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Ailanto: la pianta invasiva da conoscere per gestirla al meglio

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Oggi parleremo di una pianta che ha suscitato molte discussioni e controversie negli ultimi anni: l'ailanto, conosciuto anche come albero dei cieli o albero paradiso. Nonostante la sua bellezza e alcune potenziali applicazioni, l'ailanto rappresenta una seria minaccia per la biodiversità locale, richiedendo una gestione attenta e mirate strategie di controllo.

L’ailanto (Ailanthus altissima), conosciuto anche come albero dei cieli o albero paradiso, è una specie vegetale originaria della Cina considerata altamente invasiva in molte parti del mondo. Nonostante il suo aspetto scenico e le possibili applicazioni, questa pianta pioniera rappresenta una seria minaccia per la biodiversità locale.

Comprendere le caratteristiche dell’ailanto e le strategie efficaci per il suo controllo è fondamentale per gestire al meglio la sua diffusione incontrollata. In questo articolo, esploreremo le origini, le peculiarità e i metodi di eliminazione di questa controversa pianta, fornendo informazioni preziose per chiunque voglia affrontare la sfida della sua presenza indesiderata.

Origini e introduzione dell’ailanto in Europa

L’ailanto, come già accennato è una specie vegetale originaria della Cina settentrionale, fu introdotta in Europa nel XVIII secolo principalmente come pianta ornamentale, grazie alla sua rapida crescita, alle foglie vistose e alla capacità di adattarsi a condizioni ambientali avverse.

Messa a dimora

Importato in Europa orientativamente nel 1700 e il primo esemplare messo a dimora in Italia a Padova nell’orto botanico.

Tuttavia, l’importazione dell’ailanto aveva anche altri scopi: la produzione di biomassa, sebbene con risultati modesti, e la coltivazione per la sericoltura. Nonostante gli sforzi per sfruttare questa pianta per la produzione di seta e l’allevamento del baco da seta, tali tentativi fallirono in Europa. Di conseguenza, l’ailanto rimase presente nel continente senza uno specifico utilizzo per diversi secoli.

Tuttavia, è importante riconoscere che i suoi fiori, che sbocciano in estate, sono una preziosa fonte di nettare per le api mellifere, consentendo persino la produzione di un miele monofloreale dall’ailanto, caratterizzato da un gusto particolarmente fruttato. Questo aspetto non va sottovalutato, soprattutto considerando la scarsità di fioriture durante la stagione estiva.

Caratteristiche e portamento della pianta

Albero deciduo di grandi dimensioni, che può raggiungere un’altezza massima di 35 metri. Le sue foglie composte, lunghe fino a 1 metro, sono caratterizzate da un forte odore sgradevole quando vengono schiacciate.

I fiori, riuniti in grandi pannocchie, sono di colore verde-giallastro e sbocciano in estate. La pianta produce numerosi semi alati, che possono essere trasportati dal vento su lunghe distanze. L’ailanto è noto per la sua straordinaria capacità di adattamento, riuscendo a crescere in condizioni difficili come terreni poveri, aree contaminate e ambienti urbani. Questa resilienza contribuisce alla sua diffusione incontrollata.

L’ailanto: una pianta infestante ma con funzioni nell’ecosistema

Sebbene l’ailanto sia considerato una specie altamente invasiva, svolge anche alcune funzioni benefiche nell’ecosistema. Come pianta pioniera, colonizza rapidamente aree disboscate o degradate, stabilizzando il terreno e creando un microclima favorevole per altre specie vegetali. Le sue radici profonde possono contribuire al recupero di suoli inquinati, assorbendo metalli pesanti e altri contaminanti.

Inoltre, funge da pianta nutrice per alcune farfalle, come la falena cingalese, fornendo un habitat e una fonte di cibo per questi insetti. Tuttavia, il suo impatto negativo sulle specie native e sugli ecosistemi naturali rimane un problema significativo che richiede una gestione attenta e mirata.

Come eliminare efficacemente l’ailanto con tagli mirati

L’eliminazione dell’ailanto richiede una strategia mirata e persistente. Il taglio ripetuto della pianta è uno dei metodi più efficaci per indebolirla gradualmente. È consigliabile eseguire i tagli in primavera, quando la pianta inizia a produrre nuovi germogli, e in estate, quando la vegetazione è nella fase di massima crescita.

Questi interventi continui privano l’ailanto delle riserve di energia necessarie per rigenerarsi. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione alle radici avventizie, che possono dare origine a nuove piante se non vengono rimosse correttamente. Un approccio combinato, che prevede il taglio delle piante e l’estirpazione delle radici, può aumentare notevolmente il successo dell’eliminazione.

La tecnica della cercinatura per uccidere l’ailanto

Un’altra tecnica efficace per eliminare l’ailanto è la cercinatura, che consiste nell’asportare uno strato di corteccia e cambio attorno al tronco dell’albero. Questo processo interrompe il flusso della linfa, privando la pianta dei nutrienti essenziali e causando gradualmente la sua morte.

La cercinatura è particolarmente utile per gli alberi di grandi dimensioni, poiché evita il rischio di danneggiare le aree circostanti durante il taglio. Tuttavia, è necessario monitorare attentamente la pianta cercinata e rimuovere eventuali nuovi germogli che potrebbero svilupparsi dalle radici o dalla base del tronco.

Valorizzare l’ailanto come pianta pioniera e fonte di biomassa

Nonostante i suoi impatti negativi, l’ailanto può essere valorizzato in alcuni contesti specifici. Come pianta pioniera, può essere utilizzato per stabilizzare terreni degradati o contaminati, preparando il terreno per successivi interventi di rimboschimento con specie native.

La sua rapida crescita e la sua capacità di adattamento lo rendono una potenziale fonte di biomassa rinnovabile per la produzione di energia o per l’utilizzo come materiale da costruzione. Il legno dell’ailanto, sebbene non sia particolarmente pregiato, può essere impiegato per la realizzazione di mobili, pavimenti e persino strumenti musicali. Tuttavia, è fondamentale gestire attentamente la diffusione dell’ailanto e limitarne la presenza in aree naturali per preservare la biodiversità.

Altre guide sulle erbe infestanti:

Fonti esterne di approfondimento:

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