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Sta finendo nella tua acqua potabile: Inquinamento da PFAS nelle acque europee

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In breve: I PFAS superano i limiti di sicurezza in molti fiumi, laghi e acque costiere europee. Il PFOS è onnipresente nonostante le restrizioni, con picchi superiori al 90% in alcune nazioni. Per saperne di più continua la lettura.

I PFAS, conosciuti come “sostanze chimiche eterne“, sono circa 10.000 composti sintetici estremamente persistenti nell’ambiente. Utilizzati in prodotti industriali e di consumo per le proprietà impermeabili, antiaderenti e resistenti al calore, si accumulano nel suolo, nell’aria e soprattutto nell’acqua.

La loro elevata mobilità permette di viaggiare a lungo raggio, raggiungendo persino zone remote come l’Artico. Alcuni sottogruppi di PFAS si bioaccumulano negli organismi viventi e provocano effetti tossicologici sulla salute umana e sull’ambiente. Inizialmente l’attenzione si è concentrata su PFOS e PFOA, ora soggetti a restrizioni globali.

Cresce tuttavia la preoccupazione per gli altri membri della famiglia, inclusi i composti a catena corta, più mobili e biodisponibili. L’acido trifluoroacetico, o TFA, è un prodotto di degradazione di alcuni PFAS e pesticidi, in aumento nelle falde acquifere europee ed è difficile da rimuovere, minacciando la qualità dell’acqua potabile.

Inquinamento da PFAS nelle acque europee in un minuto

L’inquinamento da PFAS nelle acque europee è un problema diffuso e persistente. Queste "sostanze chimiche eterne", tra cui PFOS e PFOA, sono altamente mobili, persistenti e tossiche. Anche se regolamentate, continuano a superare i limiti di sicurezza in molte aree. 

Tra il 2018 e il 2022, acque costiere, fiumi e laghi hanno mostrato superamenti diffusi degli standard di qualità ambientale, con picchi superiori al 90% in alcuni paesi. I dati indicano una scarsa conformità all’obiettivo UE del buono stato chimico entro il 2027. Mentre il monitoraggio migliora, la copertura geografica e la sensibilità analitica restano disomogenee.

L’acido trifluoroacetico (TFA) emerge come contaminante critico nelle falde acquifere. È urgente espandere la regolamentazione a più PFAS e adottare misure preventive. Proposte in corso, come il bando globale sui PFAS sotto REACH, puntano a ridurre il rilascio nell’ambiente. Una strategia integrata di monitoraggio, prevenzione e bonifica è essenziale per proteggere la salute umana e la qualità delle risorse idriche in Europa.

Monitoraggio e normative UE sul PFOS

La Direttiva Quadro sulle Acque obbliga gli Stati membri a monitorare sostanze prioritarie, incluso il PFOS, per valutare lo stato chimico dei corpi idrici. Il valore soglia ambientale per il PFOS è fissato a 0,65 ng/l nelle acque superficiali interne e a 0,13 ng/l in quelle costiere.

Non esistono standard UE per i PFAS nelle acque sotterranee, sebbene siano in fase di definizione. Dal 2010 al 2022, ventisette paesi europei hanno inviato dati all’Agenzia Europea dell’Ambiente tramite il sistema WISE.

L’analisi riguarda principalmente il PFOS, l’unico con dati sufficienti per valutazioni statistiche. La maggior parte dei campioni proviene dall’acqua, mentre quelli su biota e sedimenti rimangono limitati.

Superamento diffuso degli standard di qualità

Tra il 2018 e il 2022, i dati mostrano superamento sistematico degli standard di qualità per il PFOS. Nelle acque costiere, la percentuale di siti contaminati è oscillata tra il 47 percento e il 100 percento.

Nei fiumi, circa il 50 a 60 percento dei siti ha superato il limite ogni anno. Nei laghi, il numero di superamenti è aumentato dall’11 percento nel 2018 al 35 percento nel 2022. A livello nazionale, Belgio, Francia e Islanda hanno riportato il 100 percento di superamenti, seguiti dai Paesi Bassi con il 96 percento, dalla Germania con l’83 percento e dall’Italia con il 54 percento.

Solo pochi paesi hanno meno del 20 percento di siti oltre soglia: Spagna con il 18 percento, Irlanda con il 6 percento, Polonia con il 5 percento, Croazia con il 5 percento e Estonia con il 2 percento. Bulgaria, Lettonia e Montenegro non hanno registrato superamenti. Per le acque sotterranee, sei paesi hanno segnalato dati: la tendenza indica una possibile diminuzione delle concentrazioni di PFOS, ma servono più dati per confermarla.

Copertura geografica e miglioramento del monitoraggio

Negli anni 2010 a 2022, è cresciuto il numero di paesi coinvolti nel monitoraggio, così come il volume di campioni, i siti analizzati e la varietà di matrici. Francia e Italia sono tra i paesi con il maggior numero di dati. Nel 2022, il 52 percento dei campioni riguardava fiumi, il 40 percento acque sotterranee, il 5 percento laghi e il 3 percento acque costiere.

I metodi analitici stanno diventando più sensibili, riducendo l’incertezza dei risultati. Tuttavia, la copertura geografica rimane disomogenea e la granularità dei dati varia tra paesi. Alcune aree sono ancora poco studiate con tecniche a bassa sensibilità, limitando la capacità di tracciare con precisione la contaminazione.

Conclusione: verso una regolamentazione più ampia

Nonostante il PFOS sia regolamentato dal 2010, continua a essere onnipresente nell’ambiente acquatico europeo. Un numero significativo di siti supera i limiti normativi, ostacolando l’obiettivo del buono stato chimico entro il 2027 previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque.

Le evidenze supportano l’inclusione di ulteriori ventiquattro PFAS nella lista delle sostanze prioritarie e la revisione dei limiti nella direttiva. Questo passo sarebbe coerente con l’ambizione di un ambiente privo di sostanze tossiche. In parallelo, è in valutazione una proposta di cinque autorità nazionali di vietare l’intero gruppo di PFAS secondo il regolamento REACH.

Alcuni composti, tra cui PFOA, PFHxS e PFHxA, sono già soggetti a restrizioni a livello UE o internazionale. Dato il ruolo chiave dei PFAS nei superamenti degli standard, la loro regolamentazione sarà decisiva per avvicinare l’Europa agli obiettivi di qualità delle acque.

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