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Particelle di pneumatici inquinano l’acqua dolce con microplastiche tossiche

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Risposta breve: Uno studio recente mette in luce come l’usura dei pneumatici sia una fonte trascurata ma critica di inquinamento delle acque dolci. Le particelle rilasciate contengono sostanze tossiche che danneggiano gravemente gli ecosistemi. Servono soluzioni urgenti, dalla progettazione di pneumatici più sicuri alla gestione del traffico. Per saperne di più continua la lettura.

Una nuova revisione scientifica raccoglie decenni di ricerche sulle particelle di usura dei pneumatici (TWP), minuscoli frammenti che si staccano dai pneumatici e vengono trasportati via. Vento e pioggia possono spazzare enormi quantità di detriti dalle autostrade direttamente nei corsi d’acqua e negli stagni vicini.

Nelle zone ad alto traffico, le TWP possono rappresentare dal 50 al 90 percento di tutte le microplastiche che defluiscono dalle strade durante le piogge. Considerando anche i terreni, quasi il 45 percento delle microplastiche presenti negli ambienti terrestri o di acqua dolce può essere ricondotto all’abrasione dei pneumatici.

Le concentrazioni rilevate nei campioni sul campo variano enormemente; da appena 0,00001 mg per litro fino a 10.000 mg per litro. Valori estremi che evidenziano la presenza di punti critici localizzati.

La ricerca in un minuto

Una nuova revisione scientifica evidenzia come le particelle di usura dei pneumatici (TWP) siano una fonte significativa di inquinamento delle acque dolci. Questi frammenti microscopici, trasportati da vento e pioggia, contengono migliaia di sostanze chimiche, di cui almeno 144 tossiche, come antiossidanti e metalli pesanti.

Nelle aree ad alto traffico, rappresentano fino al 90% delle microplastiche nei corsi d’acqua. Gli studi mostrano che queste particelle danneggiano organismi acquatici, causando stress ossidativo, danni al DNA e ridotta riproduzione, con impatti su biodiversità e cicli ecologici. L’aumento delle temperature e l’acidificazione delle acque peggiorano la tossicità, mentre solo il 2% delle particelle raggiunge il mare, accumulandosi soprattutto vicino alle strade.

I ricercatori chiedono azioni coordinate: nuove formulazioni per pneumatici meno tossici, sistemi di drenaggio migliorati e stili di guida più prudenti. Tuttavia, mancano ancora protocolli standardizzati e dati su molte sostanze chimiche. La revisione sottolinea l’urgenza di limiti scientifici per le emissioni di TWP e di monitoraggi avanzati. Senza interventi mirati, la polvere tossica continuerà a infiltrarsi nei fiumi e laghi, minacciando gli ecosistemi.

I pneumatici rilasciano un mix tossico

Quando si parla di pneumatici, velocità e grip sono più importanti dell’impatto ambientale. Un recente studio ha identificato 2.456 sostanze chimiche diverse contenute nei materiali della gomma, e i test hanno dimostrato che almeno 144 di queste possono essere rilasciate nell’ambiente.

Tra le sostanze chimiche più importanti troviamo l’esametilossi-metil-melamina, il dibutilftalato e l’antiossidante 6-PPD, che si trasforma in una forma altamente tossica chiamata chinone. Altre sostanze, come cadmio e piombo, vengono utilizzate nella gomma come agenti vulcanizzanti e riempitivi.

Hans-Peter Grossart, dell’Istituto Leibniz Institute of Freshwater Ecology and Inland Fisheries, è uno degli autori dello studio.

Durante l’usura dei pneumatici, vengono rilasciate nell’ambiente più sostanze chimiche rispetto a materiali come il polietilene (PE). I ricercatori ritengono che ci siano altre sostanze non ancora identificate che potrebbero fuoriuscire durante l’uso.

La polvere dei pneumatici disturba gli ecosistemi

Gli studi di laboratorio mostrano che le particelle dei pneumatici e le sostanze chimiche che rilasciano causano stress ossidativo, danni al DNA, indebolimento del sistema immunitario e problemi di sviluppo in molti organismi acquatici. Le specie colpite mangiano meno, crescono più lentamente e hanno meno successo nella riproduzione.

A livello più ampio, questi effetti individuali possono cambiare la composizione degli ecosistemi acquatici, alterando i cicli nutritivi e riducendo la biodiversità.

Inoltre, i cambiamenti nelle comunità di microrganismi e alghe potrebbero influenzare il modo in cui carbonio e azoto si muovono nell’ambiente, processi fondamentali per produrre ossigeno e mantenere l’acqua pulita.

Il riscaldamento peggiora gli effetti tossici

L’aumento delle temperature e l’acidificazione delle acque dolci potrebbero peggiorare gli effetti ambientali delle particelle dei pneumatici.

Temperature più alte accelerano le reazioni chimiche, facendo sì che gli additivi escano più rapidamente dalle particelle. Un pH più basso, invece, può rendere i metalli più solubili e quindi più facilmente assorbibili dagli organismi.

Grossart ha sottolineato che i cambiamenti ambientali probabilmente intensificheranno gli effetti dell’usura dei pneumatici e delle sostanze che rilasciano. Questo potrebbe modificare la loro tossicità e influenzare l’attività microbica, i cicli nutritivi e la capacità degli ecosistemi di resistere a questi cambiamenti.

La polvere dei pneumatici si deposita vicino alle strade

Gli studi mostrano che il vento può trasportare le particelle di usura dei pneumatici su aree vaste, con la maggior parte dei frammenti cade vicino al punto di origine, accumulandosi lungo i bordi delle strade, nei fossi di drenaggio e nei sedimenti.

I ricercatori stimano che solo il 2% delle particelle dei pneumatici trasportate dai fiumi arriva fino al mare. Questo significa che intervenire prima, a livello di bacino idrografico, potrebbe ridurre significativamente l’impatto ambientale.

La revisione suggerisce di installare barriere fisiche e migliorare i sistemi di drenaggio per catturare le particelle prima che raggiungano i corsi d’acqua naturali.

Anche i conducenti hanno un ruolo

I ricercatori consigliano ai produttori di pneumatici di cercare nuove formulazioni con meno sostanze chimiche pericolose.

Chiedono inoltre ai pianificatori urbani di ridurre il contatto tra le strade e i corsi d’acqua. Anche i conducenti, però, possono fare la loro parte.

Le soluzioni più efficaci includono lo sviluppo di pneumatici alternativi e una migliore separazione tra strade, sistemi fognari e ambienti naturali. In ogni caso, anche uno stile di guida prudente può contribuire a ridurre l’impatto ambientale.

Richieste di limiti per l’inquinamento da pneumatici

Nonostante le prove che aumentano, ci sono ancora importanti lacune nella conoscenza. Mancano protocolli standardizzati per gli studi sul campo, il che rende difficile confrontare i risultati, e la maggior parte delle migliaia di sostanze chimiche provenienti dai pneumatici non è stata ancora testata per valutarne la tossicità.

La revisione chiede una collaborazione tra diverse discipline per sviluppare sistemi di monitoraggio reali e modelli in grado di prevedere gli impatti. Questi strumenti potrebbero aiutare i regolatori a stabilire limiti scientificamente fondati per le emissioni derivanti dall’usura dei pneumatici (TWP).

La revisione sottolinea che l’usura dei pneumatici rappresenta una fonte rilevante ma spesso ignorata di inquinamento delle acque dolci, sia per la quantità che per la complessità chimica.

Senza un intervento coordinato, che vada dalla riprogettazione dei pneumatici alla gestione del traffico, la polvere prodotta da ogni chilometro percorso continuerà a finire nei fiumi e nei laghi, portando con sé sostanze tossiche che gli ecosistemi dovranno cercare di assorbire.

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