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Ridurre le emissioni di metano dal riso scegliendo varietà a basso impatto

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Studio in breve: Alcune varietà emettono molto meno metano, semplicemente per la loro genetica. Una soluzione semplice, ma potente, per rendere l’agricoltura più sostenibile. Per saperne di più continua la lettura.

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La scelta della varietà di riso riguarda la resa agricola e le caratteristiche organolettiche: ha un effetto diretto sul clima planetario. Una ricerca internazionale rivela che scegliere varietà di riso a basse emissioni di metano può ridurre significativamente l’impatto climatico della coltivazione.

Condotta da Conor Walthall della Cranfield University, la ricerca ha analizzato 180 varietà di riso in 42 sperimentazioni condotte in diversi paesi. Il risultato è chiaro, la genetica della pianta influisce molto più dei fertilizzanti sulla quantità di metano (CH₄) emessa.

Alcune varietà emettono naturalmente meno gas serra, anche in condizioni identiche di irrigazione e concimazione. La scoperta apre la strada a una rivoluzione silenziosa nell’agricoltura sostenibile: ridurre le emissioni di metano dal riso semplicemente scegliendo semi migliori.

Ridurre le emissioni di metano dal riso in un minuto

Uno studio rivela che scegliere varietà di riso a basse emissioni di metano può ridurre significativamente l'impatto climatico della coltivazione. Ricerca della Cranfield University mostra che la genetica della pianta influisce più dei fertilizzanti sulle emissioni di CH₄. Alcune varietà emettono fino al 50% in meno di metano grazie a tratti come aerenchimi più piccoli o diversa composizione radicale. 

Il protossido di azoto, invece, dipende soprattutto dall’azoto fornito. Selezione genomica e test locali possono accelerare lo sviluppo di varietà climaticamente intelligenti. Dosare correttamente i fertilizzanti e misurare le emissioni per unità di resa massimizza l’efficacia. L’adozione diffusa di queste varietà potrebbe eguagliare i benefici di rimuovere milioni di auto.

Incentivi, crediti di carbonio e integrazione negli inventari nazionali possono favorirne la diffusione. Una strategia che potrebbe estendersi ad altre colture, rendendo l’agricoltura un alleato nella lotta al cambiamento climatico.

Genetica prima dei fertilizzanti

Mentre il protossido di azoto (N₂O) aumenta soprattutto con l’uso di azoto, specialmente oltre i 180 chilogrammi per ettaro, le emissioni di metano sono guidate principalmente dalla genetica della pianta.

Alcune varietà emettono fino al 50% in meno di CH₄ rispetto ad altre, pur avendo rese agricole simili. Walthall osserva che “le differenze genotipiche influenzano significativamente le emissioni di CH₄“. Gli agricoltori possono ridurre il metano senza dover cambiare radicalmente le pratiche di gestione dell’acqua o dei fertilizzanti.

Le radici che trasportano il metano

Il metano si forma nel suolo allagato per attività batterica anaerobica. Il gas non rimane intrappolato nel terreno, viaggia verso l’atmosfera attraverso le radici del riso, grazie a un tessuto aerato chiamato aerenchima.

Alcune varietà hanno aerenchimi più piccoli o strutture radicali diverse, che limitano il trasporto del metano verso l’atmosfera. Queste varietà rilasciano composti che modificano la comunità microbica del suolo, riducendo la quantità di metano prodotta. I tratti genetici, essendo ereditabili, possono essere selezionati in programmi di miglioramento genetico.

Dal laboratorio al campo

Tradurre la conoscenza scientifica in pratica agricola necessita test locali, ciò che funziona in un delta asiatico potrebbe non essere efficace in un altopiano africano. Nuovi strumenti come la selezione genomica permettono di identificare rapidamente piante con tratti desiderati, come minori emissioni di metano o maggiore efficienza nell’uso dell’azoto, analizzando il DNA.

Combinando i dati genetici con sensori digitali del suolo e dell’acqua, i ricercatori possono capire come la genetica interagisce con l’ambiente, accelerando lo sviluppo di varietà climaticamente intelligenti.

Azoto: bilanciare resa ed emissioni

L’eccesso di azoto spreca risorse economiche, e aumenta in modo non lineare le emissioni di N₂O, un gas 273 volte più potente della CO₂ su scala ventennale. Applicazioni moderate di azoto, tra 160 e 180 chilogrammi per ettaro, massimizzano l’efficienza: ogni tonnellata di grano prodotta genera meno emissioni complessive.

Varietà con alta efficienza nell’uso dell’azoto (NUE) possono mantenere alte rese riducendo la quantità di fertilizzante necessaria, abbattendo sia i costi che l’impatto climatico.

Un approccio combinato per ridurre le emissioni

Per massimizzare i benefici ambientali della coltivazione del riso, è necessario selezionare varietà a basse emissioni di metano, testandole in regimi di allagamento continuo e bagnatura alternata.

Gli agricoltori devono dosare l’azoto in modo preciso, evitando sovraconcimazioni che aumentano le emissioni. Le misurazioni delle emissioni dovrebbero essere effettuate per unità di resa, espressa in chilogrammi di CH₄ per tonnellata di riso, non solo per ettaro, per valutare il vero impatto climatico della coltivazione.

I tratti genetici favorevoli devono essere integrati negli obiettivi regionali di miglioramento genetico. Questi passaggi trasformeranno il riso da fonte di emissioni a parte della soluzione climatica.

Dalla risaia alla politica climatica

Poiché la coltivazione del riso contribuisce per circa il 10% alle emissioni agricole mondiali, varietà a basse emissioni potrebbero avere un impatto equivalente a rimuovere milioni di automobili dalle strade.

I governi possono promuovere l’adozione di queste varietà attraverso incentivi economici, crediti di carbonio e certificazioni di sostenibilità. Programmi finanziati dal Green Climate Fund stanno già premiando pratiche e varietà che riducono i gas serra.

L’inclusione di queste varietà negli inventari nazionali aiuta a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, senza penalizzare economicamente gli agricoltori.

Oltre il riso: un modello per il futuro

La strategia di selezione varietale non si ferma al riso. Identificare tratti genetici che riducono emissioni di N₂O o CO₂ in grano, mais o colza potrebbe moltiplicare i benefici climatici dell’agricoltura. La selezione mirata non è una sostituzione, ma un complemento essenziale a buone pratiche agricole.

Colmare il divario tra laboratorio e campo necessita più sperimentazioni multi-sito, soprattutto fuori dall’Asia. Il percorso è chiaro: l’agricoltura del futuro sarà più verde, partendo dalla selezione dei semi.

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