Un recente studio condotto da un team di ricercatori di Yale e pubblicato sulla rivista Nature Water ha mostrato che spargere calcare macinato sui campi coltivati migliora la salute del terreno, e può anche aiutare a togliere anidride carbonica dall’aria. Questa pratica, già usata in agricoltura per anni, potrebbe diventare uno strumento concreto per combattere il riscaldamento globale.
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Calcare ai terreni agricoli aumenta l’assorbimento di carbonio in un minuto
Uno studio di Yale pubblicato su Nature Water mostra che spargere calcare macinato sui campi non solo migliora la fertilità del terreno e la resa delle colture, ma aiuta anche a rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera. Il calcare, reagendo con il suolo, forma bicarbonato che viene trasportato in fiumi e oceani, dove il carbonio può rimanere stoccato per migliaia di anni.
Questa pratica contrasta sia il riscaldamento globale sia l’acidificazione degli oceani. Nonostante l’uso di fertilizzanti azotati possa acidificare il suolo, l’aggiunta di calcare neutralizza l’effetto e, a lungo termine, favorisce un bilancio di carbonio positivo. Distribuire calcare su larga scala potrebbe rimuovere miliardi di tonnellate di CO₂ entro fine secolo.
Combinato con altri ammendanti, trasforma i terreni agricoli da fonti di emissioni a pozzi di carbonio. La ricerca dimostra che soluzioni semplici e già esistenti, come aggiungere calcare ai terreni agricoli aumenta l’assorbimento di carbonio, possono avere un impatto significativo sul clima, sostenendo al tempo stesso l’agricoltura e gli ecosistemi marini.
Più CO₂ nell’aria, serve una risposta urgente
Nel 2024, la quantità di gas serra nell’atmosfera ha superato le 420 parti per milione, un livello mai raggiunto in passato. Per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, l’IPCC, il gruppo dell’ONU che studia i cambiamenti climatici, spiega che non basta ridurre le emissioni. Bisogna anche rimuovere grandi quantità di CO₂ ogni anno: circa 15 miliardi di tonnellate. Trovare metodi efficaci per farlo è diventato una priorità.
Un modo semplice per catturare il carbonio
Peter Raymond, esperto di biogeochimica a Yale e coordinatore del centro di ricerca sul carbonio naturale, sottolinea che ormai è chiaro: non possiamo più contare solo sulla riduzione delle emissioni. Per centrare gli obiettivi climatici, serve agire direttamente sull’atmosfera. Una delle vie possibili è aggiungere calcare ai terreni agricoli aumenta l’assorbimento di carbonio, una pratica che si sta rivelando più utile di quanto si pensasse.
Come funziona il calcare nei campi
Il calcare, formato da carbonato di calcio, viene ricavato da rocce sedimentarie di origine marina. In agricoltura, è già usato da tempo per ridurre l’acidità del terreno, soprattutto nei campi dove si usano molti fertilizzanti azotati. Questi prodotti, infatti, abbassano il pH del suolo, rendendolo meno fertile. Il calcare corregge questo squilibrio, favorendo una crescita più sana delle piante.
Ma c’è di più. Quando il calcare entra in contatto con il suolo, reagisce con l’acqua e forma bicarbonato, e può essere trasportata dalle piogge e dalle acque di scorrimento verso fiumi e mari. Una volta negli oceani, il bicarbonato trattiene il carbonio per migliaia di anni, impedendo che torni nell’atmosfera. In questo modo, calcare agricolo e stoccaggio carbonio diventano un binomio efficace per il clima.
Dalle coltivazioni al pianeta: un doppio vantaggio
I ricercatori hanno scoperto che questa pratica migliora la fertilità del terreno, e aiuta anche a migliorare resa colture con calcare. Le piante crescono meglio, i raccolti sono più abbondanti e il suolo si mantiene in salute. Allo stesso tempo, il sistema agricolo contribuisce attivamente alla riduzione della CO₂. È un esempio di come le attività umane possano diventare parte della soluzione, non solo del problema.
Secondo Noah Planavsky, coautore dello studio e docente di scienze planetarie a Yale, applicare diverse tonnellate di calcare per ettaro potrebbe rimuovere miliardi di tonnellate di anidride carbonica entro la fine del secolo. Combinando questa tecnica con altre, come l’uso di rocce silicee o ammendanti organici, è possibile trasformare i terreni agricoli da fonti di emissioni a pozzi di carbonio.
Una risposta ai fertilizzanti e al mare acido
C’è un malinteso da chiarire: in passato, il calcare è stato visto con sospetto perché, in certe condizioni, può rilasciare CO₂ quando reagisce con i fertilizzanti. Ma i ricercatori spiegano che il vero problema non è il calcare, bensì l’acidità prodotta dai fertilizzanti azotati. Quando si aggiunge la giusta quantità di calcare, si ripristina l’equilibrio del suolo e, nel lungo periodo, il bilancio del carbonio diventa positivo.
Un altro vantaggio riguarda gli oceani. Il bicarbonato che arriva in mare grazie alle acque di deflusso dai campi contribuisce a contrastare l’acidificazione degli oceani, un fenomeno che mette a rischio coralli, cozze e altri organismi con gusci. In questo modo, integrare calcare nei campi per il clima non aiuta solo l’agricoltura, ma anche gli ecosistemi marini.
Una pratica semplice con grandi potenzialità
Questo studio mostra che come assorbire CO₂ con pratiche agricole esiste già una risposta a portata di mano. Non serve inventare tecnologie complesse: basta modificare leggermente metodi già in uso. Il calcare è un ammendante diffuso, economico e ben conosciuto dai contadini. Sfruttarne il potenziale per il clima è un passo logico e accessibile.
Le politiche future potrebbero incentivare l’uso di ammendanti minerali e cambiamento climatico come parte di un approccio più ampio alla sostenibilità. I terreni coltivati, invece di essere solo fonte di emissioni, potrebbero diventare alleati nella lotta al riscaldamento globile.
Un’opportunità per agricoltori e pianeta
Aggiungere calcare ai terreni agricoli aumenta l’assorbimento di carbonio, migliora i raccolti e aiuta anche gli oceani. È una soluzione che unisce ambiente, economia e praticità. Con il giusto supporto scientifico e politico, questa pratica potrebbe diventare una parte importante della risposta globale ai cambiamenti climatici.
Fonte:
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