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La semplice designazione amministrativa di un’area geografica come “protetta” non risulta sufficiente per salvaguardarne il valore naturalistico e la biodiversità contenuta. Uno studio pubblicato su Conservation Biology rivela che le pratiche agricole esercitate all’interno e nei pressi delle aree protette determinano direttamente se tali zone conservano la propria biodiversità oppure subiscono una perdita progressiva di ricchezza biologica.
L’analisi condotta sui dati raccolti dai gestori di Natura 2000, la più estesa rete ecologica mondiale, mostra che l’agricoltura intensiva caratterizzata da un uso massiccio di pesticidi, fertilizzanti chimici e dalla rimozione sistematica di siepi rimane la minaccia principale agli habitat naturali, compromettendo gli ecosistemi anche all’interno dei confini ufficialmente protetti dalle normative europee.
Contrariamente a quanto si potrebbe presumere, i metodi agricoli tradizionali a bassa intensità, quali il pascolo estensivo e lo sfalcio controllato e stagionale, risultano fondamentali per mantenere in buone condizioni praterie, paludi e popolazioni di specie in via di estinzione.
Indice
L’agricoltura decide il destino delle aree protette in Europa in un minuto
Uno studio rivela che le pratiche agricole determinano se le aree protette in Europa conservano o perdono biodiversità. Ricerca su Natura 2000 mostra che l’agricoltura intensiva — con pesticidi, fertilizzanti e sovrapascolo — è la principale minaccia agli habitat, anche all’interno dei confini protetti.
L’80% degli habitat UE è in condizioni sfavorevoli. Al contrario, pratiche tradizionali a bassa intensità, come pascolo estensivo e sfalcio controllato, sono essenziali per preservare praterie, paludi e specie a rischio. Il problema? La Politica Agricola Comune finanzia sia la conservazione che pratiche dannose, creando un conflitto di interessi.
I gestori delle aree protette spesso non hanno mezzi per contrastare queste pressioni. Lo studio chiede normative più coerenti e finanziamenti mirati a un’agricoltura compatibile con la natura. La semplice etichetta “protetta” non basta: serve una gestione attiva e sinergica. Il futuro della biodiversità europea non dipende solo dalla burocrazia, ma da ciò che accade nei campi.
L’intensificazione delle pratiche agricole minaccia direttamente gli habitat naturali
Nonostante la protezione formale e legale conferita dal diritto ambientale europeo, l’80% degli habitat di interesse comunitario designati nell’Unione Europea versa attualmente in condizioni sfavorevoli e sta subendo un deterioramento.
I rapporti di valutazione ambientale trasmessi dalle autorità nazionali indicano che la causa principale del declino ecologico rimane l’agricoltura intensiva e industrializzata.
Giorgio Zavattoni dell’Università di Turku in Finlandia osserva come risulti preoccupante constatare che la biodiversità non rimane al sicuro nemmeno nelle aree geografiche designate formalmente dal diritto internazionale quale protezione ambientale.
Le pratiche tradizionali agiscono quale strumento di conservazione biologica
In modo controintuitivo rispetto alle aspettative comuni, alcune pratiche agricole tradizionali si comportano quali alleate della conservazione della natura e della biodiversità. Il pascolo moderato e controllato, ad esempio, impedisce l’inaridimento e l’impoverimento delle praterie naturali e favorisce la ricchezza e la diversità floristica degli habitat erbosi.
Lo sfalcio stagionale e regolare dei prati regola la competizione biologica tra le diverse specie vegetali e sostiene contemporaneamente le popolazioni di insetti e uccelli che dipendono da questi ambienti. Elie Gaget, ricercatore presso il Tour du Valat e coautore dello studio, spiega come le praterie e le paludi si configurino fra gli ecosistemi biologicamente più ricchi e diversificati di tutto il continente europeo.
Questi habitat particolari dipendono interamente da interventi umani di moderata intensità, eredità storica delle pratiche contadine sviluppate lungo i secoli attraverso la tradizione agricola locale. Con la progressiva scomparsa di queste attività agricole tradizionali a causa dell’industrializzazione e dell’abbandono rurale, gli ecosistemi naturali rischiano di subire l’abbandono completo oppure una trasformazione ecologica irreversibile verso stati meno diversificati.
Un paradosso nei finanziamenti europei per l’agricoltura e la conservazione
Un paradosso significativo emerge dall’analisi dei flussi finanziari europei: la medesima Politica Agricola Comune, denominata PAC, che fornisce finanziamenti per la gestione sostenibile delle aree protette fornisce contemporaneamente sussidi economici generosi per l’implementazione di pratiche agricole intensificate, anche all’interno dei siti Natura 2000 ufficialmente protetti.
Il professore Jon Brommer osserva come gli enti pubblici europei sostengono finanziariamente due approcci produttivi diametralmente opposti attraverso l’utilizzo dei medesimi fondi pubblici.
Questa contraddizione intrinseca nelle politiche pubbliche indebolisce conseguentemente gli obiettivi di conservazione della biodiversità e rende estremamente difficile per i gestori locali delle aree protette contrastare efficacemente le pressioni economiche esercitate dai proprietari terrieri e dagli agricoltori locali.
Una transizione verso un’agricoltura compatibile con i sistemi naturali
Lo studio avanza una richiesta urgente per un ripensamento profondo e strutturale delle normative agricole applicate all’interno delle aree protette europee. Risulta necessario raggiungere una coerenza effettiva tra gli obiettivi ambientali dichiarati e l’allocazione reale dei finanziamenti pubblici.
La promozione attiva di pratiche agricole a bassa intensità, di approcci agroecologici integrati e l’istituzione di pagamenti diretti per i servizi ecosistemici potrebbero trasformare i proprietari e i gestori della terra in alleati attivi nella conservazione della biodiversità.
Sebbene molte misure previste dal Green Deal europeo siano state ridimensionate nel corso del 2024, questa ricerca ricorda come la conservazione della biodiversità non possa mai risultare separabile e indipendente dall’uso contemporaneo del suolo agricolo. Il destino futuro delle aree protette in Europa dipende direttamente da ciò che accade quotidianamente nei campi agricoli che attraversano e circondano questi siti protetti.
Fonte:
Ulteriori informazioni:
- Giorgio Zavattoni, et al. Minacce e gestione delle aree protette Natura 2000 in relazione alle attuali pratiche agricole, Conservation Biology (2025). DOI: 10.1111/cobi.70172
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