Mastodon

Il paradosso dell’aria pulita ridurre l’inquinamento aumenta il riscaldamento perché le nuvole diventano meno riflettenti

33

In breve: Abbiamo reso l’aria più pulita, ma il pianeta si riscalda più velocemente. È il paradosso dell’aria pulita: un successo per la salute, ma un rischio per il clima. Per saperne di più continua la lettura.

Negli ultimi decenni, le società industrializzate hanno conseguito una vittoria significativa contro lo smog urbano e l’inquinamento atmosferico diffuso. Questa vittoria potrebbe aver comportato il costo nascosto di aver perso un vantaggio climatico invisibile. Uno studio rivela il paradosso dell’aria pulita: ridurre l’inquinamento aumenta il riscaldamento globale perché le nuvole diventano meno riflettenti della radiazione solare.

La ricerca condotta dal dott. Knut von Salzen dell’Università di Washington dimostra che negli ultimi decenni, il miglioramento progressivo della qualità dell’aria atmosferica, soprattutto grazie alla riduzione significativa delle emissioni di aerosol industriali, ha modificato le proprietà fisiche delle nuvole marine rendendole più scure e meno stabili nel tempo.

Con meno particelle di polvere e di inquinanti sospesi nell’atmosfera, le goccioline d’acqua che compongono le nuvole si fondono in gocce di dimensione maggiore, le nuvole perdono complessivamente luminosità e si dissipano più rapidamente nell’atmosfera. La conseguenza diretta consiste nel fatto che una frazione maggiore di radiazione solare raggiunge direttamente gli oceani sottostanti, accelerando il riscaldamento globale dei mari e dell’atmosfera.

Il paradosso dell’aria pulita ridurre in un minuto

Uno studio rivela il paradosso dell'aria pulita: ridurre l'inquinamento aumenta il riscaldamento perché le nuvole diventano meno riflettenti. Ricerca dell’Università di Washington mostra che la riduzione degli aerosol industriali ha reso le nuvole marine più scure e instabili. 

Con meno particelle nell’aria, le goccioline si fondono in gocce più grandi, riducendo l’albedo e permettendo a più luce solare di raggiungere gli oceani. Negli ultimi decenni, la riflettività delle nuvole è calata del 2,8% ogni dieci anni in Atlantico e Pacifico settentrionale. Questo feedback positivo spiega in parte perché il riscaldamento globale abbia superato alcune previsioni. L’aria pulita salva vite umane, ma smaschera un riscaldamento precedentemente compensato dall’inquinamento.

Proposte come il marine cloud brightening mirano a ripristinare la luminosità delle nuvole con sale marino, ma sono ancora sperimentali. I modelli climatici devono essere aggiornati per includere questi effetti. Non si tratta di rinunciare all’aria pulita, ma di capire il suo costo climatico nascosto.

Le nuvole basse oceaniche quale specchio naturale del sistema climatico

Le nuvole di bassa quota che ricoprono gli oceani agiscono come uno specchio naturale del pianeta, riflettendo deliberatamente una porzione significativa della radiazione solare in arrivo nello spazio esterno e allontanandola dal sistema climatico terrestre.

Questo effetto climatico, denominato albedo, rimane cruciale per il mantenimento del bilancio termico complessivo del pianeta Terra. I dati satellitari acquisiti dal sistema CERES della NASA mostrano chiaramente che in due regioni oceaniche specifiche, l’Atlantico settentrionale e il Pacifico nord-orientale, regioni che insieme ricoprono il 14% della superficie terrestre totale, la riflettività intrinseca delle nuvole è diminuita in modo marcato, con un tasso di declino pari a circa il 2,8% per ogni decennio.

Sebbene il calo di albedo misurato risulti relativamente piccolo se considerato in termini percentuali relativi, l’applicazione di questo calo su scala oceanica globale genera conseguenze climatiche significative e misurabili.

La fisica molecolare della formazione e dell’evoluzione delle goccioline d’acqua

Il meccanismo fisico sottostante a questo fenomeno climatico è stato denominato effetto Twomey dalla comunità scientifica: una maggior concentrazione di aerosol atmosferici presenti nell’aria produce un numero maggiore di nuclei di condensazione disponibili, questi nuclei permettono la formazione di un numero maggiore di goccioline di acqua di piccole dimensioni, le goccioline piccole costituiscono nuvole più dense e più riflettenti per la radiazione solare incidente.

Nel contesto della riduzione contemporanea delle emissioni industriali di anidride solforosa, specialmente in conseguenza delle politiche di controllo dell’inquinamento atmosferico implementate in Cina e in altri paesi industrializzati, l’effetto Twomey tende a diminuire e a indebolirsi.

Con la diminuzione della concentrazione degli aerosol sospesi, le nuvole formano un numero inferiore di goccioline d’acqua di piccole dimensioni, le goccioline rimaste tendono a coalescere e a diventare più grandi, e goccioline di maggior dimensione precipitano sotto forma di pioggia e si dissipano dalla nuvola più rapidamente rispetto a goccioline piccole, un fenomeno denominato effetto Albrecht dalla letteratura scientifica.

Il costo invisibile e paradossale del progresso nella qualità dell’aria

L’aumento della concentrazione di anidride carbonica atmosferica continua a progredire inarrestabilmente, tuttavia, secondo questo studio recente, anche l’aria più pulita risulta ora contribuisce in modo misurabile al riscaldamento globale del pianeta.

Questo contributo non avviene perché l’aria pulita sia dannosa intrinsecamente per il clima, bensì perché la riduzione dell’inquinamento comporta l’eliminazione di un “filtro” naturale non intenzionale: le particelle inquinanti aerosol agivano involontariamente quale schermo riflettente della radiazione solare, anche se il loro principale effetto era l’inquinamento dell’atmosfera e il danno alla salute umana.

Sarah Doherty, ricercatrice dell’Università del Wisconsin, chiarisce come nessuno desideri tornare ai livelli di inquinamento atmosferico caratteristici degli anni settanta, tuttavia la comunità scientifica deve comprendere come l’aria più pulita modifichi in modo sostanziale il bilancio energetico radiativo complessivo del pianeta.

Proposte di geoingegneria atmosferica per il ripristino dell’albedo nuvoloso

Alcuni ricercatori e climatologi propongono oggi una strategia di intervento geoingegneristico denominata marine cloud brightening, abbreviato MCB: spruzzare deliberatamente microscopiche particelle di sale marino purificato nell’atmosfera marina al fine di imitare l’effetto climatico dei vecchi aerosol industriali, tuttavia in modo controllato e intenzionale anziché accidentale.

L’obiettivo dichiarato di questa strategia consiste nel ripristinare la luminosità riflettente delle nuvole oceaniche senza reintrodurre l’inquinamento atmosferico dannoso per la salute umana.
La NOAA e altri enti di ricerca governativi avvertono che gli effetti a larga scala planetaria di questo intervento di geoingegneria rimangono ancora incerti e non completamente prevedibili.

L’aggiornamento dei modelli climatici per la previsione del riscaldamento futuro

I nuovi dati satellitari e le analisi climatiche mostrano chiaramente che molti dei modelli climatici numerici utilizzati precedentemente dalla comunità scientifica non avevano previsto completamente la manifestazione di questo fenomeno di declino dell’albedo nuvoloso.

Le simulazioni climatiche aggiornate condotte con i dati attuali confermano che una porzione significativa del calo dell’albedo documentato è strettamente legata alla riduzione della concentrazione degli aerosol atmosferici, e non solamente alle variazioni naturali delle temperature oceaniche e dei cicli oceanici.

La comprensione scientifica di questo feedback positivo tra qualità dell’aria e bilancio radiativo rimane essenziale per affinare le previsioni climatiche future e per migliorare l’accuratezza delle proiezioni di riscaldamento globale futuro.

L’aria pulita rimane una vittoria straordinaria per la protezione della salute umana e della qualità della vita nelle città, tuttavia questo studio rivela che il riscaldamento globale atmosferico era stato in parte mascherato e mitigato dal caldo riflettente involontario fornito dalle particelle di inquinamento aerosol.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications ed è basato su dati satellitari multiennali acquisiti dal sistema CERES della NASA e su modelli numerici avanzati della dinamica del sistema climatico terrestre.

Fonte:

Dal nostro Magazine:

Telegram:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Like
Close
Quando Si Pianta by Agenzia Eco Web Srl
© Copyright 2020. Tutti i diritti riservati.
Close
Preferenze Privacy