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La Commissione europea ha proposto un obiettivo per ridurre del 90% le emissioni nette dell’Unione entro il 2040, come passo intermedio tra il traguardo del 55% di riduzione entro il 2030 e l’obiettivo di neutralità climatica fissato per il 2050.
Il target contribuirà anche a definire l’impegno che l’UE presenterà nel proprio piano climatico aggiornato sotto l’Accordo di Parigi, da consegnare a settembre. Tuttavia, si teme che la Commissione abbia ceduto alle pressioni politiche, indebolendo l’obiettivo grazie a clausole flessibili, come l’utilizzo di crediti di carbonio internazionali.
Indice
Obiettivo climatico UE 2040 in un minuto
La Commissione europea ha proposto un obiettivo di ridurre del 90% le emissioni nette dell’UE entro il 2040, un passo intermedio tra il -55% previsto per il 2030 e la neutralità climatica al 2050. La proposta include alcune flessibilità che hanno suscitato critiche, come l’utilizzo limitato di crediti di carbonio internazionali (fino a un massimo del 3%) e l’integrazione dei rimuovimenti permanenti di CO₂ nel sistema di scambio delle quote di emissione.
Le misure mirano a rendere più realistico il target, ma per alcuni rappresentano un indebolimento dell’ambizione climatica complessiva. Secondo l’impatto ambientale stimato, l’UE riuscirà a ridurre le emissioni grezze del 75-85%, sottolineando l’importanza di affiancare alle riduzioni dirette anche interventi di rimozione del carbonio, sia naturali che tecnologici.
Il testo dovrà essere approvato da Parlamento europeo e Stati membri entro settembre per supportare l’aggiornamento del piano climatico UE sotto l’Accordo di Parigi, da consegnare alla COP30. Nonostante il via libera della maggioranza qualificata, l’obiettivo per il 2035 richiederà invece l’unanimità tra i Paesi membri.
Le dichiarazioni
L’UE sta mantenendo il corso nella sua ricerca di decarbonizzazione attraverso pragmatismo, flessibilità e responsabilità. Entro il 2040, l’obiettivo è ridurre le emissioni del 90%, un traguardo che stimolerà le tecnologie pulite, aumenterà la competitività e costruirà resilienza contro gli impatti climatici. Si tratta di proteggere le persone, dare potere alle industrie e guidare la transizione globale verso la pulizia.
Qual è l’obiettivo climatico del 2040 per l’UE?
L’UE ha presentato una modifica vincolante alla Legge Europea sul Clima, accordata nel 2021, che stabilisce gli obiettivi del 55% di riduzione delle emissioni al 2030 e della neutralità climatica al 2050. La proposta, avanzata il 2 luglio, prevede una riduzione netta del 90% delle emissioni entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Questa scelta segue il parere del comitato scientifico indipendente dell’UE, che aveva indicato una fascia tra il 90 e il 95%.
Inizialmente prevista per gennaio, la pubblicazione ha subìto ritardi a causa di crescenti pressioni politiche. La versione finale include alcune aperture, introdotte per renderla più accettabile. Tra queste, per la prima volta, si consente l’uso limitato di crediti di carbonio internazionali per raggiungere l’obiettivo.
A differenza degli obiettivi per il 2030 e il 2050, che richiedono solo azioni interne all’UE, questa flessibilità permette di contare su progetti esteri certificati. Un’altra novità riguarda l’inserimento dei rimuovimenti permanenti di carbonio nel sistema di scambio delle quote di emissione e maggiore flessibilità tra i settori dopo il 2030, con la possibilità di compensare eventuali mancati risultati in alcuni ambiti con risultati superiori in altri.
Nota:
Sebbene il comitato scientifico abbia riconosciuto che alcune flessibilità possono facilitare la transizione verso la neutralità climatica, ha sottolineato che non devono ridurre l’ambizione complessiva.
Come saranno utilizzati i crediti di carbonio internazionali?
Per la prima volta, la Commissione europea ha incluso l’utilizzo di crediti di carbonio internazionali per raggiungere un obiettivo climatico. Questi crediti vengono generati fuori dall’Unione europea ma registrati nell’ambito dell’Accordo di Parigi, quindi contano per l’obiettivo dell’UE e non per quello del Paese dove sono prodotti. La Commissione li descrive come una sorta di “rete di sicurezza” per rendere l’obiettivo raggiungibile.
L’uso sarà consentito solo tra il 2036 e il 2040 e limitato al massimo del 3%, una percentuale definita equilibrata tra azione interna e collaborazione globale. Secondo il commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra, i crediti dovranno essere “di alta qualità”, verificabili, certificabili e realmente nuovi. Saranno soggetti a valutazioni d’impatto e a regole chiare sulla loro affidabilità, origine e applicazione. Alcuni esempi includono tecnologie come la cattura diretta del carbonio dall’aria e la bioenergia con cattura e stoccaggio.
La decisione ha suscitato critiche da parte di organizzazioni ambientaliste, che lo considerano un indebolimento dell’obiettivo. Si teme che compromettano l’integrità ambientale e spostino investimenti verdi fuori dall’Europa. A giugno, il comitato scientifico ha espresso dubbi simili, ribaditi successivamente dal presidente dello stesso organismo. Il commissario Hoekstra ha difeso comunque la scelta.
Qual è il ruolo dei rimuovimenti di carbonio?
La parola “net” (netto) nell’obiettivo indica la quantità totale di emissioni che finiscono in atmosfera, calcolata come emissioni grezze meno quelle rimosse attraverso attività umane o naturali. I rimuovimenti possono avvenire tramite soluzioni naturali, come foreste e terreni che assorbono anidride carbonica, oppure con tecnologie che catturano e immagazzinano il carbonio in modo permanente – ad esempio, il sistema DAC (Direct Air Capture).
Secondo la valutazione della Commissione, l’UE riuscirà a ridurre del 75-85% le emissioni grezze entro il 2040, evidenziando l’importanza dei rimuovimenti insieme alle riduzioni dirette. A differenza dell’obiettivo del 2030, che aveva un limite al contributo dei rimuovimenti, ora la Commissione afferma semplicemente che quelli domestici diventeranno sempre più centrali nei piani climatici futuri.
La Commissione è stata criticata per non aver accolto la richiesta di suddividere l’obiettivo in tre componenti: emissioni grezze, rimuovimenti temporanei e rimuovimenti permanenti. La richiesta era arrivata da oltre 100 esperti universitari, aziende, organizzazioni della società civile e centri di ricerca, insieme al comitato scientifico. Uno studio recente del gruppo Carbon Gap ha mostrato che questa divisione fosse fattibile e necessaria, ed è stato criticato non averla inclusa.
La Commissione intende inoltre integrare i rimuovimenti tecnologici permanenti nel sistema di prezzi del carbonio per bilanciare le emissioni residue provenienti da settori difficili da decarbonizzare e favorire la crescita di queste tecnologie. Anche questo aspetto ha ricevuto critiche da ONG come WWF e Climate Action Network Europe.
Quali sono le reazioni all’obiettivo del 2040?
Molte organizzazioni ambientaliste vedono le clausole flessibili come un indebolimento dell’obiettivo. C’è forte resistenza sull’uso dei crediti internazionali, ma una richiesta ricorrente è che, se usati, rispettino criteri molto rigorosi. Gruppi come Climate Action Network Europe vorrebbero che l’UE anticipasse di dieci anni il traguardo della neutralità climatica e hanno criticato la Commissione per non averlo fatto.
Al contrario, diversi think tank hanno elogiato il segnale dato all’esterno. L’organizzazione Strategic Perspectives ha commentato che mostra come sia possibile coniugare prosperità economica, benessere delle persone e una transizione giusta verso l’uscita dai combustibili fossili. Il Centro per gli Studi Politici Europei ha osservato l’importanza dell’annuncio in vista del vertice UE-Cina di fine mese, visto che Pechino non ha ancora presentato il proprio obiettivo climatico aggiornato.
Think tank
Un think tank è un gruppo di esperti che studia e propone soluzioni su problemi specifici, come economia, politica o tecnologia. Lavorano per governi, aziende o organizzazioni, fornendo idee e consigli per prendere decisioni informate.
Dal mondo imprenditoriale, il gruppo Institutional Investors Group on Climate Change ha sostenuto che approvare rapidamente l’obiettivo prima della COP30 darebbe un chiaro segnale agli investitori istituzionali sul percorso dell’UE verso la neutralità climatica. Il Cambridge Institute for Sustainability Leadership ha apprezzato il collegamento con il Clean Industrial Deal, che offre coerenza tra obiettivo e competitività industriale.
Il settore solare ha parlato di un segnale importante per dimostrare che la decarbonizzazione non è un costo, ma un investimento nella competitività, nella sicurezza energetica e nello sviluppo industriale. Ha chiesto alla Commissione di concentrarsi sul quadro post-2030, introducendo obiettivi per le energie rinnovabili, l’elettrificazione e la flessibilità. Anche il settore eolico ha richiesto target annuali per l’espansione del vento e altre fonti rinnovabili, insieme a interventi sui problemi legati alle reti e alle autorizzazioni.
Nota:
L’industria siderurgica ha però messo in guardia: le condizioni per raggiungere l’obiettivo non sono ancora tutte in atto e ha chiesto di accelerare con il Piano d’azione per l’acciaio e i metalli e di lavorare maggiormente per supportare il settore.
Come si collega l’obiettivo 2040 al NDC dell’UE?
L’Unione europea deve anche comunicare il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2035 nell’ambito del proprio piano climatico aggiornato, noto come Contributo Nazionale Determinato (NDC), richiesto dall’Accordo di Parigi. Come molti Paesi, ha mancato la scadenza originale di febbraio 2025 e l’ONU ha concesso il termine fino a settembre 2025, in vista della COP30 in Brasile.
La Commissione ha spiegato che l’obiettivo del 2035 sarà un traguardo intermedio derivato da quello del 2040. Per essere approvato, dovrà ottenere l’accordo unanime dei 27 Paesi membri, diversamente da quanto previsto per il 2040, che potrà passare con una maggioranza qualificata.
Entrambi gli obiettivi sono fondamentali per fissare un alto livello di ambizione a livello globale, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato l’Accordo di Parigi e mentre altri Paesi sono accusati di non aver presentato NDC abbastanza ambiziosi.
Cosa succede adesso?
L’emendamento dovrà essere approvato dagli Stati membri e dal Parlamento europeo prima di diventare legge. Benché seguirà il processo ordinario, potrebbe procedere più velocemente a causa della necessità di concluderlo prima della COP30 di novembre.
La Presidenza danese, attualmente responsabile delle trattative tra i Paesi membri, ha promesso di raggiungere un accordo politico sull’obiettivo 2040 e derivarne il NDC per il 2035 durante un Consiglio Ambientale straordinario fissato per il 18 settembre.
A lungo termine, l’UE dovrà analizzare quali modifiche normative serviranno per centrare il traguardo del 2040. L’obiettivo formerà la base del nuovo piano climatico post-2030, simile al pacchetto Fit for 55, creato per raggiungere il target del 2030. Questa volta, però, la Commissione punta a semplificare e offrire maggiore flessibilità. Il momento preciso in cui arriveranno le nuove proposte sarà chiarito nel programma legislativo del 2026.
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