Mastodon

Il riscaldamento globale cambia la grandine: tempeste meno frequenti ma più distruttive

33

Risposta breve: A causa del riscaldamento globale, i chicchi di grandine raggiungeranno dimensioni mai viste, con impatti devastanti su agricoltura e infrastrutture. Il rischio non scompare: si concentra in eventi estremi, più difficili da prevedere e gestire. Per saperne di più continua la lettura.

La grandine è uno dei fenomeni atmosferici più violenti e imprevedibili: compatta, veloce, capace di abbattersi su una città o un campo coltivato in pochi minuti, lasciando dietro di sé vetri rotti, tetti sfondati, raccolti distrutti. In Europa, le grandinate causano già oggi danni economici significativi, ma il futuro potrebbe riservare scenari ancora più estremi.

Una nuova ricerca indica che il riscaldamento globale cambia la grandine in modo profondo: le tempeste diventeranno meno frequenti, ma quelle che si verificheranno avranno probabilità crescente di generare chicchi di dimensioni eccezionali, con un potere distruttivo molto superiore. Il cambiamento climatico modifica l’intensità, e la natura stessa delle tempeste: in alcune regioni, potrebbero assumere caratteristiche mai viste prima, simili a quelle tropicali, con conseguenze potenzialmente devastanti per aree finora poco preparate.

Il riscaldamento globale cambia la grandine in un minuto

Il cambiamento climatico sta trasformando la natura delle tempeste di grandine in Europa. Sebbene la loro frequenza potrebbe diminuire, i modelli climatici indicano che i chicchi di grandine saranno mediamente più grandi e più distruttivi. 

Questo paradosso deriva da modifiche nelle correnti ascensionali, nel livello di congelamento e nel wind shear: condizioni che riducono il numero di tempeste ma favoriscono la formazione di grandine gigante nei casi estremi. Nell’Europa meridionale, soprattutto in autunno, si prevede l’emergere di temporali di tipo tropicale capaci di generare eventi devastanti.

Anche se meno frequenti, questi episodi possono causare danni superiori a quelli di molte grandinate minori. Le aree agricole e urbane dovranno adattarsi a un rischio rinnovato, dove la minaccia non è la quantità di tempeste, ma la loro intensità crescente.

Meno grandinate, ma chicchi più grandi

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Newcastle, del Met Office e dell’Università di Bristol ha utilizzato modelli climatici ad alta risoluzione per analizzare l’evoluzione delle tempeste di grandine in Europa nei prossimi decenni. I risultati mostrano una tendenza chiara: il numero complessivo di forti grandinate diminuirà nella maggior parte del continente. Quando si verificheranno, i chicchi di grandine saranno mediamente più grandi e più pesanti, con un aumento del rischio di eventi estremi.

Il motivo va ricercato nelle dinamiche interne alle tempeste. La grandine si forma quando correnti ascensionali intense sollevano goccioline d’acqua oltre la linea del congelamento, dove si trasformano in ghiaccio e crescono accumulando strati. Con il riscaldamento del pianeta, la zona di crescita dei chicchi si sposta più in alto nell’atmosfera, dove le correnti ascensionali sono più deboli.

Di conseguenza, i chicchi trascorrono meno tempo sospesi e cadono prima, riducendo il numero totale di eventi. Ma proprio perché cadono da quote elevate e attraversano strati d’aria più caldi senza sciogliersi completamente, molti riescono a sopravvivere fino al suolo, e quelli che riescono a crescere abbastanza diventano particolarmente massicci.

Il vento in quota, il cosiddetto wind shear, tende a indebolirsi, rendendo più rare le tempeste organizzate e durature. Il wind shear contribuisce ulteriormente alla diminuzione della frequenza, ma non mitiga l’aumento delle dimensioni dei chicchi quando le condizioni locali favoriscono la formazione di grandine gigante.

L’ascesa delle tempeste di tipo tropicale

Mentre gran parte dell’Europa assiste a un calo delle tempeste classiche, una trasformazione silenziosa si profila nel Sud: l’emergere di un nuovo regime meteorologico. Nell’Italia meridionale, nel Mediterraneo orientale e in alcune zone dell’Europa sud-occidentale, si stanno creando le condizioni per lo sviluppo di temporali di tipo caldo, simili a quelli tropicali. Qui, l’aria umida e instabile si accumula negli strati bassi, mentre il livello di congelamento si alza. Anche se queste tempeste non dipendono dal wind shear, possono generare correnti ascensionali violente capaci di produrre chicchi di grandine giganti.

I modelli prevedono che gli eventi diventeranno più probabili in autunno e inizio inverno, periodi in cui oggi le grandinate sono relativamente rare. Per gli agricoltori del Mezzogiorno italiano, della Spagna meridionale o del Nord Africa, il cambiamento climatico e la grandine significano doversi confrontare con minacce nuove, in stagioni in cui le colture sono particolarmente vulnerabili. Per le città costiere, il rischio di danni a infrastrutture, trasporti e edifici aumenta in modo significativo.

Al contrario, le isole britanniche e l’Europa settentrionale vedranno una riduzione quasi uniforme del rischio, con meno tempeste previste anche in termini di intensità. È un quadro disomogeneo, in cui il pericolo non scompare, ma si sposta e si concentra.

Un clima che cambia il volto delle tempeste

I risultati dello studio, pubblicati su Nature Communications, rivelano una complessità maggiore di quanto ipotizzato in passato. Non si tratta semplicemente di un aumento o una diminuzione generica del rischio, ma di una riorganizzazione profonda dei meccanismi atmosferici. Come spiega Abdullah Kahraman, coordinatore della ricerca, in un futuro riscaldato di 5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, la società dovrà affrontare eventi meno frequenti ma localmente più devastanti.

L’aumento delle ondate di calore contribuisce a creare instabilità estrema nell’atmosfera, favorendo esplosioni convettive improvvise. Allo stesso tempo, i fattori che limitano la formazione delle tempeste tradizionali, minor wind shear, correnti ascensionali più deboli in media, non impediscono la nascita di singoli eventi estremi, anzi, ne modificano la fisionomia. Il riscaldamento globale cambia la grandine trasformando il rischio: meno tempeste, sì, ma con un potenziale distruttivo molto più elevato quando si verificano.

Dalla grandine grave alla grandine gigante

La ricerca evidenzia un cambio di regime nelle dimensioni dei chicchi. Mentre il potenziale di grandine “grave” (diametro ≥ 2 cm) tende a diminuire, aumenta la possibilità di eventi con grandine “molto grande” (oltre i 5 cm). Nell’Europa meridionale, il rapporto tra questi due tipi potrebbe raddoppiare entro fine secolo. Un singolo chicco di 8 o 10 centimetri può causare danni paragonabili a quelli di una piccola bomba: sfondare tetti, distruggere serre, mettere fuori uso veicoli e persino danneggiare aerei in fase di decollo o atterraggio.

Gli eventi estremi di grandine, pur essendo più rari nel numero, possono causare perdite economiche enormi in breve tempo. Una sola tempesta concentrata su una città o una zona agricola intensiva può superare in danno il cumulo di molte grandinate minori. E poiché si verificheranno in stagioni inusuali, la preparazione attuale, basata su dati storici, potrebbe non essere sufficiente.

Prepararsi a un rischio rinnovato

Le implicazioni per la pianificazione urbana, l’agricoltura e la protezione civile sono profonde. Come sottolineano i ricercatori, tra cui Lizzie Kendon e Hayley Fowler, non basta ridurre il rischio medio: bisogna prepararsi a eventi estremi senza precedenti. Le recenti tempeste in Italia hanno già causato danni diretti a proprietà, infrastrutture e mezzi di trasporto, dimostrando che il sistema è vulnerabile.

Anche le aree a basso rischio non sono esenti da sorprese: fenomeni di tipo tropicale potrebbero manifestarsi occasionalmente anche nel Regno Unito, seppur con bassa probabilità. Il messaggio è chiaro: il riscaldamento globale cambia la grandine eliminando alcuni pericoli ma trasformandone altri. Meno tempeste non significa più sicurezza. Significa solo che quando arriveranno, potrebbero essere molto più difficili da gestire.

Fonte:

Dal nostro Magazine:

Telegram:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Like
Close
Quando Si Pianta by Agenzia Eco Web Srl
© Copyright 2020. Tutti i diritti riservati.
Close
Preferenze Privacy