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Gestione ecologica delle erbe spontanee nell’orto

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L'orto prevede di integrare le cosiddette erbe infestanti nell'ecosistema colturale, piuttosto che eliminarle. Queste piante spontanee, se gestite correttamente, possono portare numerosi benefici: proteggono il suolo, lo fertilizzano, indicano eventuali squilibri e incrementano la biodiversità. Per questo è importante imparare a riconoscerle e a sfruttarne il potenziale, anziché contrastarle inutilmente. L'obiettivo è creare un sistema autosufficiente che mimi gli equilibri della natura.

Nell’orto biologico le cosiddette “erbe infestanti” andrebbero piuttosto considerate preziose piante spontanee. La loro presenza può rivelare molte informazioni sulle condizioni del terreno e, se gestite correttamente, possono addirittura migliorarne la fertilità. È il caso ad esempio della gramigna, una tipica pianta pioniera che compare in suoli poveri di sostanza organica.

Anziché estirparla (se hai necessità qui una guida per eliminarla), lasciarla crescere può portare benefici, creando uno strato pacciamante e attirando insetti utili. Lo stesso vale per altre spontanee come trifoglio e senape. Incrementando la biodiversità con un pascolo controllato, inoltre, il suolo diverrà più ricco e fertile, prevenendo lo sviluppo eccessivo di graminacee.

Lasciar crescere la gramigna per migliorare il terreno

La gramigna è considerata una infestante fastidiosa nell’orto, ma in realtà può portare benefici se gestita correttamente. Questa graminacea è una pianta pioniera che compare in terreni poveri di sostanza organica. Sradicarla continuamente è una lotta impari: la gramigna tornerà più forte di prima con il suo esteso apparato radicale.

Un approccio ecologico prevede di lasciarla crescere: sviluppandosi, la gramigna forma un fitto tappeto erboso che ha l’effetto di pacciamare e proteggere il suolo. Attira insetti utili e animali che con le loro deiezioni arricchiscono il terreno di preziosa materia organica. Quando in autunno la gramigna dissecca, si può interrare con una leggera lavorazione. Il risultato è un terreno più fertile e strutturato, dove patogeni temibili come la gramigna stessa trovano condizioni meno favorevoli per proliferare in eccesso.

Piante spontanee indicatrici delle condizioni del suolo

Osservare con attenzione le erbe spontanee presenti nel nostro orto può dirci molto sulle condizioni del terreno. Ogni pianta infatti predilige un habitat con specifiche caratteristiche. Ad esempio, l’abbondante presenza di gramigna indica un suolo povero di sostanza organica e bisognoso di cure. Al contrario, la comparsa di piante come attaccamani e farinello segnala un eccesso di azoto e di concimazioni.

Noi abbiamo notato come la piantaggine proliferi in zone calpestate e compatte, mentre la sambuca prediliga i terreni umidi. Osservando questi bioindicatori, possiamo risalire a carenze o squilibri ed intervenire di conseguenza. Ad esempio, la presenza di trifoglio denota scarsità di azoto e suggerisce di apportare letame maturo. In generale, incrementare la biodiversità vegetale con piante spontanee è un ottimo modo per garantire un ecosistema equilibrato.

Erbe spontanee nei terreni argillosi

I terreni argillosi, compatti e soggetti a ristagni idrici e difficili da coltivare, tendono a favorire la proliferazione di alcune erbe spontanee particolarmente adattate. Per esempio, la veronica e il farinello si sviluppano bene in queste condizioni. Gestire l’argilla in modo da migliorarne la struttura e il drenaggio, ad esempio con l’aggiunta di ammendanti organici, può aiutare a ridurre la crescita eccessiva di queste infestanti. Al tempo stesso, si creano le condizioni per ospitare una maggiore varietà di erbe spontanee.

Farinello

Il farinello è una pianta erbacea spontanea che predilige i terreni argillosi, acidi e con ristagni idrici. La sua diffusione eccessiva è spesso indice di suoli poco drenati e compatti. Il ciclo può essere annuale o biennale, con fioritura gialla tra aprile e agosto. Per contenere il farinello è bene migliorare la struttura del terreno, ad esempio con l’apporto di sostanza organica.

Veronica

La veronica è una pianta spontanea molto diffusa nei terreni argillosi e acidi. Il suo eccesso denota scarsa aerazione del suolo. Ha portamento strisciante, fiori blu-lilla e foglie ovali con margini seghettati. Per limitarne la diffusione, oltre a migliorare la struttura del terreno, è utile sfoltire manualmente le piantine ed evitare ristagni idrici con opportune canalizzazioni. Anche la consociazione con specie competitive può contenerne la crescita.

Incrementare biodiversità

Incrementare la biodiversità nell’orto è un obiettivo importante per garantirne l’equilibrio ecologico ed evitare monocolture dannose. Una soluzione adottata da alcuni coltivatori di olivi è creare un pascolo controllato di pecore e asini, lasciando il terreno incolto. In questo modo, in pochi anni la varietà di piante spontanee crescerà notevolmente, mentre erbe infestanti come la gramigna diminuiranno.

Senza lavorazioni, il terreno può ospitare trifogli, luppolo, finocchio selvatico ed erbe aromatiche, che attirano insetti impollinatori e avifauna. Anche la fertilità migliora grazie alle deiezioni animali. È confermato che maggiore è la biodiversità vegetale, più l’ecosistema è in salute. Inoltre, la competizione tra specie diverse impedisce il predominio di una sola. Per questo, favorire le spontanee e alternare diverse colture è una buona pratica sostenibile.

Trifogli

I trifogli crescono bene nei terreni con pH subacido o subalcalino, poco concimati e poveri di azoto. Prediligono posizioni soleggiate e si adattano ai diversi tipi di suolo. Sono piante erbacee a ciclo annuale o perenne che fioriscono in primavera-estate. Arricchiscono il terreno di azoto grazie ai batteri simbionti presenti nelle radici.

Luppolo

Il luppolo è una pianta perenne rampicante che predilige terreni profondi, freschi e fertili. Cresce bene in posizioni semiombreggiate con sostegni su cui avvolgersi. Produce infiorescenze aromatiche d’estate, che vengono utilizzate nella birra. Tollera potature anche drastiche durante il riposo vegetativo.

Finocchio selvatico

Tipica pianta mediterranea, il finocchio selvatico predilige terreni soleggiati, profondi e con buon drenaggio. Cresce spontaneo ai margini di campi e strade. Il ciclo è annuale o biennale con fioritura estiva. Le foglie e i frutti hanno aroma gradevole e vengono usati in cucina.

Erbe aromatiche

Origano, maggiorana, timo e basilico crescono bene in terrazzi e giardini esposti a sud. Prediligono suoli leggeri, ben drenati e a reazione neutra o basica. Sono perenni sempreverdi o annuali con fioriture estive. Si raccolgono foglie e fiori per insaporire i cibi.

Migliorare la fertilità del suolo per prevenire la gramigna

Per prevenire la massiccia crescita della gramigna, è importante adottare tecniche di gestione del suolo che ne migliorino la fertilità e la dotazione di sostanza organica. Un metodo efficace è la pacciamatura organica: stendendo uno strato abbondante di materiali come paglia, fieno o compost maturo sulla superficie del terreno, si incrementa l’attività microbiologica e la disponibilità di elementi nutritivi. Inoltre, la pacciamatura mantiene il suolo umido e limita la crescita delle infestanti.

Anche il sovescio con leguminose azotofissatrici arricchisce e struttura il terreno, rendendolo meno favorevole alla gramigna. Infine ma non per importanza, la rotazione colturale evita l’impoverimento della fertilità che porta al predominio di questa infestante. Adottando queste buone pratiche di gestione ecologica del suolo, la gramigna troverà condizioni meno idonee alla sua rapida diffusione e l’orto potrà ospitare una maggiore biodiversità di specie.

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