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Uccello raro (Coccobacco) in Australia viene riscoperto dopo 100 anni

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Risposta breve: Dopo un secolo di silenzio, tracce certe di uno degli uccelli più elusivi d’Australia sono state registrate nel deserto. Un team di guardiaparco indigeni e scienziati ha unito tradizione e tecnologia per rintracciare la coccobacco. Il risultato è una mappa viva del suo habitat, delle minacce e delle strategie per proteggerla. Per saperne di più continua la lettura.

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Per oltre un secolo, molti hanno creduto che fosse scomparso per sempre. Un piccolo pappagallo notturno, dal piumaggio verde e giallo, nascosto tra le distese del deserto australiano, sembrava destinato a diventare solo una voce nei racconti degli indigeni o una nota marginale nei libri di storia naturale. Oggi, però, qualcosa è cambiato. Dopo cento anni senza tracce certe, un uccello raro in Australia è stato ritrovato.

La sua esistenza, lungamente messa in dubbio, ora ha prove solide. E non si tratta di un avvistamento casuale, ma di un’indagine precisa, condotta tra dune di sabbia, erbe spinose e silenzi profondi. Il nome dell’animale è Coccobacco, ma più che il nome conta la sua sopravvivenza: fragile, minacciata, ma ancora viva.

Uccello raro in Australia in un minuto

1. Dopo 100 anni senza avvistamenti confermati, la coccobacco è stata ritrovata in Ngururrpa Country grazie a registrazioni audio notturne e il lavoro congiunto di guardiaparco aborigeni e ricercatori. La sua presenza stabile in oltre metà dei siti monitorati indica una popolazione reale, non occasionale.

2. L’uccello dipende da ciuffi maturi di spinifex bull per ripararsi durante il giorno, ma incendi troppo frequenti impediscono alla vegetazione di svilupparsi. Bruciature controllate nei mesi freschi potrebbero creare barriere naturali e proteggere gli habitat dal fuoco estivo.

3. I dingo, spesso considerati predatori indesiderati, svolgono invece un ruolo chiave nel contenere i gatti selvatici, principale minaccia per i piccoli della specie. Limitare i disturbi umani e usare strumenti come analisi del DNA e tracciamento leggero migliorerà la protezione a lungo termine.

Tracce nel deserto

Tra il 2020 e il 2023, un gruppo di guardiaparco aborigeni e ricercatori ha attraversato Ngururrpa Country, un’area vasta e remota del Grande Deserto delle Sabbie. Il loro obiettivo? Trovare segni della coccobacco. Non con occhi e binocoli, ma con microfoni resistenti al caldo e alle tempeste di sabbia.

Hanno posizionato decine di registrazioni audio in punti strategici. Lo scopo era ascoltare, anche quando nessuno era presente. La coccobacco, infatti, è attiva soprattutto di notte e resta invisibile durante il giorno, nascosta tra gli arbusti fitti.

Quando uno dei dispositivi ha registrato un verso simile a “didly dip, didly dip”, come una suoneria vintage, o un “dink dink” metallico, i ricercatori hanno capito: non erano rumori casuali. Erano segnali precisi. Ogni richiamo confermato diventava un punto sulla mappa, un passo avanti nella ricostruzione del suo territorio.

Una popolazione reale

Le registrazioni hanno colto la presenza dell’uccello raro in Australia in più della metà dei siti monitorati. Un dato che esclude il caso: non si tratta di un singolo individuo smarrito, ma di una comunità stabile, radicata in questa porzione di deserto.

Gli esperti (Nick Leseberg, ecologo dell’Università del Queensland e coautore dello studio) hanno poi trovato i suoi ripari diurni: all’interno di ciuffi robusti di spinifex bull, una pianta spinosa che cresce lentamente e forma cupole naturali. Questi grovigli vegetali sono fondamentali. Offrono ombra, protezione dai predatori e isolamento dal calore estremo.

Ma non tutti gli spinifex vanno bene. Solo quelli vecchi, compatti, formatisi dopo anni di crescita lenta, riescono a offrire un rifugio sicuro. Quelli giovani o sparsi non bastano. La coccobacco non può adattarsi in fretta. Ha bisogno di tempo, e il tempo è proprio ciò che spesso manca.

Fuoco troppo frequente

Nel deserto, il fuoco è parte del ciclo naturale. Ma quando arriva troppo spesso, cambia tutto. Fulmini e siccità accendono incendi improvvisi, e se il terreno brucia ogni pochi anni, lo spinifex non fa in tempo a maturare.

Il risultato è un paesaggio bloccato in una fase giovanile: erba rada, poco folta, incapace di formare ripari adeguati. Senza ciuffi solidi, la coccobacco perde il suo posto dove vivere.

La soluzione non è fermare ogni fiamma, ma gestire meglio il fuoco. Bruciature controllate, fatte nei mesi più freschi, possono creare barriere naturali. Spezzano il territorio in piccole zone, impedendo agli incendi estivi di correre senza freni tra le dune.

Queste interruzioni nel combustibile riducono il rischio che un unico incendio distrugga intere aree di habitat. È una strategia semplice, ma efficace, basata sul rispetto dei tempi della natura.

Il ruolo dei dingo

In molti pensano che i dingo siano una minaccia per gli animali piccoli. Invece, le telecamere nascoste hanno mostrato una verità diversa. Spesso questi cani selvatici si aggirano vicino ai siti della coccobacco, ma non per attaccare.

L’analisi delle loro feci ha rivelato qualcosa di sorprendente: dentro c’erano resti di gatti selvatici. I gatti, noti per cacciare di notte, sono letali per gli uccelli appena usciti dal nido. I dingo, invece, sembrano tenerli a bada, sia uccidendoli direttamente sia occupando territori che i gatti preferiscono evitare.

Questo equilibrio naturale è prezioso. Dove ci sono più dingo, ci sono meno gatti. E dove ci sono meno gatti, aumentano le possibilità che i piccoli della coccobacco sopravvivano alle prime settimane di vita.

Una stima importante

Dai dati raccolti, emerge una stima precisa: circa 50 esemplari di coccobacco vivrebbero in quest’area protetta. Per una specie considerata quasi estinta, è un numero significativo. Indica che Ngururrpa Country è uno dei luoghi chiave per la sua permanenza in natura.

Ma questo numero non garantisce nulla. Un’estate con incendi fuori controllo potrebbe cancellare in pochi giorni quello che la natura ha costruito in decenni. Anche azioni apparentemente minori, come il passaggio di veicoli, l’introduzione di piante invasive o il pascolo di bestiame, potrebbero alterare l’ecosistema.

Ogni cambiamento, anche piccolo, pesa molto quando si parla di un uccello raro in Australia, con una popolazione così limitata.

Cosa serve davvero

Per proteggere la coccobacco, servono scelte mirate. Le bruciature devono essere pianificate con cura, guidate dalla conoscenza profonda dei guardiaparco locali e supportate da tecnologie moderne, come le mappe satellitari.

È essenziale evitare interventi che danneggino i dingo. Toglierli dal paesaggio potrebbe innescare una catena imprevista: meno dingo, più gatti, più morti tra i piccoli pappagalli.

Anche il silenzio conta. Limitare i disturbi umani, tenere fuori mandrie e mezzi motorizzati, permette alla vegetazione di crescere indisturbata. E dove cresce lo spinifex, c’è spazio per la coccobacco.

Nuovi strumenti potranno aiutare in futuro. L’analisi del DNA sui piumini lasciati dagli uccelli potrà dare conteggi più accurati. Mini trasmettitori potranno rivelare i percorsi notturni degli animali, mostrando quali zone usano per nutrirsi durante la stagione secca.

Un lavoro di squadra

Il ritorno della coccobacco non è solo merito della scienza. È il frutto di una collaborazione solida tra chi vive il territorio da generazioni e chi lo studia con metodi moderni. Gli anziani aborigeni conoscono i venti, i cicli delle piante, i segni lasciati dagli animali. I ricercatori aggiungono dati, mappe, analisi.

Insieme, hanno dimostrato che salvare un uccello raro in Australia non significa solo proteggerlo direttamente, ma difendere l’intero sistema in cui vive: il tipo di fuoco giusto, le piante mature, l’equilibrio tra predatori.

Con pazienza, attenzione e rispetto per il territorio, Ngururrpa Country può continuare a essere un posto dove questo pappagallo notturno, silenzioso e schivo, ha ancora una possibilità. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Wildlife Research.

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