Cinquant’anni possono sembrare un’eternità nel mondo scientifico. Specialmente quando una creatura marina scompare dai radar della ricerca per mezzo secolo, lasciando dietro di sé solo un singolo esemplare come prova della sua esistenza. Lo squalo segugio, una specie enigmatica delle acque della Papua Nuova Guinea, ha vissuto proprio questa storia incredibile.
Nel 1973, una femmina gravida venne pescata accidentalmente presso la foce del fiume Gogol, nella baia di Astrolabe. Da quel momento, nessun altro avvistamento scientifico aveva confermato la presenza di questa specie dalle caratteristiche uniche: una pinna dorsale straordinariamente alta che lo rende inconfondibile tra tutti gli squali della regione.
Indice
Squalo segugio ritrovato dopo 50 anni in un minuto
1. Dopo 50 anni di silenzio, lo squalo vela, una specie rara con una pinna dorsale alta e distintiva, è stato avvistato di nuovo in Papua Nuova Guinea. La sua esistenza era conosciuta solo grazie a un singolo esemplare del 1973, ma nel 2020 pescatori locali hanno segnalato avvistamenti confermati da foto, e nel 2022 è stato catturato anche un maschio, prova che la specie è ancora viva.
2. Lo squalo sembra vivere solo in un’area molto ristretta intorno alla foce del fiume Gogol, in acque profonde vicine al plateau continentale. Questa limitata distribuzione lo rende particolarmente vulnerabile, soprattutto per la pesca accidentale legata al commercio delle vesciche natatorie, anche se la sua carne non è ricercata.
3. La scoperta ha un grande valore scientifico: lo squalo appartiene a una linea evolutiva unica. Studi sul DNA potranno aiutare a proteggerlo. Il suo ritorno offre speranza, ma richiede azioni rapide per salvaguardare questa e altre specie marine fragili e poco conosciute.
Cinque femmine cambiano tutto
Marzo 2020 segna una svolta storica per la biologia marina. I ricercatori, che da anni collaboravano con i pescatori locali, ricevono alcune fotografie che cambieranno le carte in tavola. Le immagini mostrano cinque femmine di squalo segugio catturate a pochi chilometri dal punto dove mezzo secolo prima era stato trovato il primo esemplare.
Le foto arrivano proprio dalla stessa zona della foce del Gogol, confermando che dopo cinquant’anni di silenzio, lo squalo segugio non solo sopravvive, ma forma anche una popolazione riproduttiva attiva. Due anni più tardi, nel 2022, la cattura di un maschio nella medesima area fornisce l’ennesima conferma: la specie non solo esiste ancora, ma si riproduce regolarmente.
Quando i pescatori sanno più degli scienziati
Mentre la comunità scientifica aveva perso completamente le tracce di questo squalo, i pescatori della baia di Astrolabe continuavano a incontrarlo sporadicamente. Non si trattava di avvistamenti frequenti, ma di catture occasionali durante la pesca del merluzzo gigante.
I pescatori locali raccontano che questi squali finiscono nelle loro reti principalmente quando cercano di catturare pesci per il mercato delle vesciche natatorie, molto richieste in Asia. La stagionalità degli incontri sembra seguire un pattern preciso: da marzo a luglio e poi nei mesi più secchi, da agosto a novembre.
A differenza di altre specie, la carne dello squalo segugio non ha valore commerciale e viene spesso donata. Le pinne non sono adatte al mercato tradizionale, rendendo questi squali praticamente privi di interesse economico per i pescatori.
Un habitat ristretto e vulnerabile
Tutti i ritrovamenti recenti dello squalo segugio provengono da un’area geografica molto limitata intorno alla foce del fiume Gogol. Questa specie sembra prediligere acque profonde, vicine al margine della piattaforma continentale, che in questo tratto della Papua Nuova Guinea risulta particolarmente stretto.
La vicinanza di queste acque profonde alla costa fa sì che lo squalo segugio incroci frequentemente le reti dei pescatori artigianali locali. L’assenza di avvistamenti in altre zone fa pensare agli esperti che si tratti di una specie microendemica, cioè presente esclusivamente in questo piccolo tratto di oceano.
David Ebert, uno degli esperti più autorevoli nel campo, ipotizza che in passato la distribuzione dello squalo segugio fosse più ampia, forse estesa a gran parte della Papua Nuova Guinea e persino all’Indonesia. Oggi, però, potrebbe trattarsi dell’ultimo gruppo sopravvissuto di una popolazione un tempo più numerosa.
Le minacce del presente
Sfruttamento intensivo delle risorse marine e deterioramento degli habitat marini minacciano squali e razze in tutto il mondo. Per lo squalo segugio, la crescente richiesta di vesciche natatorie nel mercato asiatico potrebbe rappresentare un pericolo concreto.
Anche se non viene pescato intenzionalmente, le catture accidentali potrebbero compromettere seriamente la sopravvivenza di una popolazione già ridotta. Le specie rare con areali così limitati sono particolarmente vulnerabili quando l’attività umana nella zona aumenta di intensità.
La piccola dimensione della popolazione e la ristrettezza dell’habitat rendono lo squalo segugio estremamente fragile di fronte a qualsiasi pressione ambientale o antropica.
L’importanza scientifica di una riscoperta
Lo squalo segugio appartiene a una linea evolutiva particolare all’interno della famiglia Triakidae, caratteristica che lo rende di grande interesse per la ricerca scientifica. Attualmente, due esemplari conservati sono custoditi presso l’Università della Papua Nuova Guinea.
I ricercatori stanno lavorando in collaborazione con colleghi australiani e della Florida per condurre analisi genetiche approfondite. Jack Sagumai, primo autore dello studio che ha documentato la riscoperta, spiega che questi studi genetici permetteranno di creare un database di riferimento per il monitoraggio futuro e di pianificare strategie di conservazione mirate.
Una seconda possibilità per la conservazione
La riscoperta dello squalo segugio dopo cinquant’anni di assenza rappresenta sia una grande speranza che un monito importante. Da una parte, dimostra la straordinaria capacità di resistenza di alcune specie marine, anche quando sembrano scomparse per sempre.
Dall’altra, la scarsità degli avvistamenti e la limitatezza dell’habitat sottolineano quanto sia precaria la situazione di questo squalo. Popolazioni piccole e confinate possono estinguersi rapidamente e silenziosamente, rendendo urgenti interventi di protezione.
La collaborazione tra ricerca scientifica, azioni concrete di conservazione e conoscenze tradizionali delle comunità locali potrebbe trasformare lo squalo segugio da curiosità scientifica a simbolo della biodiversità marina unica della Papua Nuova Guinea.
Proteggere ecosistemi delicati prima che scompaiano definitivamente diventa non solo una necessità scientifica, ma anche un dovere verso le generazioni future. Lo studio completo è stato pubblicato sul Journal of Fish Biology, aprendo nuove prospettive per la conservazione di questa specie enigmatica.
Fonte:
Credit:
- Jack Sagumai et al. (2025)
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