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Le acque del Mar Mediterraneo custodiscono segreti antichi che emergono solo di rado alla superficie, e nell’aprile del 2023 un pescatore ha tirato a bordo un ospite inatteso e prezioso al largo della costa spagnola. Si trattava di un giovane squalo bianco lungo poco più di due metri.
L’evento costituisce un tassello fondamentale per comprendere la sopravvivenza di una specie iconica in un mare chiuso e fortemente antropizzato. La conferma genetica dell’identità dell’animale riaccende i riflettori su un ecosistema che ha visto i suoi grandi predatori diminuire drasticamente nel corso dell’ultimo secolo.
Indice
Un giovane squalo bianco catturato nel 2023 al largo della Spagna conferma la presenza residua di questa specie vulnerabile nel Mediterraneo. L'analisi genetica valida l'avvistamento inserendolo in un contesto storico di declino populationale drammatico.
Gli studiosi dibattono sull'origine dell'esemplare tra le nursery tradizionali del Mediterraneo centrale e quelle emergenti nel Mar Egeo. La presenza del predatore sembra strettamente legata alle rotte migratorie del tonno rosso suggerendo un corridoio trofico nelle acque iberiche.
Un incontro confermato dalla scienza
L’identificazione precisa dello squalo ha richiesto il rigore dei laboratori moderni. I ricercatori hanno estratto il DNA dai tessuti del campione analizzando una specifica porzione del gene COI.
Il confronto con le banche dati genetiche internazionali ha confermato senza ombra di dubbio che si trattava di un esemplare di Carcharodon carcharias. Questa procedura è essenziale poiché nel Mediterraneo vivono altre specie di grandi squali che potrebbero essere scambiate per il grande bianco a un primo sguardo.
La validazione scientifica trasforma un aneddoto di pesca in un dato biologico utilizzabile per tracciare la rotta di una popolazione in via di estinzione. La scarsità di esemplari giovani registrati in questa zona rende la scoperta ancora più significativa per gli studiosi di biologia marina.
Le tracce di una presenza storica e fragile
La memoria del mare è lunga ma frammentaria. Gli archivi storici raccontano di incontri con il grande squalo bianco nelle acque iberiche fin dalla metà dell’Ottocento. Un documento del 1862 descriveva un attacco fatale a un bagnante vicino a Málaga usando il termine locale “marrajo” che i pescatori professionisti associano ancora oggi specificamente allo squalo bianco.
Nel corso dei decenni le prove si sono accumulate sotto forma di segni di morsi su tartarughe Caretha caretta recuperate in mare con ferite semicircolari compatibili con la dentatura di un lamnide. Studi approfonditi hanno raccolto oltre sessanta documenti storici nelle acque spagnole evidenziando come la presenza del predatore sia stata costante seppur rara.
Le ricerche indicano però un calo vertiginoso della popolazione nelle aree periferiche come le Baleari dove l’abbondanza di squali bianchi è crollata di oltre il settanta percento tra il 1980 e il 2016 secondo le analisi di Moro e colleghi pubblicate su Nature (Moro et al. 2020).
Il mistero delle nursery e la rotta dei giovani
La presenza di un esemplare giovanile solleva domande cruciali sui luoghi di nascita di questi animali. Tradizionalmente lo Stretto di Sicilia e il Golfo di Gabès sono stati considerati le principali culle mediterranee per la riproduzione della specie.
Recenti scoperte hanno però indicato la baia di Edremit nel Mar Egeo come una possibile seconda area di nursery dove sono stati osservati numerosi neonati dal 2008 in poi come riportato da Kabasakal e il suo team (Kabasakal et al. 2022). Il giovane squalo catturato in Spagna potrebbe quindi essere nato nel Mediterraneo centrale o orientale per poi migrare verso ovest.
Alternativamente la sua presenza potrebbe suggerire l’esistenza di aree di riproduzione non ancora identificate lungo la costa iberica. La mancanza di dati sui neonati in questa regione specifica rende difficile tracciare con certezza il percorso vitale di questi animali nei loro primi anni di vita.
Il legame invisibile con il tonno rosso

I movimenti del grande cacciatore sembrano danzare a ritmo con quelli delle sue prede preferite. Gli avvistamenti di squali bianchi nel Mediterraneo coincidono spesso stagionalmente con le migrazioni del tonno rosso dell’Atlantico che entra nel mare nostrum per deporre le uova.
Questa correlazione suggerisce che la disponibilità di cibo sia il motore principale degli spostamenti del predatore. Il declino parallelo osservato nel Mar di Marmara dove la scomparsa del tonno rosso ha preceduto o accompagnato la scomparsa quasi totale dello squalo bianco rafforza questa ipotesi di connessione trofica.
Kabasakal ha dimostrato come la riduzione del novantasei percento della popolazione di squali in quella sottozona geografica sia sincronizzata con il crollo degli stock ittici di grandi pelagici (Kabasakal 2016). Le acque spagnole potrebbero quindi funzionare come un corridoio di transito temporaneo dove i giovani squali seguono le rotte delle migrazioni dei tonni.
Una sfida per la conservazione del Mediterraneo
Ogni nuovo avvistamento di uno squalo bianco nel Mediterraneo assume il valore di un segnale di allarme e di speranza. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura classifica la specie come vulnerabile con un declino stimato tra il trenta e il quarantanove percento negli ultimi centocinquant’anni.
La protezione di questo predatore apicale è vitale per mantenere l’equilibrio delle reti alimentari marine e la salute degli ecosistemi di posidonia e alghe. La necessità di programmi di monitoraggio a lungo termine che combinino osservazioni dirette e tecniche avanzate come l’analisi del DNA ambientale diventa urgente.
Solo attraverso una conoscenza approfondita delle rotte migratorie e delle aree di alimentazione sarà possibile elaborare strategie di tutela efficaci per garantire che il grande bianco continui a solcare le onde del nostro mare.
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