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Il Lawsone estratto dall’henné riduce la fibrosi epatica agendo sulle cellule stellate del fegato

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Studio in breve: Il Lawsone agisce direttamente sulle cellule del fegato che causano la fibrosi. Una speranza nuova per chi soffre di malattie epatiche croniche. Per saperne di più continua la lettura.

Per secoli utilizzato come agente colorante per tingere pelle e capelli, l’henné con nome botanico Lawsonia inermis potrebbe nascondere un potere biologico molto più profondo, quello di rigenerare il fegato umano.

Un team di ricercatori dell’Università Metropolitana di Osaka ha scoperto che il Lawsone estratto dall’henné riduce significativamente la fibrosi epatica agendo direttamente sulle cellule stellate del fegato umano. Un naftochinone presente nelle foglie della pianta, blocca i meccanismi cellulari che conducono alla formazione progressiva di tessuto cicatriziale nel fegato, aprendo la strada a una possibile inversione della fibrosi epatica, una condizione finora considerata quasi irreversibile dal punto di vista medico.

Se confermata negli esseri umani attraverso studi clinici, questa scoperta potrebbe rivoluzionare completamente il trattamento delle malattie epatiche croniche, condizioni che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo.

Il Lawsone estratto dall’henné riduce la fibrosi epatica in un minuto

Uno studio rivela che il Lawsone estratto dall'henné riduce la fibrosi epatica agendo sulle cellule stellate del fegato. Ricerca dell’Università Metropolitana di Osaka mostra che questo composto naturale, derivato dalle foglie di Lawsonia inermis, inibisce la via di segnalazione di YAP e aumenta l’espressione di citoglobina, bloccando la trasformazione delle cellule stellate in agenti fibrogenici. 

Nei modelli animali, il Lawsone ha ridotto biomarcatori chiave della fibrosi come αSMA e COL1A1. Potrebbe essere il primo farmaco in grado di invertire la fibrosi, non solo di gestirla. Il team sta sviluppando sistemi di somministrazione mirati per minimizzare effetti collaterali. La scoperta apre la strada a nuove terapie per malattie epatiche croniche, che colpiscono milioni di persone.

Inoltre, il meccanismo potrebbe essere applicato a fibrosi di altri organi. L’henné passa da colorante tradizionale a candidato farmacologico promettente. Una dimostrazione di come i composti naturali possano offrire soluzioni innovative per sfide mediche moderne.

Fibrosi epatica: quando il fegato sviluppa una cicatrizzazione progressiva

La fibrosi epatica rimane il risultato di un danno cronico e prolungato al fegato causato principalmente da abuso di alcol, epatite virale infettiva, steatosi epatica o obesità. In risposta all’infiammazione tissutale persistente, le cellule stellate epatiche abbreviate come HSC si attivano e si trasformano in miofibroblasti, producendo grandi quantità di collagene e altre proteine della matrice extracellulare.

L’accumulo progressivo di fibrosi altera profondamente la struttura anatomica del fegato, compromettendone la funzione biologica e aumentando il rischio clinico di cirrosi e cancro epatico. Attualmente nella pratica medica non esistono farmaci che invertano completamente questo processo degenerativo: le terapie disponibili mirano solamente a gestire la causa sottostante senza affrontare la cicatrizzazione.

Il Lawsone inibisce l’attivazione delle cellule stellate epatiche

I ricercatori, guidati dal Prof. Tsutomu Matsubara e dalla Dott.ssa Atsuko Daikoku, hanno sviluppato uno screening chimico avanzato per identificare composti biologicamente attivi capaci di modulare le cellule stellate epatiche.

Tra migliaia di molecole testate sistematicamente, il Lawsone si è distinto come un potente inibitore della fibrogenesi epatica. Negli esperimenti su modelli murini, l’utilizzo del Lawsone ha ridotto significativamente i livelli di marcatori chiave associati alla fibrosi epatica denominati YAP, αSMA e COL1A1.

Contemporaneamente, il composto ha aumentato l’espressione della citoglobina designata CYGB, una proteina associata allo stato quiescente delle cellule stellate, suggerendo un ritorno al loro ruolo fisiologico normale nel fegato.

Meccanismo d’azione del Lawsone: YAP e difesa antiossidante integrata

Il Lawsone agisce principalmente inibendo la via di segnalazione molecolare di YAP, un coattivatore trascrizionale coinvolto nella proliferazione cellulare e nella progressione della fibrosi epatica.

Bloccando questa via di segnalazione, il composto previene la sintesi eccessiva e patologica di collagene nel tessuto epatico. Simultaneamente, il Lawsone potenzia la resistenza dello stress ossidativo attraverso l’induzione di CYGB, una proteina che protegge le cellule stellate dall’attivazione patologica.

Un doppio effetto biologico caratterizzato da azione antifibrotica e da protezione antiossidante lo rende un candidato ideale per lo sviluppo di terapie mirate alla fibrosi epatica.

Verso terapie farmacologiche mirate e sicure

Il team di ricerca sta attualmente sviluppando sistemi innovativi di somministrazione mirati specificamente alle cellule stellate epatiche attivate, al fine di massimizzare l’efficacia terapeutica e ridurre contemporaneamente la tossicità sistemica complessiva.

L’obiettivo dichiarato rimane creare formulazioni orali o iniettabili adatte a un uso terapeutico cronico prolungato. Se i test clinici sugli esseri umani confermeranno i risultati preclinici osservati, il Lawsone potrebbe diventare il primo farmaco in grado di invertire effettivamente la fibrosi epatica conclamata, non semplicemente di rallentare la sua progressione.

Un potenziale biologico che va oltre il fegato

Le implicazioni della ricerca si estendono ben oltre il fegato come organo bersaglio. Poiché la fibrosi patologica colpisce anche polmoni, reni e cuore umani, il meccanismo d’azione del Lawsone potrebbe ispirare lo sviluppo di nuovi trattamenti applicabili a livello transorganico.

Il targeting farmacologico dei fibroblasti attivati rimane una strategia trasversale applicabile a molte malattie croniche degenerative presenti nella medicina moderna.

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