Il podcast racconta la scoperta e lo studio della Tetraneura akinire, un particolare tipo di afide, attraverso il lavoro del Dr. Roberti dell’Università di Bari nel 1963-64. L’insetto è noto per creare caratteristiche galle sulle foglie degli olmi in primavera e per il suo complesso ciclo vitale che coinvolge due piante ospiti: l’olmo e le graminacee. Le galle, dalla forma allungata e superficie ruvida, ospitano fino a 30 insetti che poi migrano sulle radici delle graminacee durante l’estate. In autunno, le forme alate ritornano sugli olmi per deporre le uova che schiuderanno la primavera successiva.
Indice
Tabella riassuntiva delle informazioni del podcast
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Ciclo Biologico | – Fondatrici: emergono aprile-maggio – Neanidi: sviluppo in 15-20 giorni – Virginopare: lasciano galle maggio-giugno – Estate: multiple generazioni su graminacee – Sessupare: ritorno su olmo in ottobre – Anfigonica: ultima generazione – Deposizione uova: fine autunno – Durata ciclo completo: 6-7 mesi |
| Caratteristiche Morfologiche | – Dimensioni adulti: 1.65-1.90 mm – Colore: verde-giallastro – Ali: media poco distinta, cubitale semplice – Rostro: raggiunge seconde coxe – Antenne: 6 articoli ben distinti – Sifoni: completamente assenti – Corpo: coperto di peli – Zampe: ben sviluppate – Occhi: composti nelle forme alate |
| Formazione Galle | – Posizione: foglie giovani olmo – Forma: irregolare e asimmetrica – Dimensione: 8-12 mm diametro – Superficie: glabra e irregolare – Colore iniziale: verde – Colore maturo: rossastro – Ostiolo: pagina inferiore foglia – Consistenza: carnosa – Sviluppo: completato in 2-3 settimane |
| Riproduzione | – Fondatrici: producono 30-35 neanidi – Virginogenie: riproduzione partenogenetica – Multiple generazioni estive – Sessupare: producono forme sessuate – Anfigonica: maschi e femmine – Femmine: depongono 1 solo uovo – Uova: svernano sotto corteccia – Schiusa: sincrona con germogliamento |
| Habitat e Ospiti | – Ospite primario: Ulmus campestris – Ospite secondario: varie graminacee – Localizzazione primavera: galle su olmo – Localizzazione estate: radici graminacee – Profondità radici: 5-15 cm – Preferenze ambientali: zone temperate – Distribuzione: diffusa in Italia – Microhabitat: variabile con stagione |
| Comportamento | – Alimentazione: succhi vegetali – Migrazione: ben coordinata – Formazione colonie: organizzate – Produzione cera: protezione – Interazione con formiche: simbiotica – Risposta a stimoli: rapida – Strategia difensiva: aggregazione – Mobilità: variabile per stadio |
| Impatto Ecologico | – Danni fogliari: deformazioni – Effetto su crescita: moderato – Impatto graminacee: radici – Ruolo nella catena alimentare – Equilibrio con predatori naturali – Importanza ricerca scientifica – Indicatore biodiversità – Adattamenti evolutivi |
| Caratteristiche Specifiche | – Fondatrice: più grande delle altre forme – Ali: venatura caratteristica specie – Apertura galle: precisa e regolare – Secrezioni cerose: protettive – Dimorfismo stagionale – Adattamenti morfologici specifici – Comportamento gregario – Resistenza condizioni avverse |
Chi era il Dr. D. Roberti
Il Dr. Domenico Roberti era un illustre entomologo italiano nato a Matera il 15 agosto 1912 in una famiglia modesta. La sua formazione iniziò a Roma, dove studiò come semiconvittore presso il Seminario Minore del Vaticano, per poi completare gli studi superiori al Liceo Classico Duni di Matera. La svolta nella sua carriera avvenne grazie all’incontro con il professor Raffaele Sarra, suo insegnante di Scienze Naturali, che gli trasmise la passione per l’entomologia.
Nel 1931 si iscrisse all’Istituto Superiore Agrario di Portici, laureandosi nel 1935 in Scienze agrarie. Sotto la guida del prestigioso professor Filippo Silvestri, divenne un esperto nel campo degli Afidi, pubblicando numerosi studi scientifici di rilievo, tra cui tre importanti contributi sugli Afidi Pemfigini e Fordini nel biennio 1938-39. La sua carriera scientifica, temporaneamente interrotta dal servizio militare durante la Seconda Guerra Mondiale (1941-1944), culminò con la pubblicazione della monumentale “Monografia sugli Afidi d’Italia” nel 1991, seguita da un’appendice nel 1996.
Si distinse anche per le sue ricerche sulla Bactrocera oleae, conducendo importanti sperimentazioni in Sardegna e Sicilia, e per i suoi studi sulle Oplocampe dei fruttiferi. La sua vita professionale fu caratterizzata da un rigoroso approccio scientifico, una profonda dedizione alla ricerca e un costante impegno nel campo dell’entomologia agraria, che lo resero una figura di spicco nel panorama scientifico italiano del XX secolo.
Trascrizione del podcast
Benvenuti a un nuovo episodio di “Quando Si Pianta”. Oggi vi porteremo alla scoperta di una straordinaria creatura basato sul lavoro del Dr. D. Roberti dell’Istituto di Entomologia dell’Università di Bari, tratto dal PDF “Contributi alla conoscenza degli afidi d’Italia”.
La storia inizia nella primavera del 1963, quando il Dr. Roberti, nella zona di Piacenza, più precisamente a San Lazzaro, nelle vicinanze della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, fece una scoperta intrigante. Sulle piante di olmo, notò delle galle particolari che catturarono immediatamente la sua attenzione. Le strutture si distinguevano per la forma molto allungata, quasi appuntita nella parte superiore e notevolmente ristretta alla base. Ma ciò che le rendeva davvero uniche era la loro superficie finemente ruvida, un dettaglio che le differenziava nettamente dalle galle più comuni e conosciute.
Alcune di queste galle presentavano aperture laterali e risultavano già abbandonate dai loro misteriosi abitanti. Da quelle ancora intatte, emersero degli insetti alati che, ad una prima osservazione, mostravano caratteristiche peculiari: un quinto articolo antennale particolarmente sviluppato e un numero di sensilli superiore rispetto alla più comune Tetraneura ulmi, specie già ben nota e ampiamente studiata in Italia.
L’anno successivo, il Dr. Roberti si trasferì a Bari, dove ebbe l’opportunità di approfondire i suoi studi su questa specie. Qui trovò una condizione favorevole per la sua ricerca: nelle vicinanze della Facoltà di Agraria e nei campi dell’Istituto per la Sperimentazione Agraria, sulle poche piante di olmo esistenti, questa Tetraneura era non solo abbondante, ma era l’unica specie del genere presente.
La specie fu identificata come Tetraneura akinire Sasaki, grazie anche all’aiuto del ricercatore Hille Ris Lambers, che fornì una fotocopia del lavoro originale di Sasaki, contenente la descrizione originale della specie e le illustrazioni della galla e dell’insetto.
Il genere Tetraneura si distingue in due sottogeneri, e la nostra protagonista appartiene al sottogenere Tetraneurella, caratterizzato da due elementi distintivi: lo sviluppo particolare delle unghie dei tarsi posteriori nelle neanidi di prima età delle virginogenie e la struttura specifica delle piastre ceripare marginali dell’addome nelle sessupare.
Il ciclo vitale è un capolavoro di adattamento evolutivo. Tutto inizia in primavera, tipicamente nella seconda metà di aprile, quando le uova fecondate durante l’autunno precedente si schiudono. Le giovani neanidi della prima età di fondatrici iniziano immediatamente la loro attività, muovendosi sulle foglie dell’olmo alla ricerca del punto ideale dove stabilirsi e iniziare la formazione della galla.
Il Dr. Roberti documenta come, già dal 20 aprile 1970, si potevano osservare le prime neanidi in azione. Alcune erano ancora in movimento sulle foglie, altre avevano già iniziato a provocare la formazione della galla, mentre altre ancora erano già nascoste all’interno della struttura nascente. Un dettaglio particolarmente interessante è la presenza di una peluria lunga e folta che si forma in corrispondenza dell’ingresso nella galla, chiamato tecnicamente “ostiolo primario”.
Lo sviluppo procede con notevole rapidità. A Bari, verso la fine della prima decade di maggio, le galle ospitano uno spettacolo sorprendente: fondatrici adulte in piena attività riproduttiva, alcune con una o due neanidi appena deposte, altre già circondate da una quindicina di discendenti, alcuni dei quali hanno raggiunto lo stadio di preninfa. È interessante notare come, nelle galle più grandi, lo sviluppo delle fondatrigenie avvenga con una sorprendente sincronia.
Le dimensioni delle galle variano considerevolmente: possono misurare da 4 millimetri di diametro e 15 millimetri di lunghezza, fino a 8-9 millimetri di diametro e 30-40 millimetri di lunghezza. Il loro colore può variare dal verde chiaro al rosso-purpureo, e la superficie è sempre caratterizzata da quella peculiare peluria sottilissima e breve che le distingue dalle galle lisce e lucide della Tetraneura ulmi.
Ma quante galle possiamo trovare su una singola foglia? Il Dr. Roberti ci rivela che il numero può variare enormemente: da una singola galla fino a 15-20 o più, specialmente nelle zone dove molte sessupare si sono concentrate durante l’autunno precedente. Non tutte le galle, però, hanno uno sviluppo regolare. Alcune possono arrestarsi nella crescita a causa della morte della fondatrice, altre possono risultare particolarmente sottili e lunghe, mentre altre ancora possono assumere una forma più globosa con un collo ridotto o molto lungo.
Verso il 20 maggio, le galle presentano uno scenario completamente nuovo: la maggior parte delle fondatrigenie ha raggiunto lo stadio di ninfa pronta per la metamorfosi finale o è già diventata adulta alata. La fondatrice, sebbene esausta, è ancora viva, ma ormai la sua missione è quasi completata. In ogni galla si sviluppano mediamente da 15 a 30 fondatrigenie alate, un numero inferiore rispetto alla Tetraneura ulmi, ma comunque significativo.
I numeri variano da un minimo di 15 a un massimo di 27 individui per galla, tra neanidi, preninfe, ninfe e adulti, con una media che si aggira intorno ai 19 individui per galla.
Il momento più spettacolare arriva quando le fondatrigenie alate sono pronte per il loro grande volo. Le galle si aprono lateralmente con uno o due fori allungati, che possono misurare da un paio fino a una diecina di millimetri, con i margini caratteristicamente protesi verso l’esterno. In Puglia, questo evento si verifica nella seconda metà di maggio e continua fino ai primi di giugno, mentre nelle zone più a nord, come nei dintorni di Sulmona o nelle vicinanze di Piacenza, il volo si sposta alla prima decade di giugno.
La migrazione delle fondatrigenie alate segna l’inizio di una nuova fase nel ciclo vitale della Tetraneura akinire. Queste forme alate si spostano sulle radici delle graminacee, in particolare sulla Setaria italica, dove danno origine alle virginogenie
Le virginogenie attere adulte presentano caratteristiche morfologiche estremamente interessanti. Il loro corpo è fortemente convesso, con due grosse pieghe laterali che si estendono dal torace all’addome. Le antenne, composte da 3-5 articoli, sono dotate di sensilli specifici: il quarto articolo presenta un sensillo primario subapicale circondato da 4-5 setole, mentre il quinto articolo mostra un sensillo primario accompagnato da 5-6 satelliti accessori.
Un aspetto particolarmente affascinante riguarda il sistema di ghiandole ceripare, organizzate in placche di diverse dimensioni sul corpo dell’insetto. Il Dr. dedica particolare attenzione alla descrizione di queste strutture, evidenziando come siano disposte sia sul capo che sul torace e sull’addome, formando un complesso sistema di protezione.
Verso la fine dell’estate, intorno alla fine di agosto, nelle colonie compaiono le sessupare, forme alate che hanno il compito cruciale di tornare sugli olmi. Il periodo di volo di queste sessupare si protrae fino a ottobre, con un picco di attività nella prima metà di ottobre.
Ogni sessupara può generare da 7 a 10 anfigonici, con un rapporto tra maschi e femmine che varia. Lo sviluppo di questi ultimi stadi del ciclo è sorprendentemente rapido: gli anfigonici diventano adulti in soli 2-3 giorni. Dopo l’accoppiamento, ogni femmina depone un unico uovo che proteggerà con il proprio corpo.
Il Dr. Roberti ha condotto osservazioni meticolose sulla distribuzione geografica della specie in Italia. Oltre alle già citate località di Piacenza, Bari e Sulmona, la Tetraneura akinire è stata rilevata in diverse altre zone del paese. È interessante notare come in alcune aree, specialmente in Puglia, questa specie sia predominante rispetto ad altre del genere Tetraneura.
Un aspetto particolare che emerge dallo studio riguarda la morfologia delle neanidi della prima età delle virginogenie. Queste presentano caratteristiche uniche, come le unghie dei tarsi posteriori particolarmente sviluppate e robuste, un adattamento che le distingue nettamente da altre specie affini.
Per concludere questo viaggio attraverso la vita della Tetraneura akinire, il Dr. Roberti ci offre dettagli morfologici che rendono questa specie così particolare. Le virginogenie alate, ad esempio, presentano caratteristiche distintive nelle ali anteriori, dove la nervatura mediana è semplice e non ramificata, mentre le ali posteriori mostrano due nervature oblique.
Un elemento di particolare interesse scientifico riguarda la struttura dell’apparato boccale. Il rostro, nelle forme adulte, raggiunge il livello delle anche medie, con l’ultimo articolo che presenta una lunghezza pari a circa due volte la sua larghezza alla base. Questa caratteristica è fondamentale per comprendere come questi insetti si alimentino efficacemente sia sulle radici delle graminacee che nelle galle dell’olmo.
Le osservazioni del Dr. Roberti si estendono anche al comportamento riproduttivo delle diverse forme. È particolarmente interessante notare come le fondatrici, una volta stabilite nella galla, possano produrre fino a 30 discendenti, mentre le virginogenie attere nelle colonie radicali mostrano una fecondità anche maggiore.
Dal punto di vista della distribuzione temporale, il Dr. Roberti ha documentato come il ciclo completo della specie si svolga da aprile a ottobre, con le fondatrici che emergono in primavera, le virginogenie che si sviluppano durante l’estate sulle radici delle graminacee, e le sessupare che completano il ciclo in autunno, tornando sugli olmi per dare origine alla generazione anfigonica.
Per concludere questo podcast, è importante sottolineare come le osservazioni hanno permesso di documentare la presenza e la diffusione di questa specie nel nostro paese, e di comprenderne appieno il ciclo biologico.
Vi ringraziamo per l’ascolto e vi diamo appuntamento al prossimo episodio.
Fonte:
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