La plastica ha reso più efficienti i sistemi di produzione alimentare mondiale attraverso la protezione degli alimenti, il prolungamento della conservazione e la facilitazione del trasporto su lunghe distanze.
La plastica sta però tornando nella catena alimentare in una forma pericolosa: le nanoplastiche, frammenti invisibili con dimensioni inferiori a un micrometro. Una ricerca condotta dall’Istituto di Ricerca per la Biologia degli Animali da Allevamento (FBN) di Dummerstorf e dall’Università di Udine rivela che le nanoplastiche entrano nelle cellule degli animali da allevamento e possono contaminare la dieta umana.
I frammenti plastici non transitano semplicemente attraverso l’intestino degli animali: penetrano nei tessuti, si accumulano all’interno delle cellule e potrebbero influenzare la fertilità, la crescita muscolare e la qualità dei prodotti zootecnici destinati al consumo umano.
Indice
Le nanoplastiche entrano nelle cellule degli animali in un minuto
Uno studio rivela che le nanoplastiche entrano nelle cellule degli animali da allevamento e rischiano di raggiungere la nostra dieta. Ricerche del FBN di Dummerstorf e dell’Università di Udine mostrano che nanoparticelle di plastica penetrano nelle cellule ovariche delle mucche e muscolari dei maiali, alterandone funzioni vitali.
Riducono la sopravvivenza cellulare e rallentano la crescita muscolare, con potenziali effetti su fertilità e qualità della carne. Le nanoplastiche arrivano agli animali attraverso mangimi contaminati da pellicole, fertilizzanti e suolo inquinato. Una volta ingerite, possono migrare nei tessuti consumati dagli esseri umani.
Attualmente non esistono metodi affidabili per rilevarle nei tessuti corporei, rendendo difficile valutare il rischio. Questa contaminazione silenziosa rappresenta una nuova frontiera dell’inquinamento, che collega ambiente, salute animale e sicurezza alimentare. Serve ricerca urgente per capire l’accumulo nel tempo e proteggere sia gli animali che i consumatori.
Cosa sono le nanoplastiche?
Le nanoplastiche sono frammenti di materiale plastico con dimensioni inferiori a un millesimo di millimetro, formati dalla degradazione progressiva di oggetti più grandi sotto l’azione combinata della radiazione solare, dell’acqua e dell’attrito meccanico.
Le microplastiche risultano talmente piccole da essere completamente invisibili a occhio nudo, eppure possiedono la capacità di viaggiare attraverso molteplici ambienti: si disperdono nell’aria respirabile, nel suolo agricolo e nei corsi d’acqua utilizzati per irrigazione e abbeveraggio.
Il pericolo più significativo delle nanoplastiche risiede nella loro capacità di trasportare sostanze chimiche tossiche sulla loro superficie e di attirare altri inquinanti presenti nell’ambiente. Quando gli organismi viventi ingeriscono nanoplastiche, i frammenti passano attraverso il tratto digestivo, e possono attraversare le barriere biologiche protettive e penetrare direttamente all’interno delle cellule dei tessuti.
Plastica dentro le cellule bovine e suine
Il team di ricerca ha esposto colture cellulari prelevate da mucche e maiali a nanoparticelle di polistirene in condizioni controllate di laboratorio. I risultati ottenuti sono inequivocabili e preoccupanti: le particelle plastiche si sono integrate all’interno delle cellule animali, sia nelle cellule ovariche prelevate da bovine che nelle cellule muscolari provenienti da suini.
Anja Baufeld del FBN osserva che “quando i ricercatori hanno visto che le nanoplastiche entravano nelle cellule, sapevano che il fenomeno avrebbe potuto avere conseguenze di vasta portata per la salute animale e umana“.
L’ingresso delle nanoplastiche nelle cellule degli animali è un passaggio temporaneo attraverso i tessuti: costituisce un’invasione silenziosa che minaccia processi vitali come la riproduzione e la formazione del tessuto muscolare negli animali destinati alla produzione alimentare.
Effetti sulla fertilità e sulla crescita
Nelle cellule ovariche prelevate da mucche, le nanoplastiche hanno ridotto significativamente la sopravvivenza cellulare, anche se i livelli ormonali misurati sono rimasti relativamente stabili durante gli esperimenti.
Gli scienziati sospettano che i frammenti plastici interferiscano con il modo in cui le cellule si aggregano tra loro, indebolendo la struttura cellulare complessiva e compromettendo potenzialmente lo sviluppo degli ovuli necessari per la riproduzione. Nei tessuti muscolari di maiale, la presenza di plastica non ha causato morte cellulare immediata, ma ha rallentato la proliferazione cellulare e la formazione di connessioni tra le cellule.
A concentrazioni elevate di nanoplastiche, gli esperimenti hanno registrato una riduzione della copertura cellulare, segnale di un ritardo nella formazione delle fibre muscolari. In un animale vivo esposto cronicamente, questi effetti potrebbero alterare la qualità della carne destinata al consumo umano e la salute generale dell’animale.
Un problema ancora invisibile
Gli esperimenti non hanno osservato fenomeni di morte cellulare massiccia né infiammazioni acute nei tessuti esposti, ma l’assenza di effetti drammatici immediati non garantisce la sicurezza a lungo termine.
Le nanoplastiche utilizzate negli esperimenti possedevano superfici lisce e forma sferica, caratteristiche che le rendono molto più innocue rispetto ai frammenti plastici reali presenti nell’ambiente, i quali presentano spesso forme irregolari e superfici cariche di additivi chimici pericolosi. Non esiste attualmente un metodo analitico affidabile per rilevare e quantificare le nanoplastiche nei tessuti vivi degli animali da allevamento.
I ricercatori non possono stabilire quanto materiale plastico raggiunge organi come il fegato, i muscoli o le ghiandole mammarie che producono latte. Senza strumenti diagnostici migliori, risulta impossibile valutare il reale livello di esposizione delle popolazioni umane attraverso il consumo di prodotti animali.
Dalla terra al piatto
Gli animali da allevamento funzionano come un ponte biologico tra l’ambiente contaminato e la tavola dei consumatori. Gli animali mangiano foraggi che possono contenere plastica proveniente da pellicole agricole utilizzate per la pacciamatura, da fertilizzanti contaminati o dalla deposizione atmosferica di inquinanti.
Una volta ingerita attraverso l’alimentazione, la plastica può passare dall’intestino ai tessuti interni attraverso l’assorbimento intestinale. Microplastiche di dimensioni maggiori sono già state identificate e quantificate nella carne bovina e ovina venduta per il consumo umano.
Le nanoplastiche, con dimensioni ancora più ridotte, potrebbero diffondersi più in profondità nei tessuti animali, sfuggendo completamente ai controlli analitici attualmente implementati nelle filiere alimentari. Baufeld sottolinea che “l’inquinamento da nanoplastiche è un problema ambientale astratto: potrebbe avere conseguenze dirette e misurabili sulla salute animale e umana attraverso la contaminazione alimentare“.
Una nuova frontiera dell’inquinamento alimentare
Pubblicata su Science of The Total Environment, la ricerca rappresenta uno dei primi lavori scientifici a dimostrare che le nanoplastiche penetrano nei tessuti degli animali da allevamento destinati alla produzione alimentare. Il team del FBN sta ora avviando nuove indagini per rispondere a domande ancora aperte.
I ricercatori vogliono stabilire quanto a lungo queste particelle plastiche restano nei tessuti animali dopo l’esposizione. Stanno verificando se le nanoplastiche si trasmettono dalla madre alla prole attraverso la placenta o il latte materno. Stanno analizzando se le particelle si accumulano progressivamente nei tessuti con esposizioni ripetute nel tempo.
I dati raccolti potrebbero cambiare radicalmente le pratiche di allevamento animale e i protocolli di sicurezza alimentare implementati dalle autorità sanitarie. L’inquinamento da plastica ha superato i confini delle discariche e degli oceani: si trova ora dentro gli animali che le persone consumano quotidianamente. Ogni frammento di nanoplastica racconta una storia circolare di contaminazione: dai rifiuti plastici umani, alla contaminazione ambientale della terra e dell’acqua, all’ingresso negli animali da allevamento, fino al ritorno nel corpo umano attraverso il consumo di carne, latte e uova.
Fonte pubblicazione:
Dal nostro Magazine:
- Nanoplastiche oceano Atlantico: scoperta shock sui livelli di inquinamento marino
- Come ridurre le microplastiche negli alimenti
- Microplastiche nell’acqua in bottiglia: quando il contenitore diventa il problema
- Scoperte microplastiche nelle ossa umane: nuovi rischi per lo scheletro
- Microplastiche nell’aria degli ambienti chiusi: La scoperta che cambia tutto
Telegram:
