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Il crollo del ghiacciaio Hektoria è stato il più rapido mai registrato in Antartide

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In breve: Il ghiacciaio Hektoria, in Antartide, si è ritirato di 8 chilometri in soli due mesi, il collasso più rapido mai registrato. La causa non è stata l’acqua calda, ma una geometria del fondale marino che ha permesso al ghiaccio di galleggiare e rompersi improvvisamente. Per saperne di più continua la lettura.

Nella Penisola Antartica orientale, un evento senza precedenti ha causato il sconvolgimento degli equilibri glaciali consolidati: il crollo del ghiacciaio Hektoria è stato il più rapido mai registrato nella storia del monitoraggio glaciologico antartico.

Nel periodo compreso tra novembre e dicembre 2022, il ghiaccio si è ritirato di circa 8 chilometri in soli sessanta giorni, con tassi di ritiro massimi pari a 800 metri in un singolo giorno.

La perdita di aderenza della placca glaciale sul fondale marino ha costituito il meccanismo primario del collasso, innescato da una configurazione geometrica semplice ma devastante: una pianura sottomarina caratterizzata da topografia piatta che ha permesso al ghiaccio di assumere uno stato di galleggiamento e di rompersi rapidamente sotto i carichi idrostatici.

Il crollo del ghiacciaio Hektoria in un minuto

Uno studio rivela che il crollo del ghiacciaio Hektoria è stato il più rapido mai registrato in Antartide. Tra il 2022 e il 2024, il ghiacciaio si è ritirato di 8 chilometri in due mesi, con picchi di 800 metri al giorno. Il collasso è stato causato da una pianura sottomarina piatta che ha permesso al ghiaccio di galleggiare e rompersi rapidamente, innescando una reazione a catena. 

Nonostante l’assenza di acqua calda o scioglimento superficiale, il fronte si è disintegrato, come confermato da sei terremoti glaciali. Il fenomeno non è isolato: geometrie simili esistono sotto altri grandi ghiacciai antartici. Quando il ghiaccio si assottiglia, può perdere aderenza e collassare improvvisamente, aumentando direttamente il livello del mare.

Attualmente, i modelli climatici non prevedono tali accelerazioni. Includerle potrebbe cambiare radicalmente le tempistiche dell’innalzamento globale. Il caso di Hektoria è un campanello d’allarme: anche piccole variazioni possono innescare cambiamenti rapidi e irreversibili.

Un collasso glaciale a catena dovuto all’instabilità meccanica

Il ghiacciaio Hektoria ha subito un processo di assottigliamento e ritiro in una disgregazione improvvisa e catastrofica della sua struttura. Nel momento in cui la placca glaciale ha perso il contatto fisico con il fondale marino sottostante, definito dagli specialisti come la “linea di terra“, il ghiaccio ha iniziato ad assumere uno stato di galleggiamento totale nella colonna d’acqua oceanica.

Da quel momento critico in poi, la spinta idrostatica esercitata dall’acqua marina ha iniziato a fare leva sui blocchi di ghiaccio più avanzati verso il mare, facendoli ribaltare progressivamente verso l’esterno. Ogni frattura che si propagava nella struttura glaciale ha liberato enormi lastre e blocchi di ghiaccio in cascata, innescando una reazione a catena di cedimenti successivi e irreversibili.

Sei terremoti glaciali distinti, registrati accuratamente dai sismografi della rete di monitoraggio antartici, hanno confermato scientificamente il verificarsi di questi eventi di distacco massiccio su scala chilometrica durante l’episodio di collasso.

La documentazione satellitare e aerea del dramma glaciale

Satelliti di osservazione terrestre e sorvoli aerei hanno documentato il dramma glaciale mentre si verificava in tempo reale sul continente antartico. Le misurazioni altimetriche laser condotte dai satelliti hanno mostrato un assottigliamento accelerato pari a 80 metri all’anno nel ghiaccio rimanente attorno alla zona di crollo.

Un dato sorprendente emerso dall’analisi è stato l’assenza di anomalie termiche, non c’era acqua oceanica insolitamente calda nel mare circostante e non si verificava uno scioglimento superficiale anormale della placca glaciale. La causa del collasso era puramente meccanica e geometrica, legata alla struttura sottomarina piatta. La placca di ghiaccio stagionale che storicamente proteggeva il fronte del ghiacciaio dalle spinte oceaniche era già scomparsa, lasciando il ghiacciaio principale esposto alle sollecitazioni dinamiche.

Naomi Ochwat del CIRES osserva come la disponibilità limitata di dati satellitari ad alta frequenza temporale abbia significato che i ricercatori hanno potuto documentare solo momenti isolati del processo, sottolineando che con immagini disponibili ogni tre mesi, l’evoluzione completa del collasso sarebbe rimasta completamente sconosciuta alla comunità scientifica.

Una configurazione geometrica pericolosa diffusa nei ghiacciai antartici

Il tema di maggiore preoccupazione per il futuro della criosfera antartica risiede nel fatto che la configurazione geometrica osservata nel ghiacciaio Hektoria non è un caso isolato nell’Antartide.

Pianure sottomarine con topografia piatta e omogenea si trovano sotto molti grandi ghiacciai antartici, specialmente nella regione dell’Antartide occidentale dove il fondale marino presenta caratteristiche geomorfologiche simili. Nel momento in cui lo spessore della placca glaciale diminuisce progressivamente, basta un abbassamento verticale modesto della linea di terra per far sì che il ghiaccio assuma lo stato di galleggiamento e inneschi un collasso simile a quello documentato nel ghiacciaio Hektoria.

Gli studi paleoclimatici basati su analisi sedimentologiche mostrano che nel passato geologico remoto, i ritiri glaciali con velocità comprese tra decine di metri al giorno erano possibili e effettivamente si verificavano precisamente su letti rocciosi caratterizzati da geometria piatta.

L’impatto sulla dinamica del livello marino e sui modelli climatici futuri

A differenza del semplice distacco di iceberg che galleggiano già nello stato di galleggiamento, il ghiaccio del ghiacciaio Hektoria era ancorato e radicato alla terra ferma antartica. La perdita della massa di ghiaccio terrestre ha contribuito direttamente e misurabilmente all’innalzamento globale del livello dei mari oceanici.

Ted Scambos, ricercatore coautore dello studio, avverte la comunità scientifica che se condizioni geometriche e climatiche simili si verificheranno in altre regioni dell’Antartide, il tasso di innalzamento del livello del mare potrebbe accelerare drasticamente oltre le proiezioni attuali. I modelli climatici attualmente operativi e utilizzati per le proiezioni future non includono i meccanismi di collasso improvviso e a cascata osservati nel ghiacciaio Hektoria.

L’aggiornamento di questi modelli per incorporare gli eventi di instabilità dinamica potrebbe anticipare di decenni intere le previsioni di innalzamento del livello dei mari a scala globale, alterando significativamente le valutazioni di rischio costiero per le popolazioni umane.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Geoscience ed è basato sull’analisi integrata di dati satellitari multispettrali, dati sismici dei terremoti glaciali e misurazioni di altimetria laser del ghiacciaio Hektoria in Antartide.

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