Ascolta l’articolo
Gli inverni caldi stanno rovinando la fioritura dei ciliegi
Il riscaldamento climatico altera i cicli vegetativi delle piante temperate, impedendo spesso il soddisfacimento dei requisiti di freddo invernale necessari per una corretta fioritura primaverile. La ciliegia di Tokyo (Cerasus × yedoensis ‘Somei-yoshino’) subisce danni specifici ai margini meridionali del proprio areale in Giappone perché gli inverni caldi stanno rovinando la fioritura dei ciliegi.
Le analisi condotte tra il 1965 e il 2024 nelle prefetture di Kagoshima e Kumamoto rivelano correlazioni negative tra le unità di raffreddamento cumulative (cCU) e la data di piena fioritura. Inverni miti provocano ritardi nella schiusa dei fiori e riducono drasticamente la percentuale di boccioli aperti durante il picco ornamentale.

Indice
Lo studio analizza l’effetto degli inverni caldi sulla ciliegia di Tokyo (Cerasus × yedoensis ‘Somei-yoshino’) nel Giappone meridionale tra il 1965 e il 2024. Le unità di raffreddamento cumulative (cCU) sotto i 1.500 provocano ritardi nella fioritura fino a 32 giorni e riducono l’apertura dei boccioli dal 90% a meno del 50%.
Valori inferiori a 1.000 cCU causano danni gravi allo sviluppo di fiori e foglie, con aperture sotto il 22%. I dati provengono da 14 siti nelle prefetture di Kagoshima e Kumamoto, confrontando osservazioni storiche JMA e monitoraggi recenti. La ricerca evidenzia la necessità di sostituire la cultivar con specie a basso requisito di freddo per mantenere le tradizioni dell’Hanami davanti al cambiamento climatico.
Ritardi nella fioritura e dati storici
I registri dell’Agenzia Meteorologica Giapponese (JMA) coprono sessant’anni di osservazioni presso l’Ufficio di Kagoshima (M_KG) e quello di Kumamoto (M_KM). La data di piena fioritura a Kagoshima varia da 6 giorni prima a 17 giorni dopo rispetto a Kumamoto, con una media di 2,3 giorni di ritardo.
I valori di cCU a Kagoshima oscillano tra 1.034 e 2.253, mentre a Kumamoto restano sempre sopra la soglia critica, variando da 1.662 a 2.636. Le temperature primaverili a Kagoshima superano costantemente quelle di Kumamoto di 0,7-1,7 °C, rendendo i ritardi osservati ancora più significativi.
Un cCU inferiore a 1.500 indica un raffreddamento invernale inadeguato. In 36 anni con valori superiori a 1.500 cCU, la differenza di fioritura tra i due siti rimaneva contenuta (-6/+6 giorni). Al contrario, in 19 anni con valori inferiori a 1.500 cCU, il ritardo variava da 0 a 17 giorni.
Il ritardo massimo si è registrato nel 2020, quando Kagoshima ha raggiunto solo circa 1.000 cCU. Dati raccolti dal 2022 al 2024 in nove siti aggiuntivi della prefettura di Kagoshima confermano il trend: con cCU sotto i 1.500, i ritardi raggiungono le 4-32 settimane, superando i 16 giorni quando il valore scende sotto i 1.000 cCU.
Intensità della fioritura e sviluppo delle gemme
La concentrazione temporale della fioritura dipende direttamente dall’accumulo di freddo invernale. Valori di cCU elevati generano finestre di fioritura brevi e intense, durate tra 5 e 9 giorni quando il cCU supera 1.500. Valori inferiori a 1.500 cCU allungano il periodo tra prima e piena fioritura da 6 a 19 giorni, disperdendo l’effetto ornamentale.
La percentuale di fiori aperti al picco mostra una correlazione lineare forte (r = 0,916) con le unità di raffreddamento. Nei siti con cCU superiore a 1.500, l’apertura dei boccioli varia dal 68% al 98%. Nei siti con cCU inferiore a 1.500, la percentuale crolla tra lo 0% e il 53%. Nel 2024, il sito di controllo KMT (1.804 cCU) ha registrato il 98% di boccioli aperti, mentre il sito caldo KGS2 (1.241 cCU) ne ha aperti solo il 53%.
Il rapporto massimo di fioritura visiva al picco era del 93% a KMT contro il 34% a KGS2. Molti boccioli non si aprono affatto, cadono prematuramente o mostrano infiorescenze appassite e immature. Lo sviluppo vegetativo subisce danni paralleli. L’apertura delle gemme fogliari terminali scende dal 77-100% (cCU > 1.500) allo 0-68% (cCU < 1.500).

Le gemme laterali passano dal 50-95% al 3-38%. La carenza di freddo invernale compromette la formazione delle foglie, riducendo la capacità fotosintetica dell’albero e la produzione di boccioli per le stagioni successive. Si osserva inoltre la conversione di germogli corti in germogli lunghi, ulteriore fattore di riduzione della fioritura.

Gestione e scenari futuri
L’aumento delle temperature temperate renderà gli eventi di insufficiente agghiacciamento più frequenti e diffusi. La cultura giapponese dell’Hanami, basata sulla fioritura sincrona e abbondante della ciliegia di Tokyo, rischia di subire trasformazioni profonde. I gestori del paesaggio dovranno valutare l’inserimento di cultivar o specie con requisiti di freddo inferiori. Specie native delle zone temperate calde come Cerasus jamasakura, C. kumanoensis o la varietà C. jamasakura var. chikusiensis di Yakushima offrono alternative valide con fabbisogni di cCU ridotti.
Località come Miyazaki, Shizuoka e Kochi mostrano già valori di cCU vicini o inferiori a 1.500, prefigurando ritardi e fioriture deboli nei prossimi decenni. Anche le aree urbane più a nord potrebbero subire impatti simili con il proseguire del riscaldamento globale. I modelli fisiologici basati sulle cCU restano strumenti essenziali per la ricerca, sebbene le temperature medie invernali (10-12 °C corrispondono a soglie critiche di 1.500-1.000 cCU) offrano indicatori più immediati per la comunicazione pubblica.
Il monitoraggio fenologico dovrà evolversi oltre la semplice registrazione delle date di fioritura. Contare i boccioli aperti su rami campione, documentare i tassi di caduta e fotografare le piante in piena fioritura fornirà dati precisi sui disturbi dello sviluppo. Tali informazioni guideranno le decisioni di sostituzione o integrazione delle specie nei parchi urbani e nei siti turistici, preservando il valore culturale ed economico delle celebrazioni primaverili.
Fonte:
Telegram:
