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Oggi il Mar Rosso è un braccio profondo dell’oceano Indiano, lungo oltre 2.000 km tra Africa e Penisola Arabica. Ma circa 6,2 milioni di anni fa, il bacino si prosciugò completamente, trasformandosi in una distesa arida attraversata da saline e laghi super salati. Poi, in un evento geologico improvviso, fu travolto da un’enorme inondazione che ripristinò le condizioni marine in meno di 100.000 anni.
È quanto rivela una nuova ricerca della King Abdullah University of Science and Technology (KAUST), (così afferma dottor Tihana Pensa) che utilizza dati sismici, fossili e batimetria per ricostruire uno dei più estremi eventi ambientali mai registrati sulla Terra. Lo studio dimostra che il Mar Rosso si prosciugò 6,2 milioni di anni fa, prima di essere riempito da un’ondata oceanica così potente da scavare un canyon sottomarino lungo 320 km.
Indice
Il Mar Rosso si prosciugò 6,2 milioni di anni fa in un minuto
Una ricerca KAUST rivela che il Mar Rosso si prosciugò 6,2 milioni di anni fa, trasformandosi in una distesa arida prima di essere riempito da un’enorme inondazione. L’evento, causato dalla chiusura tettonica e vulcanica degli accessi, portò a spessi depositi di sale. Poi, l’oceano Indiano irruppe attraverso Bab-el-Mandeb, scavando un canyon sottomarino lungo 320 km. Microfossili e dati sismici confermano il rapido ritorno alle condizioni marine in meno di 100.000 anni.
A differenza del Mediterraneo, questo evento è avvenuto prima della crisi di salinità messiniana, dimostrando che il Mar Rosso ha una storia geologica autonoma. Il bacino, situato su una giovane dorsale, mostra come mari e oceani possano nascere e morire in tempi relativamente brevi. Studi futuri approfondiranno la cronologia e l’impatto dell’inondazione, migliorando la nostra comprensione della formazione dei bacini oceanici.
Un bacino asciutto e ipersalato
Quando un bacino marino perde il collegamento con l’oceano aperto e l’evaporazione supera l’afflusso d’acqua, può arrivare a prosciugarsi quasi del tutto. È ciò che accadde al Mar Rosso quando i movimenti tettonici e le eruzioni vulcaniche bloccarono i suoi accessi settentrionali e meridionali.
Senza rifornimento, l’acqua evaporò rapidamente, lasciando spessi strati di evaporati, come gesso, anidrite e salgemma, che oggi sono visibili nei dati sismici. Questi depositi raccontano una storia di estrema aridità, con salinità elevate e condizioni simili a quelle del Mediterraneo durante la crisi di salinità del Messiniano.
L’inondazione che rifece il mare
Il ritorno dell’acqua fu drammatico. Attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb, nell’estremo sud, l’oceano Indiano irruppe con forza tale da scavare un canyon sottomarino rettilineo lungo 320 km e profondo centinaia di metri.
Le mappe batimetriche mostrano una geometria tipica di erosione rapida: il flusso principale corre dritto tra bacini profondi, poi si ramifica dove le creste vulcaniche costrinsero l’acqua a deviare. Il canyon sottomarino del Mar Rosso è la cicatrice fisica dell’inondazione che trasformò il bacino secco in un mare collegato permanentemente all’oceano mondiale.
Sale, fossili e segnali sismici
Per datare l’evento, il team ha combinato diversi strumenti. I microfossili di organismi marini planctonici compaiono improvvisamente negli strati sedimentari, segnalando il ritorno delle condizioni oceaniche. Le indagini sismiche rivelano una superficie netta di erosione sotto i sedimenti marini più giovani, coerente con una fase secca seguita da un riempimento rapido.
Gli spessi livelli di evaporiti sottostanti confermano che il bacino era stato chiuso a lungo. Insieme, questi dati indicano che il prosciugamento del Mar Rosso durò decine di migliaia di anni, e il riempimento avvenne in un tempo geologicamente breve, probabilmente poche migliaia di anni.
Una storia diversa dal Mediterraneo
Molti pensano che il prosciugamento del Mar Rosso sia stato un semplice eco della famosa crisi di salinità del Messiniano, avvenuta 5,33 milioni di anni fa. Ma la nuova ricerca mostra che l’evento si verificò prima, circa 900.000 anni prima.
Ciò significa che il Mar Rosso ha avuto una dinamica propria, guidata dai movimenti delle placche africana e arabica e dall’attività vulcanica locale. Il bacino non è un satellite passivo, ma un attore autonomo nella storia geologica del Plio-Pleistocene.
Geologia attiva e nascita di un mare
Il Mar Rosso si trova su una nuova dorsale oceanica in formazione, dove le placche africana e arabica si stanno separando da circa 30 milioni di anni. Inizialmente, era una serie di laghi e golfi isolati; col tempo, si è trasformato in un braccio marino profondo.
Campi vulcanici come gli harrat in Arabia occidentale hanno giocato un ruolo chiave, bloccando temporaneamente i collegamenti idrici. Ogni volta che una barriera vulcanica si rompeva, seguiva un’ondata di acqua di mare. Il ciclo di chiusura e apertura spiega perché il collegamento con l’oceano sia stato intermittente fino a 6,2 milioni di anni fa.
Dalla morte alla rinascita marina
Una volta ricollegato all’oceano Indiano, il Mar Rosso fu rapidamente colonizzato da organismi marini. Le barriere coralline cominciarono a svilupparsi, e il bacino riprese la funzione ecologica.
Oggi è noto per le acque calde e le specie uniche adattate a condizioni estreme. La ricchezza biologica moderna non cancella il passato violento del bacino: mostra invece che dopo eventi catastrofici, la vita può tornare rapidamente, se ripristinati i collegamenti con il mare aperto.
Domande ancora aperte
Restano dettagli da chiarire. Future campagne di perforazione a Bab-el-Mandeb e nelle isole Hanish potranno verificare l’età precisa del canyon sottomarino e misurare quanto bruscamente cambiò la chimica dell’acqua. Una mappatura più fine mostrerà fino a che punto l’inondazione raggiunse i bacini laterali.
I dati affineranno i modelli sul ritmo e l’entità del riempimento del Mar Rosso, aiutando a comprendere meglio come nascono i mari e come il clima e la tettonica interagiscono in tempi geologici brevi.
Fonte:
- La ricerca è stata pubblicata su Communications Earth & Environment.
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