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Mentre il mondo discute di energie rinnovabili e transizione dai combustibili fossili una risorsa naturale rimane completamente in ombra. Il suolo contiene più carbonio di tutta l’atmosfera e di ogni forma di vita sulla Terra messa insieme.
Nonostante questa importanza il suolo è stato relegato ai margini anche durante la conferenza COP30 sui cambiamenti climatici. Il sequestro del carbonio nel suolo rimane uno strumento essenziale per affrontare la crisi climatica. La salute del suolo rimane il fondamento di ogni strategia climatica che possa davvero funzionare.
È tempo di riconoscere il suolo non come semplice supporto inerte per l’agricoltura. Deve essere visto come un organismo vivente essenziale per la stabilità del clima, la sicurezza alimentare e la vita stessa sul pianeta.
Indice
Sequestro del carbonio nel suolo in un minuto
Il suolo, che contiene più carbonio di atmosfera e biosfera messe insieme, è stato nuovamente trascurato alla COP30. Pur essendo fondamentale per il sequestro del carbonio, la biodiversità, la sicurezza idrica e la resilienza climatica, non esiste alcun trattato globale vincolante per la sua protezione.
I 9 miliardi di dollari stanziati per il ripristino dei terreni sono insufficienti rispetto ai trilioni investiti in altre aree. I piccoli agricoltori, che producono il 30% del cibo mondiale, ricevono meno dell’1% dei finanziamenti climatici.
È urgente riconoscere il suolo come organismo vivente e integrarlo nei contributi climatici nazionali con obiettivi chiari, a partire dal ripristino della sostanza organica al 3%.
Un grande serbatoio naturale di carbonio
Il suolo superficiale contiene quasi la metà del carbonio organico del pianeta intero secondo ricerche scientifiche recenti. Se fosse uno Stato indipendente sarebbe il secondo più grande pozzo di carbonio al mondo. Solo gli oceani contengono più carbonio.
Grazie a questa straordinaria capacità naturale il suolo potrebbe assorbire fino al 27 percento delle emissioni necessarie per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi Celsius. Il suolo non funziona però solo come accumulatore passivo di carbonio. È un ecosistema straordinariamente ricco e complesso.
Ospita oltre la metà della biodiversità terrestre vivente. Filtra l’acqua che le persone bevono ogni giorno. Fornisce acqua pulita a più della metà dell’umanità mondiale. Regola fenomeni climatici estremi dalla siccità agli incendi dai periodi di inondazione all’erosione del terreno.
Il silenzio del suolo nella conferenza climatica
Alla Conferenza sul clima di Rio il suolo è stato trattato come un dettaglio secondario dell’agricoltura. Non è stato riconosciuto come un pilastro essenziale del sistema terrestre. Si è parlato di ripristino del suolo certamente. Il programma RAIZ ha mobilitato 9 miliardi di dollari americani.
Promette di rigenerare 210 milioni di ettari di terreno degradato. Coinvolgerà 12 milioni di agricoltori nei lavori di ripristino. Questi numeri appaiono incoraggianti nella loro grandezza, ma rimangono però irrisori se confrontati con la vera scala del problema globale.
Basti pensare che gli Stati Uniti da soli spendono ogni anno quasi quattro volte questa somma solo in fertilizzanti artificiali. Nel frattempo il mondo si impegna a spendere oltre 3 trilioni di dollari nell’energia pulita e rinnovabile. Il suolo rimane completamente ai margini dei flussi finanziari per il clima.
Perché i governi ignorano il suolo
Il problema non riguarda solo aspetti tecnici. Coinvolge la concezione stessa del suolo nella nostra società. Il suolo viene visto come una risorsa da sfruttare al massimo. Non viene visto come un organismo vivente da curare e proteggere.
La mitigazione del clima dipende dal suolo. La sicurezza dell’acqua dipende dal suolo. La resilienza agricola dipende dal suolo. Le migrazioni umane sono collegate alla degradazione del suolo.
Nessun meccanismo di finanziamento climatico prevede criteri chiari basati sulla sostanza organica presente nel suolo. Nessun accordo vincolante obbliga i Paesi a ripristinare i loro suoli degradati. Il Comitato per le finanze dell’UNFCCC ha finalmente parlato di agricoltura negli ultimi incontri. Non ha proposto però strade concrete per far arrivare i fondi ai terreni agricoli che ne hanno bisogno.
Come cambiare la situazione
Il cambiamento deve partire da un ripensamento radicale e profondo della nostra visione. Il suolo non è una merce da vendere e comprare. È la base fisica della vita sulla Terra. Come gli oceani ricevono protezione non solo per i pesci che contengono ma per il loro ruolo nel clima globale così i suoli devono essere tutelati.
Devono essere protetti per ciò che davvero sono: pozzi di carbonio attivi, serbatoi d’acqua vitali, depositi della biodiversità terrestre. Ogni contributo nazionale al clima presentato dai Paesi deve includere obiettivi specifici e misurabili per il ripristino del suolo. Devono avere la stessa importanza dei piani “Blue Carbon” che proteggono gli ecosistemi marini.
Il Fondo Verde per il Clima deve introdurre criteri espliciti legati alla materia organica nel suolo. I piccoli agricoltori che custodiscono terre fertili da generazioni meritano un accesso diretto ai finanziamenti climatici internazionali.
L’obiettivo scientifico concreto non è astratto. Consiste nel riportare il contenuto di materia organica nei suoli al 3 percento. Questa soglia è scientificamente riconosciuta per garantire fertilità del suolo, resilienza climatica e sequestro efficace del carbonio.
Il suolo come alleato climatico
Non possiamo combattere il cambiamento climatico tenendo gli occhi fissi solo al cielo e all’atmosfera. Il vero alleato per la stabilità climatica rimane sotto i nostri piedi nel terreno. Un momento Parigi per il suolo cioè un accordo globale vincolante per la sua protezione non è un’utopia irraggiungibile.
È una necessità urgente e pratica. Finché i terreni continueranno a degradarsi progressivamente nessuna tecnologia di cattura del carbonio potrà compensare la perdita di questo gigante silenzioso che dimentichiamo costantemente.
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