Mastodon

I fiumi dell’Alaska stanno diventando arancioni, una trasformazione inarrestabile

41

Risposta breve: Uno studio su un fiume dell’Alaska ha rivelato un profondo cambiamento nella qualità dell’acqua legato allo scioglimento del permafrost. I ricercatori hanno scoperto che la reazione chimica innescata dal disgelo rilascia metalli tossici nei corsi d’acqua. Per saperne di più continua la lettura.

Alaska settentrionale, catena montuosa di Brooks. Ruscelli dalle acque un tempo cristalline si sono trasformati in torrenti color ruggine. L’acqua ha perso la sua limpidezza, emana un forte odore di metallo e dipinge di arancione le pietre del fondale per interi chilometri. Pesci in difficoltà, insetti che non riescono più a sopravvivere: un cambiamento rapido quanto devastante. Gli esperti lo confermano “non si tratta di inquinamento industriale, ma del permafrost che si sta disgregando“.

I fiumi dell’Alaska stanno diventando arancioni in un minuto

1. I fiumi dell’Alaska stanno diventando arancioni a causa dello scioglimento del permafrost, non per inquinamento industriale. Il fenomeno, legato al riscaldamento climatico, libera acidi e metalli tossici dalle rocce sottostanti.

2. L’acqua si arricchisce di ferro, alluminio e cadmio, compromettendo la vita acquatica. Il ferro forma un fango arancione che copre il fondo dei corsi d’acqua, ostacolando la riproduzione di pesci e insetti.

3. Il processo è ormai irreversibile: non ci sono interventi possibili in queste zone remote. Anche le aree più isolate del pianeta mostrano gli effetti del cambiamento climatico, senza scampo.

Lo scongelamento del suolo eterno

Per millenni, il permafrost artico ha funzionato come una cassaforte naturale, sigillando minerali e composti chimici sotto una coltre di ghiaccio perenne. Le temperature crescenti stanno spezzando questo equilibrio millenario. Acqua e ossigeno si infiltrano nel terreno appena liberato dal ghiaccio, scatenando reazioni chimiche nelle formazioni rocciose ricche di solfuri come la pirite.

La sequenza è ben documentata dalla scienza: i solfuri a contatto con l’ossigeno generano acido solforico, che scioglie metalli pesanti come ferro, alluminio e cadmio dalle rocce. Questi elementi vengono poi trascinati via dalle acque superficiali, modificando radicalmente la composizione dei corsi d’acqua dell’Alaska.

Tim Lyons, esperto di biogeochemica presso l’Università della California a Riverside, traccia un parallelo inquietante: “Quello che osserviamo riproduce esattamente il drenaggio acido delle miniere abbandonate. La differenza è che qui non esistono cave o impianti estrattivi. È la natura stessa che si sta alterando mentre il permafrost si scioglie, ridisegnando la chimica del paesaggio“.

Velocità sorprendente della contaminazione

Il fiume Salmon, arteria principale della regione di Brooks, è diventato l’oggetto di uno studio approfondito che ha documentato la rapidità della diffusione del fenomeno. Ma la situazione non si limita a questo singolo corso d’acqua. Dozzine di bacini artici con formazioni geologiche simili stanno attraversando la stessa trasformazione, man mano che il disgelo avanza.

David Cooper, ricercatore dell’Università del Colorado e coautore della ricerca, esprime tutto il suo stupore: “Lavoro e percorro la catena di Brooks dal 1976. Mai avrei immaginato di assistere a modificazioni così profonde nel paesaggio e nella composizione chimica delle acque“.

Il primo segnale d’allarme è arrivato nel 2019. Paddy Sullivan, ecologo dell’Università dell’Alaska, stava volando verso una zona remota per i suoi studi sulla migrazione delle foreste verso settentrione quando il pilota del velivolo gli ha fatto notare che il fiume Salmon aveva un aspetto insolito, non era ancora tornato alla normalità dopo lo scioglimento primaverile e, usando le sue parole, “sembrava una fogna a cielo aperto“.

Quella segnalazione ha dato il via alla collaborazione tra Sullivan, Lyons, Roman Dial dell’Università del Pacifico dell’Alaska e altri specialisti, con l’obiettivo di identificare le cause e misurare l’impatto ambientale.

Concentrazioni pericolose di elementi tossici

Le analisi del gruppo di ricerca hanno confermato una cascata di reazioni geochimiche. Il permafrost che si scioglie mette a nudo rocce contenenti solfuri; l’ossidazione produce acidità; l’acido rilascia metalli nel suolo circostante.

Piccole quantità di questi metalli non solo sono innocue, ma addirittura necessarie per la vita. Il problema sorge quando le concentrazioni superano le soglie di sicurezza, diventando letali per gli organismi acquatici. Le acque del fiume Salmon hanno già oltrepassato i parametri stabiliti dall’Agenzia per la protezione ambientale americana per diversi metalli nocivi alla fauna ittica e agli invertebrati.

Il ferro è l’indicatore più visibile del problema. Una volta ossidato, forma minuscole particelle arancioni che intorbidano l’acqua e si depositano sul letto del fiume. Questo velo impedisce alla luce di penetrare fino alle alghe e alla vegetazione acquatica, mentre ricopre sassi e ciottoli dove si annidano le larve degli insetti e dove i pesci depositano le proprie uova.

Il cadmio presenta rischi meno evidenti ma altrettanto preoccupanti: si concentra negli organi dei pesci, con possibili ripercussioni sui predatori della catena alimentare – dal salmerino costiero agli uccelli migratori, fino agli orsi.

Ripercussioni sull’ecosistema

Al momento, i livelli di metalli nella carne dei pesci non sembrano costituire un pericolo diretto per il consumo umano. Esistono però conseguenze indirette che meritano attenzione.

Il salmone chum, specie centrale nell’alimentazione e nelle tradizioni delle popolazioni native, ha bisogno di ghiaia pulita e ricca di ossigeno per la riproduzione. Quando questi habitat si riempiono di sedimenti sottili e precipitati metallici, l’ossigenazione diminuisce e lo sviluppo delle uova può essere compromesso.

Le modifiche nelle popolazioni di insetti si propagano attraverso tutta la rete alimentare, indebolendo la base nutritiva per i pesci giovani and tutti gli animali che dipendono da loro.

Trasformazione definitiva dei corsi d’acqua alaskani

A differenza delle zone minerarie, dove è possibile installare barriere, sistemi di drenaggio o impianti di neutralizzazione, i fiumi dell’Alaska attraversano territori remoti e inaccessibili, privi di infrastrutture. Le sorgenti di contaminazione sono sparse ovunque il disgelo raggiunga formazioni rocciose dalla composizione appropriata. Non esiste un singolo punto di intervento, né strutture di contenimento da realizzare.

Lyons chiarisce la portata del fenomeno: “Ovunque si trovino le rocce adatte e il permafrost in fase di scioglimento, può scatenarsi la stessa reazione. Una volta avviata, tende ad autoalimentarsi. L’unica soluzione sarebbe un nuovo congelamento del permafrost, scenario improbabile considerando l’andamento delle temperature planetarie“.

“Non appena il processo inizia, diventa impossibile invertirlo“, aggiunge il ricercatore. “Si tratta di un’altra alterazione permanente causata dal surriscaldamento terrestre“.

Segnali del cambiamento climatico

I ricercatori confidano che i risultati dello studio possano aiutare comunità locali, amministratori territoriali e autorità della pesca a organizzarsi meglio: rafforzando il controllo della qualità delle acque, individuando le aree riproduttive più vulnerabili, programmando fonti alimentari alternative in caso di diminuzione delle popolazioni ittiche e adeguando le strategie di gestione ai nuovi scenari.

Il significato più ampio del fenomeno è allarmante. La catena di Brooks è tra le zone più isolate da centri abitati e attività industriali che esistano sulla Terra. Eppure, i suoi corsi d’acqua portano chiaramente l’impronta del riscaldamento globale.

“Pochi luoghi al mondo conservano ancora l’integrità di questi fiumi“, osserva Lyons. “Tuttavia, anche qui, lontano da strade e agglomerati urbani, il segno del cambiamento climatico è inconfondibile. Nessuna porzione del pianeta può considerarsi al riparo“.

Corsi d’acqua un tempo famosi per la loro purezza cristallina raccontano oggi una realtà diversa: quella di ghiacci antichi che per millenni hanno preservato l’equilibrio chimico del territorio e che ora si stanno liquefacendo definitivamente.

Fonte:

Dal nostro Magazine:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Like
Close
Quando Si Pianta by Agenzia Eco Web Srl
© Copyright 2020. Tutti i diritti riservati.
Close
Preferenze Privacy