I composti chimici conosciuti come PFAS, definiti spesso sostanze chimiche permanenti, sono presenti praticamente ovunque: nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo e persino nell’aria che respiriamo. Secondo i dati dei Centri per il Controllo delle Malattie americani, circa il 97% della popolazione statunitense presenta tracce di queste sostanze nel sangue.
La comunità scientifica ha collegato i PFAS a diverse patologie gravi, inclusi tumori, problemi cardiaci, disturbi epatici e compromissione delle difese immunitarie. La buona notizia arriva da una ricerca innovativa che ha scoperto come la fibra solubile PFAS può essere una soluzione naturale e accessibile per ridurre questi contaminanti dal nostro corpo.
Indice
La fibra solubile può aiutare a eliminare i PFAS in un minuto
I PFAS, noti come “chimici eterni”, sono presenti ovunque – cibo, acqua, aria – e si accumulano nel corpo per anni, aumentando il rischio di tumori, malattie cardiache e del fegato. Un nuovo studio suggerisce che una soluzione semplice ed economica potrebbe aiutare a ridurne i livelli: assumere fibre solubili che formano gel, come psillio o beta-glucano d’avena, durante i pasti.
Le fibre intrappolano i PFAS nell’intestino, impedendo il loro riassorbimento e favorendone l’eliminazione con le feci. Esperimenti su topi e studi pilota su esseri umani hanno mostrato una riduzione dei livelli di PFOA e PFOS, due tra i PFAS più diffusi. La ricerca, condotta da esperti dell’Università del Massachusetts Lowell e di Boston, punta a sviluppare strategie accessibili per contrastare l’esposizione a lungo termine.
Sebbene i risultati siano ancora preliminari, indicano una via praticabile. Prima di iniziare qualsiasi integrazione, è comunque consigliabile consultare un medico. Il lavoro prosegue con test su altre fibre, diete e sostanze in grado di accelerare la rimozione di questi inquinanti.
Perché i PFAS sono così difficili da eliminare
L’organismo umano fatica enormemente a liberarsi di questi composti tossici. Il processo di smaltimento naturale può richiedere anni, durante i quali queste sostanze continuano a circolare nel sangue causando danni progressivi. Il fegato tenta di inviarle verso l’intestino per l’eliminazione, ma particolari proteine specializzate nel trasporto le riportano nuovamente in circolo. Un meccanismo analogo si verifica nei reni, creando un ciclo che rende l’eliminazione estremamente lenta e inefficace.
La scoperta della fibra solubile contro i PFAS
Un gruppo di scienziati guidato dal professor Dhimiter Bello dell’Università del Massachusetts Lowell e dalla professoressa Jennifer Schlezinger dell’Università di Boston ha testato un approccio rivoluzionario. I ricercatori hanno ipotizzato che assumere integratori di fibra solubile durante i pasti potesse facilitare l’eliminazione di queste sostanze dannose.
Due studi pilota hanno dimostrato che il consumo regolare di fibre che formano gel può diminuire significativamente i livelli di PFOA e PFOS nel sangue. Questi due composti appartengono a una famiglia di oltre 15.000 sostanze sintetiche e sono tra i più studiati dalla comunità scientifica.
Come funziona il meccanismo di eliminazione
La fibra solubile agisce attraverso un meccanismo semplice ma efficace. Quando si assumono fibre gelificanti come psillio o beta-glucano durante i pasti, queste creano una sostanza viscosa nell’intestino capace di intrappolare i composti tossici. Una volta catturati nel gel intestinale, i PFAS vengono eliminati naturalmente attraverso le feci invece di essere riassorbiti nel flusso sanguigno.
Il professor Bello, specializzato nello sviluppo di metodi per misurare i PFAS nei tessuti umani, ha spiegato che questo processo interrompe il ciclo di ricircolo che mantiene le sostanze nell’organismo per anni.
I risultati degli esperimenti sui topi
Per testare l’efficacia di questo approccio, i ricercatori hanno condotto esperimenti su topi maschi alimentati con diete simili a quelle della popolazione americana. Un gruppo ha ricevuto inulina come fibra di controllo, mentre l’altro ha assunto beta-glucano di avena, una fibra solubile naturalmente presente nelle pareti cellulari dell’avena.
Durante sei settimane, gli animali hanno bevuto acqua contenente sette diversi tipi di PFAS, seguiti da quattro settimane con acqua pulita per osservare l’eliminazione delle sostanze. I topi che assumevano beta-glucano hanno mostrato una tendenza alla diminuzione dei livelli ematici di PFOA e PFOS. Inoltre, presentavano una percentuale inferiore di grasso corporeo e minor accumulo adiposo nel fegato e nell’intestino tenue.
Il collegamento con il colesterolo
La connessione tra fibra solubile PFAS e la riduzione di questi contaminanti deriva dalla somiglianza chimica tra i PFAS e gli acidi biliari. Le fibre solubili come beta-glucano e psillio sono conosciute per la loro capacità di legare gli acidi biliari, contribuendo alla riduzione del colesterolo LDL cattivo nel sangue.
La professoressa Schlezinger ha scoperto questa correlazione mentre cercava metodi per controllare il colesterolo alto. Ha notato che acidi biliari e PFAS condividono caratteristiche chimiche simili e seguono lo stesso percorso di riciclo tra fegato, bile e intestino.
Primi risultati sugli esseri umani
I test condotti su volontari umani hanno confermato le aspettative dei ricercatori. In uno studio pilota di quattro settimane, le persone che assumevano integratori di fibra solubile hanno mostrato una riduzione dell’8% dei livelli di PFOS e PFOA nel sangue.
Studi precedenti avevano già collegato diete ricche di fibre a concentrazioni più basse di PFAS nell’organismo. Tuttavia, questa ricerca ha testato specificamente l’assunzione mirata di integratori durante i pasti, utilizzando beta-glucano e psillio.
Sviluppi futuri della ricerca
I ricercatori stanno attualmente testando nuove strategie per potenziare l’eliminazione di questi contaminanti. Gli approcci in fase di studio includono l’utilizzo di combinazioni di fibre multiple, diversi tipi di dieta e la colestiramina, un farmaco normalmente prescritto per abbassare il colesterolo.
Il laboratorio di Bello ha sviluppato metodi sempre più sofisticati per misurare i PFAS, passando dall’analisi di 15 composti comuni a circa 50 in soli tre anni. Il gruppo ha anche acquisito competenze per analisi non mirate e ha offerto test gratuiti a diversi gruppi di ricerca per favorire la raccolta di dati preliminari.
Considerazioni importanti per la salute
Sebbene i risultati preliminari siano incoraggianti, gli esperti sottolineano che questa non è ancora una soluzione universale. Chiunque consideri l’assunzione di integratori di fibra dovrebbe consultare il proprio medico prima di iniziare qualsiasi trattamento.
La fibra solubile PFAS potrebbe offrire un metodo accessibile ed economico per ridurre l’accumulo di queste sostanze dannose nell’organismo. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare l’efficacia a lungo termine e determinare i dosaggi ottimali.
Prospettive future
Con migliaia di diversi tipi di PFAS attualmente in circolazione, la comunità scientifica ha ancora molto lavoro da fare per comprendere pienamente l’estensione dell’esposizione umana e ambientale. Il settore dell’analisi continua a evolversi, con laboratori che perfezionano costantemente metodi e standard di misurazione.
La ricerca pubblicata sulla rivista Toxicology and Applied Pharmacology and Environmental Health offre una speranza concreta per affrontare uno dei problemi di salute pubblica più persistenti del nostro tempo. Anche se siamo ancora nelle fasi iniziali, la fibra solubile PFAS potrebbe diventare uno strumento prezioso nella lotta contro questi contaminanti onnipresenti.
Fonte:
- An oat fiber intervention for reducing PFAS body burden: A pilot study in male C57Bl/6 J mice – ScienceDirect
- Per- and poly-fluoroalkyl substances (PFAS) in circulation in a Canadian population: their association with serum-liver enzyme biomarkers and piloting a novel method to reduce serum-PFAS | Environmental Health | Full Text
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