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Data center sottomarini in Cina: raffreddare l’intelligenza artificiale con l’oceano

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In breve: E se per raffreddare i computer che addestrano l’intelligenza artificiale usassimo il mare invece dell’acqua dolce? In Cina lo stanno già facendo: un data center sottomarino sta per entrare in funzione vicino a Shanghai. Per saperne di più continua la lettura.

Nel cuore della corsa globale all’intelligenza artificiale, la Cina sta scommettendo su un’idea audace. Immerge i suoi data center nell’oceano per tenerli freschi in modo naturale ed efficiente.

I data center sottomarini in Cina sfruttano il più grande serbatoio termico del pianeta: il mare. Mentre il mondo affronta tensioni crescenti tra fabbisogno energetico, consumo idrico e sostenibilità, Pechino punta su una soluzione innovativa.

A poche miglia dalla costa di Shanghai, un nuovo data center sottomarino alimentato da energia eolica sta per entrare in funzione. Segna una svolta nel modo in cui pensiamo l’infrastruttura digitale del futuro.

Data center sottomarini in Cina in un minuto

La Cina sta costruendo un data center sottomarino al largo di Shanghai, raffreddato dall’acqua marina e alimentato da energia eolica. Realizzato da Hailanyun, riduce il consumo elettrico del 30% rispetto ai centri terrestri e sarà operativo da settembre 2025. 

L’impianto, pensato per supportare carichi di intelligenza artificiale, rappresenta una risposta alla crescente domanda di potenza computazionale e al consumo idrico dei data center tradizionali.

Pur ispirandosi al precedente Progetto Natick di Microsoft, la Cina punta a una commercializzazione rapida. Permangono però preoccupazioni ambientali, legate al riscaldamento locale del mare e alla sicurezza acustica. Altri Paesi, come Corea del Sud e Singapore, stanno valutando soluzioni simili.

Il calore nei data center tradizionali

I data center sono il motore invisibile dell’era digitale. Ospitano migliaia di server che elaborano dati, addestrano modelli di intelligenza artificiale e sostengono servizi cloud.

Lavorano senza sosta generando quantità enormi di calore. Per evitare surriscaldamenti che potrebbero danneggiare hardware e dati, devono essere raffreddati costantemente. Nei centri tradizionali, quasi il 40 percento dell’elettricità va al raffreddamento.

Spesso usano sistemi che prelevano acqua dolce da fiumi, falde o impianti di trattamento. In un mondo sempre più assetato, la competizione per l’acqua diventa insostenibile. L’acqua serve alla tecnologia, all’agricoltura e al consumo umano.

Alcune aziende hanno spostato i propri impianti in zone aride dove l’aria secca riduce i rischi legati all’umidità. La Cina ha scelto la strada opposta. Non risparmia acqua. Sfrutta una quantità praticamente illimitata di acqua marina.

Il data center sottomarino di Shanghai

A giugno 2025 sono iniziati i lavori per un data center sottomarino al largo di Shanghai. L’azienda Hailanyun, nota anche come HiCloud, sta realizzando la struttura. Si trova a circa dieci chilometri dalla costa.

Sarà raffreddata direttamente dall’acqua marina pompata attraverso radiatori. I radiatori assorbono il calore dai server. Il sistema di raffreddamento naturale riduce il consumo di elettricità del 30 percento rispetto ai centri costruiti sulla terra. Il data center sarà alimentato per il 97 percento da un parco eolico offshore vicino.

Lo rende quasi neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio. Nella sua prima fase, conterrà 198 rack di server. Questo è sufficiente per elaborazioni intensive come l’addestramento di modelli linguistici avanzati equivalenti al modello GPT-3.5 in un solo giorno.

Sebbene piccolo rispetto ai giganti terrestri che ospitano oltre 10.000 rack, funziona come un banco di prova per una nuova generazione di infrastrutture marine.

Dall’esperimento di Microsoft alla realtà cinese

L’idea non è completamente nuova. Più di dieci anni fa, Microsoft lanciò il Progetto Natick affondando una capsula di server al largo della Scozia. Dopo due anni, il risultato fu sorprendente. I server sottomarini si erano dimostrati più affidabili.

L’ambiente sigillato proteggeva dall’ossigeno, meno corrosivo. Mancavano interferenze umane. Nonostante il successo tecnico, Microsoft non ha portato il progetto a scala commerciale. Hailanyun al contrario sta accelerando.

Dopo un prototipo sperimentale a Hainan nel 2022, ora prepara un impianto operativo in meno di trenta mesi. Con il sostegno del governo cinese, l’azienda punta a trasformare la tecnologia dei data center sottomarini in una piattaforma scalabile. Cerca di superare Stati Uniti ed Europa nella corsa a infrastrutture digitali verdi.

I rischi ambientali dei data center sottomarini

I data center sottomarini che stanno costruendo in Cina sollevano interrogativi ambientali legittimi. Il riscaldamento locale dell’acqua rimane minimo, meno di un grado secondo le misurazioni di Hailanyun.

Però alcuni scienziati temono impatti cumulativi soprattutto durante ondate di calore marine. L’acqua già surriscaldata potrebbe diventare ancora meno ospitale per la fauna acquatica. Un’altra preoccupazione riguarda la sicurezza dei sistemi sottomarini.

Studi recenti suggeriscono che vibrazioni sonore subacquee potrebbero danneggiare le apparecchiature. Questo apre scenari inediti di vulnerabilità tecnica. Il concetto sta guadagnando terreno fuori dalla Cina. Corea del Sud, Giappone e Singapore stanno esplorando versioni simili.

Alcune usano strutture galleggianti diverse. L’ostacolo principale non è la tecnologia secondo esperti come Zhang Ning dell’Università della California a Davis. L’ostacolo è la capacità di superare barriere normative, ambientali e logistiche complesse.

Il futuro delle infrastrutture digitali marine

Il data center sottomarino di Shanghai è sun esperimento ingegneristico e un segnale per il futuro dell’industria digitale. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale richiede sempre più energia, trovare modi per soddisfare la domanda senza aggravare la crisi climatica e idrica diventa una priorità.

La Cina con questa mossa cerca di espandere la propria potenza digitale. Cerca anche di ridefinire gli standard della sostenibilità tecnologica globale.

Se il progetto avrà successo, potrebbe aprire la strada a una nuova generazione di infrastrutture marine. Il freddo dell’oceano diventa il migliore alleato dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale.

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