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Chi ha iniziato a lavorare da casa durante la pandemia ha guadagnato tempo senza tragitti ma ha perso qualcosa di invisibile. Piccoli spostamenti che sembravano insignificanti, come alzarsi per raggiungere una sala riunioni o camminare fino alla fermata dell’autobus, in realtà componevano una buona parte dell’attività fisica giornaliera.
Una ricerca condotta in Finlandia ha misurato con precisione queste differenze tra giorni trascorsi in ufficio e giorni di lavoro remoto, rivelando cambiamenti che molti non avevano notato.
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Lavorare da casa riduce significativamente il movimento quotidiano. Uno studio finlandese su 97 lavoratori ibridi mostra +44 minuti di sedentarietà e -21 minuti di attività intensa nei giorni remoti. Durante le ore lavorative, l'attività moderata-vigorosa scende a soli 3 minuti. La metà dei partecipanti camminava o pedalava per andare in ufficio. I ricercatori suggeriscono di trovare modi alternativi per rimanere attivi quando si lavora da remoto.
Il movimento che scompare senza accorgersene
L’idea di base dello studio era semplice ma illuminante. I ricercatori volevano capire come gli stessi lavoratori organizzavano il movimento nelle due diverse modalità di lavoro. Hanno seguito 97 dipendenti con un’età media di 42 anni, per lo più donne impiegate in ambito universitario finlandese. Ogni partecipante ha indossato un sensore di movimento sulla coscia per una settimana intera, registrando ogni posizione e spostamento.
I dati raccolti mostrano un quadro chiaro. Durante i giorni di ufficio le persone trascorrevano circa 10,6 ore sedute o sdraiate mentre erano sveglie. Nei giorni di lavoro da remoto questo tempo sale a 11,3 ore. La differenza sembra piccola se guardata singolarmente, ma si tratta di 44 minuti aggiuntivi di sedentarietà che si accumulano giorno dopo giorno.
Dove finiscono i minuti di attività persa
Il cambiamento più marcato riguarda l’attività fisica più intensa, nei giorni trascorsi in ufficio i partecipanti dedicavano 49 minuti a movimenti come camminata veloce, corsa o ciclismo. La stessa attività scende a 28 minuti quando si lavora da casa. Parliamo di una riduzione del 43 per cento che è il calo più significativo rilevato dallo studio.
Anche l’attività leggera subisce una contrazione. Le ore dedicate a camminare o stare in piedi passano da 5 a 4,4 ore giornaliere, questo significa 37 minuti in meno di movimento generale. Il tempo trascorso a letto aumenta invece di 14 minuti, passando da 7,6 a 7,8 ore, anche se i ricercatori precisano che questo dato si basa sulle dichiarazioni dei partecipanti e non misura il sonno effettivo.
Le ore di lavoro concentrano la sedentarietà
La situazione diventa più evidente se si guarda specificamente alle ore lavorative. Quando i dipendenti sono in ufficio trascorrono circa 5,2 ore seduti durante il lavoro. La stessa cifra cresce di 36 minuti quando lavorano da remoto. L’attività leggera durante l’orario di lavoro diminuisce di 26 minuti e quella più intensa cala di 10 minuti.
Il dato più sorprendente emerge dall’attività moderata e vigorosa durante le ore lavorative. Nei giorni da casa i partecipanti ne fanno solo tre minuti circa, il resto del tempo lavorativo si svolge quasi interamente da seduti. Questo pattern continua anche dopo la fine del lavoro. Durante il tempo libero nei giorni remoti le persone accumulano 19 minuti sedentari in più rispetto ai giorni di ufficio.
La postazione di lavoro fa la differenza
La dottoressa Kristin Suorsa dell’Università di Turku ha spiegato che la riduzione del tempo in piedi rappresenta la causa principale dell’aumento della sedentarietà. Molte case non dispongono di scrivanie regolabili in altezza come quelle che si trovano sempre più spesso negli uffici moderni. Questa differenza strutturale costringe i lavoratori a rimanere seduti per periodi più lunghi.
Il passaggio dalla posizione in piedi a quella seduta accounts per 19 minuti della differenza giornaliera. Anche il ciclismo subisce una contrazione. Circa sette minuti di ciclismo si trasformano in tempo seduto e altri quattro minuti diventano tempo a letto. Questi spostamenti apparentemente piccoli compongono il quadro generale del movimento ridotto.
Il tragitto casa-lavoro conta più del previsto
Oltre la metà dei partecipanti allo studio raggiungeva il lavoro camminando o andando in bicicletta. Quando hanno iniziato a lavorare da remoto questo movimento incorporato nella routine è scomparso. I ricercatori hanno notato che i pendolari attivi mostravano differenze maggiori tra giorni di ufficio e giorni remoti durante il tempo non lavorativo.
Le persone che usavano auto o trasporti pubblici presentavano invece variazioni meno marcate. Questa osservazione suggerisce che il tragitto attivo rappresentava una fetta importante dell’attività fisica giornaliera per molti lavoratori. La ricerca non ha potuto stabilire con certezza assoluta questa correlazione, ma il pattern emerge chiaramente dai dati.
Cosa significano questi dati per la salute
È importante sottolineare che lo studio non dimostra che lavorare da remoto danneggi la salute. I ricercatori hanno misurato come le persone trascorrevano il tempo senza valutare parametri clinici come malattie cardiache, glicemia, peso corporeo o livelli di stress. Servirebbero studi più lunghi per capire se questi cambiamenti di movimento si traducono in conseguenze sanitarie misurabili.
Il campione presenta anche limitazioni specifiche. Si tratta di 97 dipendenti per lo più donne che lavorano in contesti universitari finlandesi. Lo stesso pattern potrebbe non applicarsi a lavoratori di altri settori o di altri paesi. I ricercatori non avevano informazioni dettagliate sulle postazioni domestiche, sulle politiche aziendali o sui programmi di benessere offerti dai datori di lavoro.
Trovare equilibrio nel lavoro ibrido
I risultati indicano che le routine lavorative ordinarie forniscono molto movimento senza che le persone ne siano consapevoli. Stare in piedi, camminare tra le stanze, salire scale e spostarsi nell’edificio contribuiscono all’attività quotidiana anche se nessuno li considera esercizio fisico vero e proprio.
Per chi lavora in modalità ibrida la questione non è scegliere tra ufficio e casa in modo definitivo. La sfida consiste nel riconoscere che i giorni remoti richiedono attenzione aggiuntiva al movimento. Potrebbe essere necessario inserire pause attive programmate, usare una scrivania regolabile o dedicare tempo specifico all’attività fisica quando non si ha il tragitto casa-lavoro.
La ricerca pubblicata sull’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity offre uno spunto per ripensare le abitudini domestiche. Lavorare da casa movimento quotidiano sono due elementi che vanno bilanciati con consapevolezza per mantenere benefici simili a quelli dei giorni in ufficio.
Fonte:
- Lo studio è pubblicato sull’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity.