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Bilancio del clima 2025: record di caldo, battaglie politiche e speranze globali

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In breve: Il 2025 è stato un anno di fuoco: record di caldo, oceani in crisi, tempeste letali. Ma anche di speranza: giustizia climatica, trattati sugli oceani e tartarughe salvate dall’estinzione. Per saperne di più continua la lettura.

Il bilancio del clima 2025 chiude l’anno con un risultato ambivalente per il pianeta. Da un lato il pianeta brucia con temperature record, barriere coralline che sbiancano e tempeste amplificate dal riscaldamento.

Dall’altro lato emergono segnali di cambiamento positivo con sentenze storiche, trattati internazionali che finalmente entrano in vigore e specie salvate dall’estinzione grazie alla perseveranza delle comunità.

Il 2025 è stato un anno in cui la crisi climatica ha mostrato il suo volto più aggressivo. È stato anche un anno in cui il mondo ha iniziato a rispondere con strumenti nuovi, più giuridici, più collettivi e più concreti.

Bilancio del clima 2025 in un minuto

Il 2025 si conferma il secondo anno più caldo della storia, con temperature a 1,48 °C sopra i livelli preindustriali. La COP30 ha fallito nel includere un impegno contro i combustibili fossili. Il trattato globale sulla plastica non è stato concluso. 

La Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un parere storico sulla responsabilità climatica degli Stati. Lo sbiancamento dei coralli ha colpito l’84% delle barriere mondiali. In Asia, cicloni amplificati dal clima hanno ucciso oltre 1.800 persone.

Negli USA, Trump ha rilanciato il carbone. Positivo il via libera al Trattato sull’alto mare e il miglioramento dello stato delle tartarughe verdi. Uno studio ha collegato aziende fossili a centinaia di ondate di calore.

Il riscaldamento record del 2025

Il 2025 è destinato a entrare nei libri di storia come il secondo anno più caldo mai registrato nella storia delle misurazioni strumentali. Rimane appena dietro al 2024, il primo anno a superare la soglia critica di 1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale.

Secondo il Copernicus Climate Change Service, la temperatura media globale da gennaio a novembre è stata 1,48 gradi Celsius al di sopra del livello del 1850 fino al 1900. Non è un dato isolato.

È il culmine di un trend inesorabile dove gli ultimi dieci anni sono i dieci più caldi da quando esistono misurazioni scientifiche. Il riscaldamento non è più una proiezione per il futuro. È l’aria che respiriamo oggi, l’asfalto che si scioglie nelle città, i ghiacciai che svaniscono dalle montagne.

La delusione della COP30

A dispetto delle urgenze climatiche, la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite del 2025 ha deluso le aspettative della comunità scientifica e ambientale.

Nonostante oltre 80 Paesi e più di 100 organizzazioni chiedessero esplicitamente un impegno globale per abbandonare i combustibili fossili, il testo finale della COP30 ha evitato qualsiasi riferimento vincolante delle industrie a petrolio, gas e carbone.

Il compromesso è una roadmap volontaria gestita al di fuori del quadro ufficiale dell’ONU. Una coalizione di Paesi volenterosi guidata dalla Colombia ha il compito di attuarla. Il messaggio rimane chiaro nei suoi effetti.

La transizione energetica non sarà universale. Sarà frammentata, lasciata alla buona volontà di alcuni Paesi mentre i grandi produttori di petrolio continuano a esercitare pressioni decisive.

Il fallimento del trattato sulla plastica

Anche il tentativo di siglare un trattato globale contro l’inquinamento da plastica è fallito per la seconda volta consecutiva nel 2025. A Ginevra, i negoziatori di 184 Paesi non sono riusciti a trovare un accordo su temi importanti.

Limitare la produzione di plastica rimane una sfida. Regolare le sostanze chimiche tossiche divide i governi. Finanziare il passaggio ecologico nei Paesi più poveri resta una questione irrisolta.

Il risultato è un’impasse che mina la fiducia nel multilateralismo ambientale globale. Senza un quadro vincolante internazionale, ogni nazione procede da sola con le proprie regole. Nel frattempo, il Pacifico si riempie di microplastiche e le discariche crescono in tutto il mondo.

La Corte Internazionale e la giustizia climatica

Un raggio di speranza è arrivato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio 2025 che ha emesso un parere consultivo storico per il diritto ambientale globale.

Per la prima volta il massimo organo giudiziario dell’ONU ha dichiarato inequivocabilmente che le attività umane causano il cambiamento climatico. Ha affermato che gli Stati hanno obblighi legali di ridurre le emissioni e risarcire i Paesi più vulnerabili.

Pur non essendo tecnicamente vincolante in senso giuridico stretto, questo parere aprirà la strada a cause legali senza precedenti nel diritto ambientale. Trasforma il clima da semplice questione politica a responsabilità giuridica concreta.

Le barriere coralline in agonia

Le barriere coralline stanno vivendo il più vasto evento di sbiancamento mai osservato nella storia del monitoraggio marino. Dall’Australia ai Caraibi, dal Mar Rosso al Brasile, quasi l’84 percento delle barriere coralline del pianeta ha subito stress termico estremo tra il 2023 e il 2025.

Il fenomeno è diretta conseguenza del riscaldamento oceanico che si è accelerato negli ultimi vent’anni a un ritmo doppio rispetto al secolo scorso con ripercussioni negli ecosistemi marini. Quando l’acqua si scalda oltre i livelli tollerabili, i coralli espellono le alghe simbiotiche che danno loro colore e nutrimento vitale.

Senza intervento radicale e tempestivo, questi ecosistemi che sono culla di un quarto della vita marina rischiano di scomparire entro la fine di questo secolo.

Tempeste letali amplificate dal riscaldamento

In Asia il 2025 ha portato una delle catastrofi meteorologiche più mortali degli ultimi decenni sulla popolazione. Due cicloni denominati Ditwah e Senyar hanno colpito contemporaneamente Indonesia e Malesia uccidendo oltre 1.800 persone.

Uno studio del gruppo World Weather Attribution ha dimostrato che il cambiamento climatico ha reso queste tempeste più intense e distruttive. L’oceano più caldo ha permesso all’atmosfera di trattenere più umidità scatenando piogge torrenziali senza precedenti.

Ogni grado di riscaldamento aggiunge il 7 percento in più di vapore nell’aria atmosferica. Il risultato è un ciclone più potente, più bagnato e più letale per le comunità che incontra.

Il ritorno del carbone negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti il 2025 ha visto una brusca inversione di rotta contraria agli impegni climatici globali. L’amministrazione Trump ha firmato ordini esecutivi per rilanciare l’industria del carbone definendolo come bello e pulito nonostante sia la fonte fossile più inquinante.

Le misure mirano ad accelerare le estrazioni su terreni federali e a smantellare le politiche climatiche dell’era Biden precedente.

Mentre il resto del mondo abbandona il carbone con Paesi come Germania, Giappone e Vietnam che ne riducono drasticamente l’uso, gli Stati Uniti rischiano di diventare un ostacolo significativo alla decarbonizzazione globale.

La protezione dell’oceano aperto entra in vigore

Non tutto è ombra nel bilancio del 2025. A settembre il Trattato delle Nazioni Unite sull’alto mare ha superato la soglia delle 60 ratifiche da parte dei Paesi, entrando in vigore nel 2026.

Per la prima volta le acque internazionali che coprono quasi la metà del pianeta avranno un quadro giuridico per la protezione della biodiversità marina. Il trattato permetterà la creazione di aree marine protette in alto mare oggi praticamente inesistenti nel diritto internazionale.

Richiederà valutazioni ambientali per attività come l’estrazione mineraria sottomarina. Garantirà un accesso equo alle risorse genetiche marine per i Paesi in via di sviluppo promuovendo giustizia e cooperazione internazionale.

La tartaruga marina verde torna a prosperare

Tra le poche buone notizie del bilancio climatico 2025 la riclassificazione delle tartarughe marine verdi nella Lista Rossa dell’IUCN. Da in pericolo a a rischio minimo grazie a decenni di sforzi coordinati.

La protezione dei niti, la riduzione della pesca accidentale e il divieto del commercio illegale hanno salvato la specie.

Questo successo dimostra che quando la conservazione è costante e basata sulla comunità locale, i risultati arrivano concretamente. La specie un tempo minacciata ovunque torna a nidificare su spiagge un tempo silenziose del pianeta.

La responsabilità delle aziende fossili

Uno studio pionieristico ha collegato direttamente 180 grandi aziende di combustibili fossili e cemento a centinaia di ondate di calore nel mondo nel bilancio climatico 2025.

Per la prima volta si è potuto quantificare il ruolo di singole corporation come Saudi Aramco, Shell e ExxonMobil nel rendere eventi estremi più probabili e più mortali per le comunità. Solo 14 di queste aziende sono responsabili di oltre 50 ondate di calore ciascuna negli ultimi anni.

Questi dati non solo confermano la responsabilità storica del settore fossile ma offrono nuovi strumenti per chiedere conto legalmente e moralmente a chi ha guadagnato mentre il clima bruciava.

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