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Come le aziende del gas e del petrolio influenzano il clima

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Risposta breve: Una nuova analisi scientifica traccia un collegamento diretto tra le grandi compagnie energetiche e l’aumento di calore estremo globale. Utilizzando modelli climatici avanzati, quantifica il contributo specifico di ciascuna azienda a centinaia di ondate di calore. I risultati offrono dati concreti per futuri processi climatici e decisioni politiche. Per saperne di più continua la lettura.

Pensate a un mondo dove ogni estate diventa progressivamente più bollente, e l’Europa non fa eccezione. Dal 2000 a oggi, tutte le ondate di calore classificate come catastrofi naturali hanno una firma precisa: quella dell’intervento umano sul clima. Una ricerca appena pubblicata su Nature svela come giganti petroliferi e del gas abbiano alterato il termostato del pianeta, rendendo impossibili da ignorare le loro responsabilità negli eventi climatici estremi.

L’indagine scientifica ha passato al setaccio 213 episodi di caldo mortale verificatisi tra il 2000 e il 2023, utilizzando sofisticate tecniche di attribuzione climatica. I numeri parlano chiaro: un quarto di questi eventi non si sarebbe mai verificato senza l’influenza delle attività umane. Il restante 75% ha visto aumentare drasticamente intensità e frequenza a causa del riscaldamento globale antropogenico.

Al centro dello studio emergono i nomi di oltre 100 colossi energetici: ExxonMobil, BP, Saudi Aramco, Shell e molti altri. Dal 1850 al 2023, i combustibili estratti e commercializzati da questi “carbon majors” hanno prodotto il 60% dell’anidride carbonica totale rilasciata dall’umanità nell’atmosfera.

Come le aziende del gas e del petrolio influenzano il clima in un minuto

1. Il riscaldamento globale causato dall’uomo ha reso più intense e frequenti tutte le principali ondate di calore del XXI secolo. Uno studio su Nature analizza 213 eventi estremi, mostrando che un quarto di essi sarebbe stato praticamente impossibile senza l’intervento umano.

2. L’aumento medio delle temperature durante queste ondate è di 1,7 °C rispetto al clima preindustriale. La frequenza degli eventi è cresciuta nel tempo: tra il 2010 e il 2019, le ondate sono state circa 200 volte più probabili rispetto al passato.

3. Circa la metà dell’intensificazione del caldo è attribuibile alle emissioni delle cosiddette “carbon majors” – grandi aziende petrolifere e del gas come ExxonMobil, BP, Saudi Aramco e Shell – i cui prodotti hanno generato il 60% della CO₂ antropica dal 1850 al 2023.

4. I risultati possono sostenere azioni legali e politiche, fornendo prove dirette del nesso tra singole compagnie e impatti climatici estremi. La ricerca rafforza l’esigenza di responsabilizzare i maggiori emettitori.

Temperature alle stelle per colpa dei combustibili fossili

Le ondate di calore analizzate mostrano un incremento medio di 1,7 gradi Celsius rispetto a quanto sarebbero state in assenza di cambiamenti climatici. Metà di questo riscaldamento extra deriva direttamente dalle emissioni delle grandi compagnie energetiche e dall’utilizzo dei loro prodotti da parte di consumatori e industrie.

Man mano che il pianeta si scalda, gli episodi di caldo estremo diventano devastanti per gli ecosistemi, l’economia e la salute umana. Le conseguenze si misurano in vite perdute, raccolti distrutti e sistemi sanitari al collasso.

Il database internazionale EM-DAT cataloga come disastri gli eventi che causano almeno dieci morti, colpiscono più di cento persone o spingono i governi a dichiarare l’emergenza nazionale. Nel periodo considerato, oltre 200 ondate di calore hanno raggiunto questi tragici parametri.

La mappa mondiale degli eventi rivela però una distribuzione disomogenea: i paesi sviluppati dominano le statistiche con tonalità rosa sempre più intense, mentre ampie aree di Africa, America Latina e Caraibi appaiono in grigio. Non perché risparmiate dal caldo estremo, ma perché prive di sistemi di monitoraggio adeguati.

L’impronta crescente delle multinazionali energetiche

Per ogni singolo evento, i ricercatori hanno applicato analisi di attribuzione mirate a stabilire quanto il clima alterato dall’uomo abbia aumentato probabilità e intensità dell’ondata di calore. I risultati mostrano un’escalation preoccupante nel tempo.

Tra il 2000 e il 2009, le ondate di calore sono diventate 20 volte più probabili rispetto al clima preindustriale. Nel decennio successivo, la frequenza è schizzata a 200 volte superiore.

Parallelamente, l’intensità media è cresciuta da 1,4 a 1,7 gradi Celsius di riscaldamento aggiuntivo.

Lo studio identifica 55 eventi resi almeno 10.000 volte più probabili dalle attività umane. In pratica, senza l’interferenza dell’uomo sul sistema climatico, questi episodi di caldo mortale semplicemente non sarebbero mai accaduti.

La responsabilità delle aziende del gas e del petrolio emerge chiaramente dall’analisi delle emissioni storiche. Il database utilizzato raccoglie dati su 180 “carbon majors” dal 1854 al 2023, includendo sia le emissioni dirette delle compagnie sia quelle generate dall’uso finale dei loro prodotti.

Appena 14 aziende ( tra cui spiccano ExxonMobil, BP, Saudi Aramco e Shell ) hanno contribuito a quasi la metà del totale delle emissioni di questi 180 attori globali. Utilizzando il modello climatico OSCAR, i ricercatori stimano che il riscaldamento globale del 2023 sia stato di 1,3 gradi sopra la media del periodo 1850-1900. Di questo aumento, 0,7 gradi derivano dall’insieme dei “carbon majors”, mentre 0,3 gradi dalle sole 14 compagnie più grandi.

Verso una nuova era di responsabilità legale

Gli studi di attribuzione climatica stanno acquisendo peso crescente nelle aule di tribunale, fornendo prove scientifiche solide per stabilire nessi causali tra emissioni aziendali e danni climatici. Rupert Stuart-Smith, esperto di diritto sostenibile all’Università di Oxford, ha già dimostrato come le emissioni dei sei maggiori produttori industriali causino ogni estate almeno un decesso per caldo nella sola Zurigo.

Stuart-Smith definisce la nuova ricerca una “valutazione rigorosa e un passo significativo” nel campo dell’attribuzione climatica. Con l’aumento delle cause legali contro aziende ad alto impatto emissivo, studi simili potrebbero offrire basi scientifiche decisive per le decisioni giudiziarie.

Yann Quilcaille del Politecnico di Zurigo, primo autore dello studio, auspica che i suoi risultati possano essere utilizzati dai professionisti del diritto. Precisa tuttavia che il compito della scienza non è assegnare colpe, ma fornire dati utili sia ai governi per le politiche climatiche sia ai tribunali nelle valutazioni legali.

Christopher Callahan dell’IU Climate & Society Lab aveva già pubblicato quest’anno una ricerca che collega migliaia di miliardi di dollari di danni economici al caldo estremo causato dalle emissioni delle compagnie energetiche. Justin Mankin dell’Università del Dartmouth osserva come il nuovo articolo si integri perfettamente con questi lavori precedenti.

La scienza dietro l’attribuzione climatica

Il metodo dell’attribuzione degli eventi meteorologici estremi cerca di quantificare quanto il riscaldamento causato dall’uomo abbia influenzato fenomeni come ondate di calore, uragani o siccità. Centinaia di studi simili sono stati condotti in tutto il mondo, come documentato dalla mappa interattiva di Carbon Brief.

La ricerca si basa sull’approccio consolidato dell’attribuzione probabilistica, simile a quello usato dall’iniziativa World Weather Attribution per analisi rapide dopo eventi estremi. I ricercatori definiscono prima una soglia di temperatura per caratterizzare l’ondata di calore, poi utilizzano un modello climatico globale per simulare due scenari distinti.

Il primo scenario riproduce fedelmente il clima attuale durante l’evento analizzato. Il secondo ricostruisce le condizioni del periodo 1850-1900, prima che l’industria iniziasse a modificare la composizione atmosferica. Ogni scenario viene simulato migliaia di volte per tenere conto della natura caotica del sistema climatico.

Contando quante volte la temperatura supera la soglia critica in entrambi gli scenari, è possibile confrontare la probabilità dell’evento con e senza riscaldamento globale. L’ondata di calore del Pacifico nord-occidentale del 2021, per esempio, è risultata 3,1 gradi più intensa e oltre 10.000 volte più probabile a causa dei cambiamenti climatici.

Frederike Otto dell’Imperial College di Londra, fondatrice della World Weather Attribution, riconosce la portata ampia e la visibilità del nuovo studio, pur notando somiglianze con altre ricerche recenti basate sulla stessa metodologia. La convergenza di risultati da studi indipendenti rafforza la solidità scientifica delle conclusioni sull’influenza delle aziende del gas e del petrolio sul riscaldamento del pianeta.

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