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Quando si pianta il tamarindo: Semina, trapianto, concimazione e raccolto

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tamarindo

Il tamarindo è una pianta tropicale che ama il caldo e teme il freddo. Va posizionata in pieno sole e annaffiata regolarmente da primavera ad autunno. Predilige terreni drenati, ricchi di sostanza organica. Concimarlo in primavera con stallatico favorisce una rigogliosa fioritura e fruttificazione. Coltivato nelle condizioni ideali, il tamarindo cresce forte e produttivo.

Il tamarindo è una pianta dai frutti davvero unici e versatili. Si tratta di un albero tropicale appartenente alla famiglia delle Leguminose, il cui nome scientifico è Tamarindus Indica. Originario dell’Africa orientale, il tamarindo viene coltivato soprattutto in India e America Latina.

I suoi caratteristici frutti sono dei grossi baccelli legnosi penduli, che racchiudono una polpa dolce e carnosa dalle molteplici proprietà e usi gastronomici. Per coltivare con successo il tamarindo, è importante conoscere le sue esigenze.

Si tratta di una pianta sempreverde, dalla crescita molto lenta e longeva. Può superare i 100 anni di età. Vediamo dunque quando e come piantare il tamarindo, come gestire la coltivazione e la raccolta dei frutti per ottenere esemplari forti e produttivi.

Scopri tutti i segreti di coltivazione di questa insolita pianta da frutto tropicale, adatta anche alla nostra area mediterranea.

Come piantare i semi del tamarindo

La germinazione dei semi di tamarindo è un processo semplice, che consente di ottenere nuove piante partendo dai frutti maturi. Per prima cosa, i semi vanno tenuti in ammollo in acqua per una notte intera: questo permette loro di assorbire umidità e attivarsi.

Trascorsa la fase di ammollo, i semi possono essere piantati in terra o, meglio ancora, in un vaso. Coltivare il tamarindo in contenitore nei primi mesi di vita permette di controllarne da vicino lo sviluppo.

I semi vanno interrati leggermente, a una profondità di 1-2 cm, e compressi delicatamente nel terreno. Importante mantenere il substrato umido ma non eccessivamente bagnato. Quando le giovani piantine raggiungono i 15-20 cm di altezza, possono essere trapiantate definitivamente in piena terra.

Come coltivare l’albero di tamarindo

Per una crescita rigogliosa, il tamarindo necessita di un’esposizione soleggiata per buona parte della giornata, al riparo dai venti. Come molte piante tropicali, teme il freddo e le gelate tardive, che possono danneggiarlo soprattutto nei primi anni. L’umidità unita al freddo può anch’essa creare sofferenze.

Per questo in climi d’inverno rigido può essere coltivato in vaso e spostato in ambienti riparati nella stagione fredda. In generale predilige terreni ben drenati, evitando i ristagni idrici. Va annaffiato regolarmente in estate, mentre in inverno le irrigazioni vanno diradate. Il tamarindo può adattarsi anche a condizioni di salinità, risultando idoneo per le zone costiere. Concimazioni periodiche in primavera-estate ne favoriscono la produttività.

Irrigazione

L’irrigazione è fondamentale nella fase di impianto e nei primi anni di vita della pianta di tamarindo, quando l’apparato radicale è ancora poco sviluppato. Le piante giovani richiedono annaffiature regolari per un corretto attecchimento e accrescimento.

Con il passare del tempo e l’approfondirsi delle radici, gli esemplari adulti diventano più resistenti alla siccità, accontentandosi degli apporti meteorici. Tuttavia, in caso di lunghi periodi siccitosi, si possono effettuare irrigazioni di soccorso per evitare stress idrici eccessivi.

È importante non eccedere con l’acqua per scongiurare ristagni nel terreno, molto dannosi per il tamarindo. L’irrigazione va dunque dosata in base all’età della pianta, alla stagione e alle condizioni ambientali. Un giusto apporto idrico, senza eccessi, permetterà di ottenere piante sane e produttive.

Concimazione

Per un buon sviluppo e una produzione abbondante, il tamarindo necessita di un terreno fertile e ben concimato. La concimazione va eseguita ad inizio primavera, utilizzando fertilizzanti organici ben maturi ed equilibrati. Ottimi il compost e il letame, che apportano sostanza organica e rilasciano gradualmente elementi nutritivi.

I concimi chimici, in particolare quelli azotati, sono sconsigliati poiché stimolano eccessivamente lo sviluppo vegetativo a discapito della fruttificazione. Possono anche predisporre la pianta ad attacchi di parassiti. Meglio privilegiare concimazioni organiche annuali, integrando con concimi a lenta cessione.

Trapianto

Il trapianto definitivo del tamarindo può avvenire in momenti diversi, in base al clima della zona di coltivazione. Nelle regioni con inverni miti, la messa a dimora può essere effettuata già dopo il primo anno dalla nascita. Dove gli inverni sono più rigidi, è preferibile aspettare il secondo anno.

Prima del trapianto, la buca o il filare vanno preparati con cura, fornendo un buon drenaggio ed eventualmente terriccio di compost per favorire l’attecchimento. La messa a dimora va fatta in primavera, per consentire un rapido affrancamento prima dell’arrivo del caldo estivo.

Una volta trapiantato nella posizione definitiva, con spazio sufficiente per svilupparsi, il tamarindo può raggiungere dimensioni ragguardevoli in altezza e larghezza. Un esemplare adulto e vigoroso può produrre fino a 200 kg di frutti all’anno se coltivato nelle condizioni ideali.

Potature

Il tamarindo necessita di pochi e mirati interventi di potatura, utili per eliminare i rami improduttivi e mantenere una forma equilibrata. I tagli vanno effettuati su rami secchi, danneggiati o troppo vecchi per fruttificare.

Occasionalmente vanno potati anche i rami colpiti da malattie fungine, sempre disinfettando le cesoie con candeggina o fiamma dopo ogni taglio. La potatura serve anche ad agevolare la raccolta dei frutti, liberando la chioma.

Gli interventi cesori vanno eseguiti al termine della raccolta dei frutti, preferibilmente in inverno quando la pianta è in riposo vegetativo. I tagli troppo drastici sono da evitare per non compromettere la produzione futura.

Raccolto

Il periodo di raccolta dei frutti del tamarindo può variare in base alla zona di coltivazione e alle caratteristiche della pianta, ma si colloca indicativamente tra gennaio e aprile. I grossi baccelli vanno raccolti quando hanno raggiunto la completa maturazione, riconoscibile dal colore bruno scuro e dalla consistenza morbida. Ogni albero presenta frutti dal gusto leggermente diverso in quanto a dolcezza e sapore.

Per la raccolta bisogna procedere manualmente, staccando con cura i baccelli maturi per non danneggiare i rami. In questo modo si possono assaporare tamarindi dalle diverse gradazioni di dolcezza all’interno della polpa acida e zuccherina. Dopo la raccolta bisogna estrarre i semi dai baccelli e conservare la polpa in vasetti, sotto spirito o essiccata. I semi invece possono essere utilizzati per riprodurre nuove piante.

Cura e manutenzione nella coltivazione del tamarindo

Il tamarindo è un albero rustico che non necessita di particolari cure per crescere rigoglioso e produttivo. Grazie al suo portamento alto, può essere impiegato per creare zone d’ombra a favore di altre colture come frutteti o ortaggi che prediligono la mezz’ombra.

Richiede però alcuni accorgimenti di base per uno sviluppo ottimale: vangature annuali per mantenere il terreno soffice e ricco di sostanze nutritive, concimazioni organiche, potature di rinnovo e raccolta accurata dei frutti.

Va coltivato in pieno sole, al riparo dai venti, e adeguatamente irrigato in caso di siccità prolungata. Per il resto è molto resistente alle avversità ambientali e poco incline ad attacchi di parassiti.

Con pochi e semplici interventi di manutenzione come concimazione, irrigazione, potatura e rinnovo periodico del terreno, il tamarindo può crescere rigoglioso per decenni, regalando ogni anno abbondanti raccolte.

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