Mastodon

Comunicazione tra elefanti e uomini: scoperta una forma di linguaggio che credevamo solo umana

47

Risposta breve: Uno studio condotto in Zimbabwe con elefanti semi-liberati ha esaminato come questi animali chiedono cibo attraverso gesti. Il risultato? Gli elefanti non reagiscono per abitudine, ma agiscono con uno scopo chiaro, rivelando una capacità cognitiva sorprendente. Per saperne di più continua la lettura.

Cibo per cani in offerta

Cibo per Cani: nutrizione di qualità

Il meglio per il tuo amico a quattro zampe. Acquista ora su Amazon!
Acquista su Amazon

Nel regno animale, molte scoperte continuano a stupirci. Fino a poco tempo fa, pensavamo che solo noi esseri umani fossimo capaci di comunicare con intenzioni precise, usando gesti deliberati per raggiungere obiettivi specifici. Alcuni primati mostrano abilità simili, ma la maggior parte degli animali sembrava limitata a reazioni istintive. Una ricerca ha ribaltato questa convinzione: i giganti della savana africana sanno comunicare con gli umani usando segnali mirati per ottenere quello che vogliono.

La comunicazione tra elefanti e uomini ha rivelato capacità cognitive sorprendenti nei pachidermi, inserendoli in un gruppo esclusivo di specie capaci di trasmettere messaggi con obiettivi precisi. Vesta Eleuteri del Dipartimento di Biologia Comportamentale e Cognitiva dell’Università di Vienna ha guidato uno studio in Zimbabwe, lavorando con elefanti semi-liberati per scoprire segreti nascosti del loro comportamento.

Comunicazione tra elefanti e uomini in un minuto

1. Gli elefanti africani usano gesti intenzionali per comunicare con le persone, soprattutto per chiedere cibo. Uno studio dell’Università di Vienna mostra che questi animali gesticolano solo quando qualcuno li sta guardando e modificano il comportamento in base alla risposta ricevuta.

2. Durante gli esperimenti, gli elefanti hanno insistito con nuovi gesti se non ricevevano tutto il cibo desiderato o se venivano ignorati. Questo comportamento mirato dimostra che non agiscono per istinto, ma pianificano le loro azioni per raggiungere un obiettivo.

3. La ricerca rivela che gli elefanti, come gli scimpanzé, sono in grado di valutare se il loro messaggio è stato capito. Questo tipo di comunicazione complessa era considerato esclusivo degli esseri umani e di alcuni primati. Il risultato aiuta a comprendere meglio la loro intelligenza sociale e migliora le interazioni in contesti gestiti dall’uomo.

Segnali con un obiettivo preciso

Quando parliamo di comunicazione intenzionale tra diverse specie, ci riferiamo a qualcosa di molto specifico. Si tratta di semplici risposte automatiche a stimoli esterni, e di veri e propri tentativi di modificare il comportamento altrui. I pachidermi africani hanno dimostrato di padroneggiare questo tipo di interazione con gli esseri umani.

La comunicazione tra elefanti e uomini raggiunge diversi livelli di complessità. Il primo livello prevede il tentativo di cambiare le azioni di chi sta osservando. Un livello superiore comporterebbe la capacità di influenzare pensieri e percezioni dell’interlocutore umano.

Pachidermi:

I pachidermi erano un ordine obsoleto di mammiferi grandi ed erbivori, caratterizzati dalla pelle spessa e coriacea. Il termine, di origine greca ("pelle spessa"), è ancora usato nel linguaggio comune per indicare animali come elefanti, rinoceronti e ippopotami, nonostante la classificazione scientifica moderna lo abbia abolito a causa della sua natura polifiletica (i gruppi che comprendeva non erano strettamente imparentati.

L’esperimento che ha cambiato tutto

Diciassette elefanti semi-liberati hanno partecipato a sessioni sperimentali strutturate come momenti di merenda controllati. I ricercatori posizionavano due vassoi a tre metri di distanza l’uno dall’altro davanti a ogni animale: uno conteneva sei succose mele, l’altro restava completamente vuoto.

Un operatore che conosceva bene l’animale rimaneva in piedi per 40 secondi, osservandolo attentamente. Poi consegnava al gigante grigio tutte le mele, una singola mela oppure il vassoio vuoto, continuando l’osservazione per altri 40 secondi. Durante tutte le prove, telecamere laterali hanno registrato ogni movimento con precisione millimetrica.

I ricercatori hanno catalogato 38 tipi diversi di gesti per un totale di 313 movimenti registrati. Le condizioni sperimentali erano rigorose: nessun pachiderma poteva raggiungere direttamente i vassoi, mentre la persona presente manteneva sempre un’attenzione visibile e costante.

Quando i giganti grigi parlano agli umani

La comunicazione tra elefanti e uomini è emersa con chiarezza dai risultati. I gesti apparivano quasi esclusivamente quando una persona guardava l’animale, mai in sua assenza. Ogni movimento era diretto verso l’osservatore umano o verso le appetitose mele, mai verso oggetti casuali nell’ambiente circostante.

Ricevendo solo una parte del cibo richiesto, per esempio una mela invece di sei, i pachidermi continuavano a gesticolare con insistenza. Quando non ottenevano nulla, cambiavano tattica provando gesti diversi invece di ripetere meccanicamente lo stesso movimento.

Eleuteri ha spiegato nei suoi risultati: i pachidermi mostrano comportamenti orientati verso obiettivi specifici in molti dei loro gesti, dimostrando di saper valutare quanto i propri segnali risultino efficaci, proprio come fanno gli scimpanzé. La comunicazione tra elefanti e uomini supera ampiamente la semplice reazione istintiva.

Perché cambia tutto quello che sapevamo

Usare segnali in modo intenzionale è un pilastro della comunicazione complessa. Indica controllo flessibile delle proprie azioni e capacità di comprendere se il messaggio ha raggiunto il destinatario. I pachidermi vivono in società articolate dove gruppi si formano e si separano continuamente.

In ambienti sociali così dinamici, una comunicazione adattabile diventa un vantaggio evolutivo prezioso. Ricerche precedenti hanno descritto reti sociali stratificate, con gerarchie multiple che cambiano nel tempo secondo le circostanze. La comunicazione tra elefanti e uomini potrebbe riflettere abilità sviluppate originariamente per interazioni tra membri della stessa specie.

Collegamenti con altre scoperte

Altri studi avevano già rivelato che i giganti africani sanno interpretare il gesto umano di indicare oggetti per trovare cibo nascosto. In esperimenti di laboratorio, la maggior parte dei pachidermi ha individuato correttamente il secchio contenente il cibo dopo che una persona lo aveva indicato con il dito.

Anche gli oranghi mostrano comportamenti simili: modificano i loro gesti secondo le reazioni umane, scegliendo se ripetere o cambiare segnale in base a quanto l’interlocutore sembra aver compreso il messaggio.

Non tutti gli esperimenti danno risultati uniformi tra specie diverse o contesti differenti. In uno studio separato, gli elefanti asiatici hanno mostrato difficoltà nell’usare solo indizi visivi umani per trovare cibo nascosto. La comunicazione tra elefanti e uomini potrebbe dipendere dall’ambiente, dalla specie specifica o dalle modalità sensoriali preferite.

Il disegno sperimentale era stato progettato per identificare chiaramente comportamenti mirati. Presenza di interlocutori attenti, persistenza nel gesto e capacità di adattamento erano elementi chiave per valutare la comunicazione intenzionale.

Come si è svolto lo studio

L’esperimento alternava la posizione dei vassoi tra destra e sinistra, mantenendo tempi e procedure identici. Ogni pachiderma affrontava le tre situazioni diverse – tutte le mele, una mela, nessuna mela, in giorni separati per evitare interferenze.

L’accordo tra gli osservatori che hanno analizzato i dati è risultato elevato sia per il conteggio che per la classificazione dei gesti identificati. La comunicazione tra elefanti e uomini è stata documentata riducendo al minimo interpretazioni soggettive.

Lo studio dimostra chiaramente intenzionalità di primo livello, ma non conferma quella di secondo livello, che richiederebbe la capacità di influenzare pensieri e credenze di altri individui. Gli animali osservati erano semi-liberati, non completamente selvatici.

Orizzonti di ricerca

Una domanda aperta riguarda l’uso del proboscide come strumento di indicazione tra pachidermi in natura. Un’altra questione interessante coinvolge il modo in cui vista, tatto e olfatto si combinano negli scambi sociali naturali.

L’olfatto dei giganti grigi risulta particolarmente sviluppato a livello genetico. Uno studio di genomica comparativa ha rilevato che i pachidermi africani possiedono un numero straordinariamente alto di geni per recettori olfattivi, supportando una comunicazione multisensoriale ricca e articolata.

Modelli più precisi di comunicazione intenzionale potrebbero avere applicazioni in altri campi, come robotica e interazione uomo-macchina. Sistemi che rispondono solo quando l’utente presta attenzione e si adattano dopo un fallimento tendono a funzionare meglio.

La ricerca ha implicazioni importanti anche per la conservazione. Comprendere come i pachidermi esprimono le proprie necessità può migliorare il loro benessere in contesti gestiti dall’uomo, favorendo interazioni sicure e meno stressanti. La comunicazione tra elefanti e uomini apre nuove prospettive per la coesistenza tra specie diverse.

Lo studio è stato pubblicato su Royal Society Open Science, aggiungendo un tassello importante alla nostra comprensione dell’intelligenza animale e delle capacità comunicative che condividiamo con altre specie del pianeta.

Fonte:

Dal nostro Magazine:

Telegram:

Cibo per cani in offerta

Cibo per Cani: nutrizione di qualità

Il meglio per il tuo amico a quattro zampe. Acquista ora su Amazon!
Acquista su Amazon

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Like
Close
Quando Si Pianta by Agenzia Eco Web Srl
© Copyright 2020. Tutti i diritti riservati.
Close
Preferenze Privacy