A tre anni dall’inizio dell’invasione, il conflitto in Ucraina non ha colpito solo le persone: sta lasciando danni profondi anche all’ambiente. Le conseguenze a lungo termine restano difficili da stimare, ma secondo gli esperti avranno effetti duraturi su ecosistemi, fauna selvatica e salute umana, anche se la guerra finisse oggi.
Solo nel primo anno, i danni ambientali sono stati stimati in oltre 56 miliardi di dollari. Dopo tre anni, non c’è ancora una stima complessiva, ma si calcola che siano stati rilasciati in atmosfera quasi 230 milioni di tonnellate di CO₂ tra esplosioni, incendi e attività belliche.
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Inquinamento guerra Russia Ucraina in un minuto
A tre anni dall’inizio dell’invasione russa, l’Ucraina non paga solo un prezzo umano altissimo: l’ambiente è stato profondamente compromesso. Secondo uno studio congiunto tra ricercatori statunitensi e ucraini, il conflitto ha danneggiato il 30% delle aree naturali protette del Paese. I bombardamenti, gli incendi e la distruzione delle infrastrutture, come la diga di Kakhovka e la centrale nucleare di Zaporizhzhia, hanno causato inquinamento di suolo, acqua e aria su larga scala. Si stima che siano già stati rilasciati nell’atmosfera quasi 230 milioni di tonnellate di CO₂.
Oltre al rilascio di esplosivi e metalli pesanti, come piombo, mercurio e arsenico, sono emerse gravi contaminazioni da TNT, sostanza esplosiva considerata cancerogena. Questi inquinanti possono penetrare nel terreno, raggiungere le falde acquifere e contaminare colture, animali e acqua potabile, entrando così nella catena alimentare.
Campioni di suolo prelevati da aree come Kharkiv hanno già mostrato livelli elevati di piombo e cadmio. I metalli pesanti danneggiano i microrganismi del suolo, ostacolano la crescita delle piante e ne riducono la resistenza alle malattie.
Gli autori dello studio chiedono che gli impatti ambientali dei conflitti armati vengano monitorati con maggiore attenzione e che chi distrugge la natura in tempo di guerra sia ritenuto responsabile, al pari di chi commette crimini contro le persone.
La guerra colpisce anche la natura
I ricercatori stanno monitorando l’impatto su paesaggi, foreste, fauna e aree protette. Secondo un’analisi del 2024 condotta da un gruppo di ricerca statunitense e ucraino, circa il 30% delle aree naturali protette del paese è stato danneggiato.
Il gruppo, guidato dal professor Daniel Hryhorczuk dell’Università dell’Illinois, teme che l’occupazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia e la distruzione della diga di Kakhovka possano causare disastri ecologici irreversibili.
A ciò si aggiungono le pesanti contaminazioni di aria, acqua e suolo dovute a sostanze chimiche, oltre al fatto che circa un terzo del territorio nazionale è disseminato di mine e ordigni inesplosi.
Una volta che queste sostanze chimiche si infiltrano nel terreno e nelle falde acquifere, il rischio è che entrino nella catena alimentare attraverso piante, animali e acqua potabile. È un’ipotesi che preoccupa i tossicologi, anche se gli effetti precisi sull’ambiente e sulla salute umana restano in parte sconosciuti.
Catena alimentare
La catena alimentare è la sequenza di chi mangia chi in natura, mostrando il passaggio di energia da un organismo all'altro. Inizia con i produttori (piante), che creano energia dal sole. Poi ci sono i consumatori: erbivori (che mangiano piante), carnivori (che mangiano altri animali) e decompositori (che "riciclano" i resti). Ogni anello della catena è collegato: se uno viene danneggiato, cambia tutto l'equilibrio.
TNT: cancerogeno e tossico
Tra gli agenti più pericolosi presenti negli ordigni ci sono gli esplosivi stessi e i metalli pesanti. Il trinitrotoluene (TNT), ad esempio, è noto per la sua capacità esplosiva, ma anche per la sua tossicità: esperimenti su topi e ratti hanno confermato effetti negativi sul sistema riproduttivo e sullo sviluppo. Secondo Edmund Maser, direttore dell’Istituto di Tossicologia dell’Università di Kiel, il TNT è anche cancerogeno.
Il suo gruppo studia gli effetti delle munizioni affondate nel Mar del Nord e nel Baltico dopo la Seconda guerra mondiale. Le sostanze rilasciate da questi residui bellici stanno danneggiando la fauna marina, riducendone la capacità di crescere e riprodursi.
Mercurio, arsenico e piombo: tossine nel terreno
Alcuni metalli pesanti, come arsenico e cadmio, sono noti per essere cancerogeni. I detonatori degli ordigni contengono spesso mercurio, che accelera l’esplosione del TNT. Il mercurio, però, è anche una neurotossina che può provocare malformazioni nei feti. Il piombo ha effetti simili, aumentando il rischio di aborti e disturbi dello sviluppo.
Cosa vuol dire neurotossina
Una neurotossina è una sostanza chimica che danneggia il sistema nervoso, interferendo con il funzionamento dei neuroni. Può bloccare la trasmissione degli impulsi nervosi, causando paralisi, convulsioni o addirittura la morte. Alcuni esempi comuni includono il veleno di alcuni serpenti, il botulino e alcuni pesticidi. Agisce spesso rapidamente e in piccole quantità.
Studi condotti a Kharkiv, una delle aree più colpite dai combattimenti, mostrano un aumento delle concentrazioni di piombo e cadmio nei campioni di suolo. Secondo Oksana Naidyonova, microbiologa presso l’Istituto Sokolovsky, i metalli pesanti alterano la vita microbica del suolo, danneggiano le piante e riducono l’assorbimento di nutrienti essenziali, rendendole più vulnerabili alle malattie.
Le sostanze non restano necessariamente nel terreno: il vento può trasportarle altrove, e la pioggia può trascinarle in profondità fino a contaminare corsi d’acqua, fiumi e laghi.
Un ciclo tossico
Se ingerite dagli animali, queste sostanze possono risalire la catena alimentare e arrivare fino all’uomo. Maser avverte che anche le falde acquifere possono essere contaminate, mettendo a rischio le riserve di acqua potabile. Se le piante assorbono mercurio o altri inquinanti, questi finiscono nei cibi che portiamo in tavola.
Danni ambientali incalcolabili
Il caso dell’Ucraina mostra quanto possano essere devastanti per l’ambiente le guerre moderne. I danni stimati superano già i 56 miliardi di dollari, ma il costo reale potrebbe essere molto più alto.
Il team di Hryhorczuk chiede che le conseguenze ambientali dei conflitti armati vengano analizzate con più attenzione, che siano adottate misure più efficaci per tutelare l’ambiente in tempo di guerra e che chi devasta gli ecosistemi o dà il via a una guerra venga ritenuto responsabile.
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Fonte:
Approfondimento:
- Climate Damage caused by Russia’s war in Ukraine – Climate Focus
- Rapporto in PDF
- Il grande costo ambientale della Guerra tra Russia e Ucraina – Icona Clima
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