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Sulle rive dei laghi alpini, sei millenni fa, qualcuno sputò un grumo nero di sostanza appiccicosa dopo averlo masticato a lungo. Quel gesto banale, simile a quando oggi si scarta una gomma da masticare, ha lasciato una traccia straordinaria. La gomma da masticare di 6.000 anni fa era fatta di catrame di betulla e conservava saliva, microbi, tracce di cibo e persino il DNA di chi lo ha masticato.
Grazie a strumenti genetici di ultima generazione, gli scienziati hanno trasformato questi antichi grumi in finestre aperte sulla vita quotidiana dei primi agricoltori europei. Da questi frammenti di gomma preistorica emerge un mondo in cui si coltivava grano, si raccoglievano nocciole, si riparavano pentole con colla naturale e si condividevano compiti in base a ruoli di genere. Non servivano tombe o scheletri: bastava un pezzo di resina masticata per raccontare una storia completa di una comunità antica.
Indice
La gomma da masticare di 6.000 anni in un minuto
Scienziati hanno analizzato grumi di catrame di betulla masticati 6.000 anni fa nei villaggi lacustri alpini, rivelando DNA umano, tracce di cibo e microbi orali.
Questi reperti mostrano che i primi agricoltori combinavano colture (grano, piselli) con alimenti selvatici (nocciole, semi di lino), utilizzavano il catrame come colla per riparare utensili e pentole, e probabilmente ne sfruttavano le proprietà antibatteriche per l’igiene orale.
L’analisi ha anche suggerito una divisione di compiti tra generi: il DNA maschile era più frequente sugli adesivi per strumenti, quello femminile sui frammenti usati per la ceramica. In assenza di scheletri, questi “chewing gum” preistorici offrono una finestra unica sulla vita quotidiana neolitica.
Il catrame di betulla come primo materiale sintetico europeo
Il catrame di betulla non è semplice resina. È il materiale sintetico più antico mai prodotto in Europa, ottenuto riscaldando la corteccia di betulla in assenza quasi totale di ossigeno. Questo processo, noto sin dai tempi dei Neanderthal, trasforma la corteccia in una sostanza nera, lucida e appiccicosa, ideale come adesivo impermeabile.
Nei villaggi lacustri del Neolitico, gli abitanti lo usavano per incollare lame di pietra ai manici di legno, sigillare crepe nelle pentole di ceramica o impermeabilizzare contenitori. Prima di applicarlo, lo ammorbidivano con la bocca, masticandolo come una gomma, per renderlo più lavorabile e adatto al lavoro.
Un team guidato dall’archeologa e genetista Anna E. White dell’Università di Copenaghen ha analizzato 30 di questi grumi provenienti da nove siti alpini. Alcuni erano attaccati a utensili o vasi rotti, altri erano stati masticati e abbandonati vicino al fuoco. Grazie a biomarcatori chimici e a sequenziamento del DNA antico, i ricercatori hanno ricostruito non soltanto gli ingredienti del catrame, ma anche chi lo usava e per quali scopi specifici.
I resti biologici intrappolati nella gomma preistorica
I grumi masticati contenevano un vero e proprio archivio biologico ricco di informazioni. Il DNA vegetale ha rivelato la presenza di grano, orzo, piselli, semi di lino, papavero, faggio e nocciolo. Questa combinazione dimostra come i primi agricoltori non abbandonassero le risorse selvatiche, bensì integrassero colture domestiche con alimenti raccolti nei boschi circostanti.
Su alcuni frammenti di catrame usati per riparare pentole, sono state trovate tracce di piselli e nocciole, suggerendo che quei vasi servissero specificamente per cucinare o conservare quegli alimenti. Anche il DNA animale ha raccontato storie sorprendenti. Su punte di freccia sono state rilevate tracce di cinghiale e pesce, segno che le stesse armi venivano usate in contesti diversi, nella caccia e nella pesca.
Su un vaso riparato è apparso il DNA della pecora, probabilmente legato al consumo di latte o carne da parte dei suoi proprietari. Nel microbioma orale intrappolato nel catrame, sono emersi batteri che oggi aiutano a ricostruire la salute dentale e le abitudini alimentari di chi masticava quella gomma antica.
La divisione del lavoro rivelata dal DNA antico
Nei villaggi lacustri, le ossa umane raramente si conservano a causa del suolo umido. Il catrame invece sì, e porta con sé il DNA di chi lo ha toccato durante il suo utilizzo quotidiano. Analizzando i campioni, i ricercatori hanno scoperto che il DNA maschile era più frequente sugli adesivi per utensili, mentre quello femminile appariva principalmente sui pezzi usati per riparare la ceramica.
Questo dato non è una prova definitiva, tuttavia suggerisce una divisione del lavoro basata sul genere. Uomini e donne avevano compiti diversi, anche nell’uso quotidiano di questa colla naturale nell’economia preistorica.
Questo approccio permette di studiare la vita sociale senza dover scavare tombe. Un semplice grumo di resina masticata diventa una biografia silenziosa di chi lo ha usato millenni fa.
Le proprietà medicinali del catrame di betulla
Il catrame di betulla non era soltanto funzionale dal punto di vista tecnico. Contiene composti fenolici con proprietà antibatteriche, noti per contrastare i microbi orali e le infezioni della bocca. È possibile che gli antichi lo masticassero non soltanto per ammorbidirlo, bensì anche per alleviare dolori gengivali o mantenere l’igiene dentale, fungendo da sorta di dentifricio preistorico.
Questa doppia funzione, tecnologica e terapeutica, rivela una profonda conoscenza empirica del mondo naturale da parte delle comunità neolitiche.
Le storie nascoste nella gomma da masticare di 6.000 anni fa
Questi grumi neri, spesso ignorati negli scavi archeologici, si rivelano oggi fonti straordinarie di informazioni sulla vita preistorica. Raccontano di agricoltori che combinavano colture domestiche e raccolta selvatica, di artigiani che personalizzavano le loro colle mescolando resine di pino al catrame di betulla, di famiglie che riparavano pentole anziché buttarle, in un’epoca in cui ogni risorsa contava per la sopravvivenza.
Mostrano come la scienza moderna possa dare voce a chi non ha lasciato scritti, monumenti o scheletri, ma soltanto un gesto quotidiano, immortalato nel tempo. La gomma da masticare di 6.000 anni fa rappresenta così un ponte affascinante verso il mondo dei nostri antenati agricoltori.
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