Il settore agricolo italiano sta vivendo una trasformazione energetica significativa grazie alle recenti misure attuative del Decreto Ministeriale Pratiche Ecologiche. Secondo i dati presentati nello studio “BIOGAS: PRODUZIONE E PROSPETTIVE IN ITALIA” di Sergio Piccinini del Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, il biogas è una risorsa sempre più strategica nel panorama delle energie rinnovabili in Italia.
Con un potenziale di sviluppo che potrebbe portare da 1.200 a oltre 2.400 impianti, il biogas agricolo è solo un’opportunità energetica e una soluzione concreta per ridurre l’impatto ambientale delle aziende agricole. Le nuove misure, fortemente sostenute da Coldiretti, mirano a incentivare pratiche ecologiche nella produzione energetica e a valorizzare sottoprodotti come il digestato, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti chimici.
Indice
Coldiretti accoglie con favore le misure attuative per il “biogas fatto bene”
Coldiretti ha espresso pieno sostegno alla pubblicazione delle misure attuative del decreto ministeriale Pratiche Ecologiche, considerandole un passo fondamentale per incrementare la produzione di energia rinnovabile nel settore agricolo. Attualmente, le energie rinnovabili provenienti dall’agricoltura costituiscono il 16% del consumo energetico nazionale, un dato che potrebbe crescere significativamente grazie agli incentivi previsti.
Il provvedimento promuove gli investimenti degli agricoltori che adottano pratiche ecologiche per la produzione di biogas, inclusa la minima lavorazione del suolo, tecniche a basse emissioni per la distribuzione del digestato e un uso più efficiente dei nutrienti. L’obiettivo è doppio: ridurre l’impatto ambientale e aumentare la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Dal 2019, l’Italia ha fatto progressi notevoli in questo campo, passando da circa 1.200 impianti a un potenziale sviluppo di oltre 2.400 impianti di biogas e biometano agricolo. Questo incremento ha portato il settore agricolo a coprire il 71,5% della potenza installata nel settore del biogas a livello nazionale.
Cos’è la digestione anaerobica e come trasforma gli scarti in energia
La digestione anaerobica è un processo biologico che avviene in assenza di ossigeno, durante il quale la sostanza organica viene trasformata in biogas composto principalmente da metano (50-80%) e anidride carbonica. Il processo coinvolge diversi gruppi di microrganismi che lavorano in sequenza per convertire materiali complessi in composti più semplici e infine in metano.
Per funzionare efficacemente, gli impianti di biogas richiedono condizioni specifiche: un pH intorno a 7-7,5 e temperature di circa 35°C per i batteri mesofili o 55°C per quelli termofili. Il tempo di residenza del materiale organico all’interno dei digestori varia da 14 a 30 giorni in condizioni mesofile, mentre in termofilia può scendere sotto i 14-16 giorni.
La produzione di biogas varia in base al tipo di materiale utilizzato:
- I liquami suini possono generare tra 0,25 e 0,50 m³ di biogas per kg di solidi volatili
- I liquami bovini producono tra 0,20 e 0,30 m³ di biogas per kg di solidi volatili
- Gli scarti alimentari domestici e della ristorazione arrivano a 0,50-0,60 m³ di biogas per kg di solidi volatili
Durante il processo, si ottiene generalmente una riduzione del 50% dei solidi volatili presenti nel materiale di partenza, contribuendo così anche alla riduzione dei rifiuti organici.
I 193 milioni di euro a disposizione: come verranno investiti
Il decreto prevede uno stanziamento di 193 milioni di euro destinati a diverse misure per il potenziamento del settore. Una parte significativa dei fondi finanzierà:
- Investimenti per diffondere pratiche ecologiche nella produzione di biogas
- Creazione di poli consorziati per il trattamento centralizzato del digestato e degli effluenti
- Miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti esistenti di proprietà di aziende agricole che non hanno beneficiato degli incentivi del DM 15 settembre 2022
- Sostituzione di trattori agricoli obsoleti con modelli moderni alimentati esclusivamente a biometano
Il piano di investimenti mira a superare uno dei principali ostacoli allo sviluppo del biogas in Italia: l’elevato costo iniziale degli impianti. Come evidenziato dallo studio del CRPA, i sistemi di digestione anaerobica richiedono investimenti consistenti, ma possono garantire un ritorno economico significativo nel medio periodo.
Dal campo all’energia: tipologie di impianti biogas nelle aziende agricole
Gli impianti di biogas si distinguono in diverse categorie in base alle tecniche utilizzate:
- Digestione a secco (dry digestion): quando il substrato ha un contenuto di sostanza secca superiore al 20%
- Digestione a umido (wet digestion): quando il substrato ha un contenuto di sostanza secca inferiore al 10%, la tecnica più diffusa con i liquami zootecnici
- Processi monostadio: tutte le fasi avvengono contemporaneamente in un unico reattore
- Processi bistadio: la fase di idrolisi e fermentazione acida avviene prima della fase metanigena
In Italia, secondo i dati del 1999 aggiornati nel documento del CRPA, erano presenti 72 impianti di biogas funzionanti con liquami zootecnici, di cui 5 centralizzati e 67 aziendali, principalmente concentrati nelle regioni del Nord (39 in Lombardia, 7 in Emilia-Romagna, 12 in Trentino-Alto Adige).
Un esempio pratico è l’impianto realizzato in un allevamento suinicolo in provincia di Parma nel 1993, che ha dimostrato come un sistema semplificato possa generare benefici economici di circa 29.200 euro all’anno, recuperando l’investimento iniziale in circa 3,1 anni.
Il doppio valore del digestato: riduzione dei fertilizzanti chimici e sostenibilità
Il digestato, sottoprodotto del processo di digestione anaerobica, sta acquisendo un ruolo sempre più importante nel panorama agricolo. Il decreto lo riconosce come elemento strategico per ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.
A differenza dell’agricoltura tradizionale, dove fino al 70% dei fertilizzanti può essere perso per dilavamento, l’utilizzo del digestato permette un uso più efficiente dei nutrienti. Gli studi del CRPA dimostrano che il digestato mantiene le proprietà fertilizzanti del materiale di origine, ma in una forma più facilmente assimilabile dalle piante.
Il decreto prevede contributi specifici per la creazione di poli consorziati dedicati al trattamento centralizzato del digestato. Questo approccio mira a massimizzare i benefici ambientali riducendo al contempo i costi per le singole aziende agricole.
Benefici economici e ambientali per le aziende agricole italiane
L’adozione di impianti di biogas offre molteplici vantaggi per le aziende agricole:
- Riduzione delle emissioni: diminuzione delle emissioni di gas serra, in particolare metano e anidride carbonica
- Miglioramento della qualità dei fertilizzanti: il digestato è più stabile e meno odorigeno rispetto ai liquami non trattati
- Integrazione del reddito: la vendita di energia elettrica alla rete nazionale genera un’entrata economica aggiuntiva
- Abbattimento dei costi energetici: l’autoconsumo dell’energia prodotta riduce le spese aziendali
L’analisi economica condotta dal CRPA sull’impianto di Parma mostra che, nonostante un investimento iniziale di circa 90.900 euro (nel 1993), i benefici netti annuali si attestavano intorno ai 29.200 euro, con un tempo di recupero dell’investimento di soli 3,1 anni.
L’esperienza italiana nel contesto europeo: crescita e potenziale futuro
Sebbene l’Italia abbia fatto progressi significativi, rimane ancora indietro rispetto ad altri paesi europei. In Germania, secondo i dati del 2003 riportati nel documento, erano già operativi circa 2.000 impianti con una potenza elettrica installata di circa 250 MW, contro i 72 impianti censiti in Italia nel 1999.
Un fattore chiave del successo tedesco è stata la politica di incentivazione, che garantiva un prezzo per l’energia elettrica da biogas di circa 10 centesimi di euro/kWh per un periodo di 20 anni, oltre a un contributo sull’investimento pari al 25%.
Il potenziale italiano è comunque notevole: la ricerca stima che l’energia potenzialmente recuperabile annualmente dai rifiuti organici avviabili a digestione anaerobica nei Paesi dell’UE sia di circa 209 milioni di MWh. Con l’attuale sistema di incentivi basato sui “certificati verdi”, che valgono circa 7,5-8 centesimi di euro per kWh, il biogas può diventare una fonte di reddito interessante per molte aziende agricole.
La sfida per il futuro sarà trasformare le attuali 1.200 installazioni nelle potenziali 2.400, consolidando il ruolo dell’agricoltura italiana come protagonista della transizione energetica e della sostenibilità ambientale.
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- Fonte: Sergio Piccinini “Centro Ricerche Produzioni Animali, Reggio Emilia” E-mail: s.piccinini@crpa.it. www.crpa.it: BIOGAS: PRODUZIONE E PROSPETTIVE IN ITALIA – Centro Ricerche Produzioni Animali, Reggio Emilia
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