericolose”), mentre quelle per le api sono funzionali e positive (“miele”, “impollinazione”). Solo le persone con un forte interesse per la natura riconoscono il valore ecologico delle vespe come regolatori di parassiti. Questo pregiudizio si riflette anche nella ricerca scientifica: dal 1980 al 2017, il 64,3% delle pubblicazioni si è concentrato sulle api e solo il 35,7% sulle vespe, nonostante esistano sette volte più specie di vespe.

Ancora più estrema è la disparità negli studi sui servizi ecosistemici: 886 pubblicazioni sulle api contro appena 22 sulle vespe. I ricercatori suggeriscono che questo crea un ciclo di feedback negativo: meno conoscenza porta a meno interesse e ricerca, che a sua volta limita la comprensione pubblica del valore delle vespe.

Differenza tra api e vespe

Sebbene api e vespe possano sembrare simili a prima vista, presentano differenze sostanziali nel loro aspetto, comportamento, e in relazione all’habitat. Le api, con il corpo tozzo e ricoperto di peluria, sono specializzate nella raccolta di nettare e polline, svolgendo un ruolo cruciale nell’impollinazione e nella produzione di miele.

Le vespe, invece, hanno un corpo più slanciato e liscio e una dieta onnivora: oltre a nutrirsi di sostanze zuccherine, cacciano attivamente altri insetti, contribuendo al controllo dei parassiti. Un’altra differenza chiave riguarda il pungiglione: quello delle api, seghettato, si strappa dopo la puntura causandone la morte, mentre quello delle vespe, liscio, può essere utilizzato più volte per difendere il nido. Queste caratteristiche rendono entrambe le specie importanti per l’ecosistema, sebbene in modi diversi.

Ciclo di vita in breve delle api e delle vespe

  • Vespe: La vita delle vespe segue un ciclo stagionale ben preciso. In primavera, una regina fecondata esce dal letargo invernale e dà inizio a una nuova colonia, costruendo il nido e allevando personalmente le prime larve. Con l’arrivo dell’estate, nascono le operaie che prendono in carico l’espansione del nido e il nutrimento delle nuove generazioni, mentre la regina si dedica esclusivamente alla deposizione delle uova. In autunno compaiono i maschi e le future regine, che si accoppiano prima dell’arrivo del freddo: a questo punto, l’intera colonia (eccetto le nuove regine fecondate) muore, chiudendo il cerchio. Solo le giovani regine sopravvivranno all’inverno, pronte a ripetere il ciclo l’anno successivo.
  • Api: Il ciclo di vita delle api passa attraverso quattro fasi: uovo, larva, pupa e adulto. Ogni tipo di ape segue tempi diversi: la regina impiega 16 giorni per svilupparsi e può vivere diversi anni, le operaie circa 21 giorni e vivono 40-45 giorni in estate, mentre i fuchi si sviluppano in 20 giorni e servono solo per l’accoppiamento. Le larve sono nutrite con pappa reale e poi si trasformano in pupe dentro celle chiuse di cera. In base alla stagione, le api nate in autunno vivono più a lungo grazie a un corpo più resistente, utile per superare l’inverno.

La nostra relazione sullo studio condotto Sumner, Law e Cini

Metodologia della ricerca

I ricercatori Sumner, Law e Cini, hanno adottato un approccio completo per esaminare la disparità tra api e vespe. Il primo metodo è stato un sondaggio online condotto tra dicembre 2017 e gennaio 2018, che ha coinvolto 748 partecipanti provenienti da 46 paesi. Ai partecipanti è stato chiesto di:

  • Descrivere api, vespe, farfalle e mosche usando fino a tre parole
  • Valutare le proprie emozioni verso ciascun insetto su una scala da -5 (molto negativo) a +5 (molto positivo)
  • Indicare quanto considerassero questi insetti importanti come impollinatori e predatori
  • Dichiarare il proprio livello di interesse per la natura (su una scala da 0 a 10)

Per confrontare l’attenzione scientifica, i ricercatori hanno analizzato il numero di articoli pubblicati su api e vespe dal 1980 al 2017, utilizzando Web of Science. Hanno inoltre esaminato la rappresentanza di questi insetti alle conferenze internazionali dell’International Union for the Study of Social Insects (IUSSI) negli ultimi 16 anni.

Chi sono gli autori dell studio:

1. Seirian Sumner: Studiosa britannica specializzata in entomologia ed ecologia comportamentale. Attualmente ricopre il ruolo di professoressa presso l'University College di Londra, dove si dedica allo studio delle vespe sociali.
2. Alessandro Chini: Etologo con un forte interesse per la socialità e la comunicazione negli insetti. Ha condotto ricerche approfondite sulle vespe cartonaie e altre specie sociali, collaborando con il laboratorio della Prof.ssa Sumner presso l'UCL.
3. Georgia Law: Non abbiamo trovato molte info online

Risultati: percezione pubblica

Le parole usate per descrivere le vespe rivelano un quadro chiaro della percezione pubblica. Mentre le api vengono associate a termini funzionali e positivi come “miele”, “fiori”, “impollinazione” e “polline”, le vespe vengono descritte con parole emotive e negative come “puntura”, “fastidiose”, “dolorose” e “pericolose”.

I dati mostrano una distribuzione bimodale delle emozioni: farfalle e api suscitano emozioni quasi esclusivamente positive, mentre mosche e vespe quasi esclusivamente negative. Le farfalle ricevono il più alto livello di positività, seguite dalle api, mentre le vespe risultano le meno apprezzate.

Il livello di interesse per la natura influenza significativamente questa percezione. Le persone con maggiore interesse per il mondo naturale tendono a provare emozioni più positive verso tutti gli insetti. Tuttavia, questo effetto è più marcato per le specie più carismatiche (api e farfalle) e meno per quelle meno carismatiche (vespe e mosche).

Particolarmente interessante è la comprensione dei servizi ecosistemici. Le persone, indipendentemente dal loro interesse per la natura, riconoscono il valore delle api come impollinatrici. Al contrario, solo coloro con un elevato interesse per la natura apprezzano il ruolo delle vespe come regolatori naturali di parassiti e altri artropodi.

Risultati: squilibrio nella ricerca scientifica

L’analisi bibliometrica rivela uno squilibrio significativo nella ricerca scientifica. Tra il 1980 e il 2017, il 64,3% delle pubblicazioni (3.372 articoli) ha avuto come soggetto le api, mentre solo il 35,7% (1.872 articoli) ha studiato le vespe. Questo squilibrio è ancora più evidente considerando che esistono circa 22.000 specie di api contro circa 150.000 specie di vespe.

La disparità diventa estrema quando si analizzano gli studi sui servizi ecosistemici. Solo 22 pubblicazioni (2,4%) hanno trattato i servizi ecosistemici delle vespe dal 1980, contro 886 (97,6%) per le api. Questo enorme divario riflette una sottovalutazione sistematica del ruolo ecologico delle vespe.

Anche nelle conferenze scientifiche specializzate emerge lo stesso pattern. Nei congressi dell’IUSSI degli ultimi 16 anni, solo il 18,7% delle presentazioni riguardava le vespe aculeate, contro l’81,3% sulle api. Preoccupante è il fatto che questa disparità sia aumentata nel tempo, suggerendo un circolo vizioso di disinteresse scientifico.

Discussione

Lo studio identifica un ciclo di feedback negativo che perpetua l’impopolarità delle vespe. La mancanza di conoscenza tra il pubblico e di ricerca scientifica sui servizi ecosistemici delle vespe rafforza l’immagine negativa di questi insetti. Questo a sua volta riduce l’interesse dei ricercatori verso le vespe, creando un circolo vizioso.

A differenza delle api, il cui valore nell’impollinazione è ben documentato e pubblicizzato, mancano stime accurate del valore economico ed ecologico delle vespe come controllori naturali di parassiti. Gli studi sperimentali sul ruolo delle vespe nei loro habitat naturali sono sorprendentemente scarsi.

I ricercatori suggeriscono due strategie per rompere questo ciclo negativo. Primo, migliorare l’immagine pubblica delle vespe attraverso prove scientifiche della loro importanza negli ecosistemi naturali e agricoli. Secondo, aumentare la ricerca scientifica sul valore ecologico delle vespe, in particolare attraverso finanziamenti mirati come quelli che hanno beneficiato la ricerca sulle api.

Conclusioni

Le vespe, come tutti gli insetti, affrontano minacce dovute ai cambiamenti climatici, alla perdita di habitat e al deterioramento della qualità ambientale. Mantenere l’abbondanza e la diversità degli insetti dovrebbe essere una priorità di conservazione, ma le vespe sono penalizzate dalla loro cattiva reputazione.

I risultati di questo studio suggeriscono che un cambiamento culturale nella percezione delle vespe potrebbe essere determinante per la loro conservazione. Promuovere la ricerca sui servizi ecosistemici delle vespe e comunicare efficacemente il loro valore al pubblico potrebbe aumentare la tolleranza verso questi insetti fondamentali.

Se le persone comprendessero meglio il ruolo delle vespe come predatori generalisti e agenti di controllo biologico, potrebbero essere più propense a tollerare la loro presenza nell’ambiente locale, anziché rimuovere i nidi. In un periodo in cui tutti gli insetti stanno subendo declini di popolazione, il cambiamento di percezione potrebbe avere un impatto significativo sulle strategie di conservazione e gestione delle vespe.

Il messaggio finale è chiaro: se valorizzassimo le vespe come facciamo con le api, probabilmente le detesteremmo meno e contribuiremmo a proteggere questi importanti componenti del capitale naturale.

Dal nostro Magazine:

Lo studio:

Link agli autori dello studio:

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