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I prati assorbono una parte delle emissioni di carbonio in città

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Cosa dice lo studio in breve: Uno studio americano dimostra che i prati assorbono CO₂ tutto l’anno, anche in inverno, aiutando a contrastare le emissioni urbane. La scoperta potrebbe migliorare i modelli climatici e le strategie per ridurre l’inquinamento. Per saperne di più continua la lettura.

Un tappeto di erba ben curata che si estende tra parchi, giardini, campi da golf e cimiteri non è solo piacevole da vedere.

Uno studio condotto dai ricercatori della Pennsylvania State University dimostra che i prati all’inglese, spesso trascurati nei modelli urbani sulle emissioni, svolgono un ruolo piccolo ma importante nel regolare i livelli di anidride carbonica. E persino in inverno, quando gran parte della vegetazione entra in riposo, i prati inglesi continuano silenziosamente a lavorare.

I risultati arrivano da una ricerca svolta nell’ambito dell’Indianapolis Flux Experiment (INFLUX). Integrando nei modelli climatici i dati specifici sui prati, il team ha reso più precisa la stima dell’attività biologica delle piante, migliorando il calcolo delle emissioni legate all’uomo.

Lo studio in un minuto

Uno studio condotto dalla Pennsylvania State University ha scoperto che i prati urbani, come quelli di parchi, giardini e campi da golf, contribuiscono ad assorbire l’anidride carbonica (CO₂) presente nell’aria, anche in inverno. Mentre si pensava che la vegetazione fosse quasi inattiva nella stagione fredda, i ricercatori hanno osservato che l’erba continua a svolgere una leggera fotosintesi, riducendo così le emissioni.

La ricerca, parte del progetto INFLUX, ha utilizzato sensori posizionati in un cimitero e su un campo da golf a Indianapolis per misurare gli scambi di carbonio tra suolo e atmosfera. I dati hanno rivelato che i modelli climatici esistenti sottovalutavano questo assorbimento, portando a stime imprecise delle emissioni umane.

In città, dove i prati coprono il 20-30% del territorio, anche un piccolo contributo può fare la differenza. Lo studio suggerisce che una gestione attenta del verde urbano (come irrigazione e taglio regolare) potrebbe migliorarne l’efficacia, e invita a includere questi dati nei calcoli globali per politiche ambientali più accurate.

Tabella riassuntiva assorbimento delle emissioni dei prati

Elemento chiave Risultati dello studio
Soggetto dello studio Prati urbani (campi da golf, cimiteri)
Scoperta principale Assorbimento di CO₂ anche in inverno
Strumenti utilizzati Torri di misurazione (sensori eddy covariance)
Differenza tra siti Prati curati (golf) vs. naturali (cimitero)
Copertura urbana 20-30% del territorio in città come Indianapolis
Implicazioni Modelli climatici più precisi e politiche ambientali migliori

Quanto contano i prati nelle emissioni

Lo studio potrebbe aiutare a ridurre le incertezze nel calcolo delle emissioni umane e orientare politiche più efficaci contro i gas serra. Jason Horne, autore principale della ricerca e dottorando in meteorologia alla Penn State, spiega: «C’è un crescente interesse nel capire i processi che avvengono in queste aree, perché la situazione è complessa».

Nelle città, la maggior parte dei gas serra proviene dalla combustione di carburanti: auto, riscaldamento, industrie, ma la vegetazione complica il quadro.

Le piante assorbono CO₂ con la fotosintesi e la rilasciano con la respirazione e la decomposizione. Distinguere con precisione questi processi è essenziale per isolare l’impronta umana. «Per farlo, dobbiamo capire bene cosa fa la vegetazione», aggiunge Horne.

L’erba non dorme mai (neanche d’inverno)

Per ottenere un quadro chiaro, il team ha posizionato delle torri di misurazione, sensori che registrano gli scambi gassosi tra suolo e aria in due zone diverse di Indianapolis: un campo da golf e un cimitero.

Le rilevazioni sono durate un anno intero, prima e dopo l’inserimento dei dati sui prati nei modelli simulati. La differenza era evidente. I modelli esistenti non riuscivano a replicare il comportamento stagionale osservato sul campo. Un dettaglio chiave? L’inverno.

«I nostri modelli non riuscivano a registrare la CO₂ assorbita attraverso la fotosintesi in pieno inverno», spiega Horne. «Secondo le simulazioni, la vegetazione rilasciava anidride carbonica anche di giorno».

Ma i dati reali hanno mostrato che, anche con temperature sotto zero, l’erba continuava a fare fotosintesi, seppur in misura ridotta. Un’attività minima ma significativa, soprattutto nelle città dove i prati coprono ampie superfici.

Modelli più precisi grazie all’erba

Grazie a queste osservazioni, i ricercatori hanno creato una nuova categoria vegetazionale nei loro modelli. Questa modifica ha permesso di riflettere meglio i tassi di fotosintesi invernale e di calcolare con più precisione il ruolo dei prati nell’assorbire CO₂.

«La fotosintesi dell’erba non è molto attiva d’inverno, ma lo è abbastanza da influenzare i modelli», precisa l’autore dello studio. «E questo può cambiare il modo in cui interpretiamo ogni fonte di emissione».

Se la vegetazione viene erroneamente considerata come un emettitore di carbonio, le stime sulle emissioni umane risultano imprecise. In città come Indianapolis, dove il 20-30% del territorio è coperto da prati, anche piccole differenze hanno un peso.

«Anche un lieve assorbimento di CO₂ in inverno non è trascurabile», sottolinea lo studio. «Se non lo consideri, rischi di sottostimare le emissioni antropiche».

La manutenzione influisce

Dai due siti studiati è emerso un altro dettaglio: il campo da golf, con irrigazione, fertilizzanti e taglio regolare, aveva un’erba più curata rispetto al cimitero, lasciato più libero.

Questa differenza potrebbe incidere sia sull’assorbimento che sul rilascio di carbonio, aprendo la strada a nuovi studi su pratiche di gestione e fattori ambientali.

«Ma una cosa è chiara: i prati meritano ulteriori ricerche», conclude Horne. «Potrebbero aiutarci a ridurre le incertezze nel calcolo delle emissioni umane, guidando decisioni politiche più informate».

Ripensare il verde urbano

Lo studio evidenzia l’influenza sottile ma reale dei prati sulla dinamica del carbonio e rafforza la necessità di affinare i modelli urbani, includendo un quadro più completo dell’attività vegetale.

Inserire i prati nelle simulazioni permette agli scienziati di capire meglio come “respirano” le città, e come la gestione umana del verde possa influenzare questo processo.

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Lo studio:

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