L’articolo che segue nasce dall’analisi approfondita dello studio scientifico pubblicato su Global Ecology and Biogeography nel 2025, condotto da un team internazionale di ricercatori guidati da Lars L. Iversen. Lo scopo è divulgare in modo chiaro e accessibile i risultati di una ricerca che collega il ciclo vitale delle libellule alla loro distribuzione funzionale nel paesaggio europeo. Lo studio evidenzia come l’interazione tra le fasi acquatiche e terrestri delle libellule sia decisiva nel modellare la biodiversità a livello spaziale e temporale.
Indice
Lo studio in un minuto
Uno studio pubblicato nel 2025 ha analizzato come le libellule europee sviluppano la loro biodiversità tenendo conto del fatto che vivono in due ambienti diversi durante la loro vita: in acqua da giovani (come ninfe) e sulla terra da adulte. I ricercatori hanno studiato 87 specie, osservando i cambiamenti nei tratti fisici delle libellule e il loro legame con il clima, l’ambiente e il passare del tempo.
È emerso che le caratteristiche sviluppate durante la fase acquatica hanno un forte impatto sulla varietà che si osserva nella fase adulta. Ad esempio, se in una certa zona le ninfe presentano una grande varietà di forme e dimensioni, anche gli adulti tendono a essere più diversificati. Questo legame è più forte da ninfa ad adulto che viceversa.
L’ambiente ha un doppio effetto: agisce direttamente su una fase, ma influenza anche indirettamente l’altra fase. La temperatura, ad esempio, influisce molto sulle ninfe, e questo condiziona anche la forma e la diversità degli adulti. Altri fattori, come la disponibilità d’acqua o le differenze del terreno, agiscono in modo più complesso e a volte con effetti opposti tra le due fasi.
Lo studio suggerisce che per capire come gli animali si adattano al cambiamento climatico e ambientale non basta guardare una sola fase della vita. Bisogna considerare l’intero ciclo vitale, soprattutto per specie come le libellule che vivono in ambienti diversi. I modelli ecologici futuri dovranno tener conto di questi aspetti per essere più precisi e utili alla conservazione della biodiversità.
Le libellule vivono una parte della loro vita in acqua come larve e l’altra all’aria aperta da adulte. Durante la fase acquatica, si sviluppano in diversi ambienti come stagni, fiumi o laghi, diventando predatori utili per l’equilibrio dell’ecosistema. La varietà degli habitat influisce sulla diversità delle specie, perché alcune sono adattate a un ambiente specifico, mentre altre si adattano meglio a più condizioni. Le larve hanno caratteristiche diverse in base all’ambiente in cui vivono, e questo rende ogni specie unica nel suo comportamento. Il cambiamento climatico, infine, rischia di alterare gli equilibri attuali, modificando la distribuzione e la sopravvivenza di molte specie, motivo per cui la protezione degli ambienti acquatici diventa sempre più urgente.
Tabella riassuntiva dello studio:
| Caratteristica | Dettagli |
|---|---|
| Specie analizzate | 87 specie di libellule europee (93% del totale) |
| Fasi analizzate | Stadio acquatico (ninfa) e stadio terrestre (adulto) |
| Periodo di confronto | Pre-1990 e post-1990 |
| Tratti osservati | Dimensioni del corpo, forma delle ali, lunghezza delle zampe |
| Ambiente analizzato | Clima, acqua disponibile, vegetazione, topografia |
| Metodo usato | Modelli a equazioni strutturali (SEM) e ipervolumi 3D |
| Conclusione | Le caratteristiche delle ninfe influenzano la biodiversità adulta più del contrario |
Libellule e biodiversità: perché studiarle
Le libellule sono insetti suggestivi: sono indicatori ecologici che riflettono lo stato di salute degli ecosistemi d’acqua dolce. Vivono in ambienti particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici e alle alterazioni del territorio. Per questo, studiarle permette di comprendere come le specie reagiscano alle trasformazioni ambientali e quali meccanismi regolino la distribuzione della biodiversità.
A differenza di molte altre specie, le libellule attraversano due ambienti molto diversi nel corso della loro vita: la fase giovanile si sviluppa in acqua, mentre l’adulto vive sulla terra. Questa doppia appartenenza rende più complesso il legame tra caratteristiche morfologiche e condizioni ambientali, aprendo interrogativi ancora poco esplorati.
Cosa sono i cicli vitali complessi
Un ciclo vitale complesso implica una transizione netta tra due ambienti o funzioni biologiche durante la vita di un organismo. Nel caso delle libellule, le ninfe vivono e crescono in ambienti acquatici, dove si nutrono e si sviluppano, mentre gli adulti si spostano in ambienti terrestri per accoppiarsi e riprodursi.
Questa separazione comporta pressioni selettive diverse tra le due fasi. I tratti funzionali che si sviluppano in acqua possono avere effetti diretti sul successo della fase adulta. Al tempo stesso, vincoli evolutivi e biologici possono limitare l’adattamento indipendente dei due stadi vitali.
Gli obiettivi della ricerca
Lo studio ha cercato di rispondere a una domanda centrale: come influisce la relazione tra le fasi acquatica e terrestre della vita delle libellule sulla distribuzione della loro diversità funzionale in Europa? Per farlo, i ricercatori hanno:
- analizzato le correlazioni tra i tratti morfologici delle ninfe e quelli degli adulti;
- valutato l’effetto delle variabili ambientali su entrambe le fasi;
- confrontato dati raccolti prima e dopo il 1990 per osservare l’evoluzione nel tempo.
Come è stato condotto lo studio
La ricerca si è concentrata su 87 specie di libellule del continente europeo, pari al 93% di quelle presenti nell’area analizzata. I tratti considerati riguardavano caratteristiche legate alla mobilità e alla preferenza di microhabitat, come la lunghezza del corpo, la forma delle ali e le proporzioni degli arti.
Per analizzare la diversità funzionale, i ricercatori hanno utilizzato modelli matematici tridimensionali chiamati ipervolumi, in grado di sintetizzare le combinazioni dei tratti presenti in ogni area geografica. L’analisi si è basata su modelli a equazioni strutturali (SEM), una tecnica statistica che permette di valutare simultaneamente i legami diretti e indiretti tra le variabili.
I risultati principali
Il primo risultato emerso riguarda la forte correlazione tra la diversità funzionale delle ninfe e quella degli adulti. Dove le ninfe mostrano un’elevata variabilità morfologica, anche gli adulti tendono ad avere una maggiore diversità funzionale. Questo legame si osserva nello spazio e nel tempo: le caratteristiche delle ninfe osservate prima del 1990 sono in grado di predire la varietà funzionale degli adulti dopo quella data.
Un altro elemento chiave è che l’influenza delle ninfe sugli adulti è più marcata rispetto al contrario. Questo suggerisce che l’ambiente acquatico, dove le libellule trascorrono la fase di sviluppo, ha un impatto duraturo sulla loro morfologia adulta.
Il ruolo dell’ambiente: effetti diretti e indiretti
Lo studio ha mostrato che le condizioni ambientali agiscono in modi diversi sulle due fasi della vita. Alcune variabili, come la temperatura media annua, hanno un’influenza diretta sulla diversità funzionale delle ninfe, mentre gli effetti sugli adulti risultano spesso mediati dai cambiamenti osservati nella fase giovanile.
In particolare, elementi come la copertura forestale, la disponibilità d’acqua e la variabilità topografica possono avere effetti opposti o attenuati tra le due fasi, rivelando una rete complessa di interazioni. Questo significa che i modelli basati solo sulla fase adulta non sono sufficienti per descrivere la risposta delle specie all’ambiente.
Cosa ci insegna lo studio sulle risposte al cambiamento climatico
I dati suggeriscono che le risposte delle libellule ai cambiamenti climatici non si possono comprendere appieno senza considerare entrambe le fasi del ciclo vitale. La temperatura, ad esempio, ha effetti convergenti sulle ninfe e sugli adulti, suggerendo una possibile sinergia nell’adattamento a condizioni più calde.
Al contrario, altre variabili come la disponibilità d’acqua o la morfologia del territorio possono produrre pressioni selettive in direzioni opposte tra acqua e terra, rendendo più difficile per le specie adattarsi rapidamente a cambiamenti ambientali complessi.
Perché i modelli devono cambiare
I risultati della ricerca mettono in discussione i modelli ecologici tradizionali basati su una visione semplificata della biodiversità. Ignorare il ciclo vitale completo di una specie porta a interpretazioni parziali, che non tengono conto delle interazioni tra stadi vitali e dei trascinamenti funzionali tra ambienti diversi.
Per comprendere come gli organismi reagiscono alle trasformazioni ambientali su larga scala, è necessario integrare nella ricerca anche le fasi giovanili, spesso meno visibili ma essenziali per la costruzione della biodiversità. Solo così è possibile migliorare la prevedibilità delle risposte ecologiche al cambiamento climatico e sviluppare strategie di conservazione più efficaci.
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Lettura davvero interessante. In linea generale mi sembra di capire che tutto l’ambiente è interconnesso, salvaguardare la biodiversità vuol dire salvaguardare la vita!