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Agricoltura biologica in Italia: quasi il 20% dei campi coltivato senza pesticidi

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In breve: Quasi un quinto dei campi italiani è ormai coltivato con metodo biologico, e i consumi crescono. Il Nord e i giovani agricoltori stanno accelerando la transizione, ma l’Europa rischia di mancare l’obiettivo 2030. Per saperne di più continua la lettura.

L’agricoltura biologica in Italia ha raggiunto un traguardo significativo con campi di grano coltivati senza pesticidi, frutteti dove gli alberi crescono in armonia col suolo e greggi che pascono liberamente. Quasi un quinto di tutti i terreni agricoli italiani è ormai gestito con metodo biologico.

Con oltre 2,46 milioni di ettari l’Italia occupa una posizione di leader europeo in un settore in crescita continua trainato da agricoltori consapevoli, consumatori interessati e un’economia del biologico che nel 2023 ha superato i 3,8 miliardi di euro. Mentre il nostro Paese avanza l’Europa nel suo complesso rischia di mancare l’obiettivo più ambizioso: convertire il 25% delle campagne al biologico entro il 2030.

Agricoltura biologica in Italia in un minuto

Nel 2023, l’Italia ha raggiunto quasi il 20% di superficie agricola biologica, con 2,46 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022), confermandosi tra i leader europei. Crescono anche gli operatori (94.441) e i consumi interni, saliti a 3,8 miliardi di euro (+5,2%), trainati da cereali, oli, uova e vino biologico. 

Il Nord e il Centro accelerano più del Sud, con superfici raddoppiate dal 2014. Nonostante questo successo, l’UE nel suo complesso è a solo il 10,8% e rischia di non raggiungere l’obiettivo del 25% entro il 2030.

L’Italia importa sempre più biologico (+37,8%), soprattutto cereali dalla Turchia, segno che la domanda supera l’offerta. Il biologico attira giovani agricoltori e sostiene suolo, acqua e biodiversità, ma serve un salto di qualità nelle politiche per trasformare questa crescita in una vera transizione di sistema.

La crescita dell’agricoltura biologica si concentra al Nord e Centro

Nel 2023 la superficie biologica italiana è aumentata del 4,5%, con oltre centomila ettari in più rispetto all’anno precedente. Il 19,9% della superficie agricola nazionale è coltivata secondo i principi del biologico, una quota che sfiora il 20% e colloca l’Italia tra i primi Paesi europei insieme ad Austria, Estonia e Portogallo.

Fino a pochi anni fa il Sud concentrava la maggior parte del biologico, oggi però si assiste a un riequilibrio geografico significativo. Il Nord e il Centro crescono più velocemente rispetto al Sud con un aumento annuo del 5,5% e del 5,3%. Dal 2014 le superfici biologiche al Nord e al Centro sono addirittura raddoppiate mentre nel Sud la crescita procede più lentamente.

L’espansione viene guidata soprattutto dalle colture foraggere e industriali come soia, girasole e piante da fibra, un segnale che il biologico non riguarda solo ortaggi e frutta bensì l’intera filiera agricola.

I giovani agricoltori e la domanda dei consumatori alimentano il settore

Il settore biologico attrae sempre più giovani agricoltori con quasi il 21% delle aziende biologiche gestito da persone under 40, una percentuale quasi doppia rispetto alle aziende convenzionali. Questo rinnovamento generazionale rimane cruciale per mantenere viva la campagna italiana e innovare con pratiche sostenibili.

I consumatori rispondono positivamente a questa tendenza con la spesa per prodotti biologici cresciuta del 5,2% nel 2023, il dato più alto degli ultimi anni. Oli, cereali, uova, bevande analcoliche e vino biologico risultano tra i prodotti più richiesti sui mercati italiani.

Il vino biologico è tornato a crescere con un incremento del 6,9% dopo un calo nel 2022. La grande distribuzione organizzata assorbe il 65% delle vendite biologiche con un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro. Quasi il 60% di questi consumi avviene al Nord mentre il Sud e le isole rappresentano appena il 12%, rivelando un divario culturale ed economico ancora da colmare.

L’Europa rimane indietro rispetto agli obiettivi climatici

Se l’Italia è un esempio virtuoso il quadro europeo appare meno ottimista. L’Unione europea punta a destinare il 25% dei suoi terreni al biologico entro il 2030 ma attualmente si ferma al 10,8%.

Per raggiungere l’obiettivo il ritmo di conversione dovrebbe più che raddoppiare passando da 800.000 a oltre 3 milioni di ettari all’anno. Nel 2023 ben dieci Paesi europei hanno visto calare la superficie biologica, un segnale d’allarme per le politiche agricole continentali.

Mentre Austria, Estonia e Portogallo superano il 20%, Irlanda, Bulgaria e Malta rimangono sotto il 5%. La Corte dei conti europea ha avvertito chiaramente che le politiche attuali non bastano. Senza misure più ambiziose l’obiettivo del Green Deal europeo sarà mancato.

L’Italia importa sempre più prodotti biologici dall’estero

Nonostante la forte produzione interna l’Italia importa sempre più prodotti biologici provenienti dall’estero con un aumento del 37,8% nel 2023. Cereali e legumi guidano le importazioni biologiche italiane con grano proveniente soprattutto dalla Turchia, tornato sui mercati dopo una pausa dovuta ai prezzi elevati.

Verdure e legumi mostrano un balzo particolarmente importante del 73,5%. Questi dati rivelano che la domanda di prodotti biologici supera l’offerta nazionale e che il settore ha ancora ampio spazio per espandersi, anche in termini di autosufficienza alimentare.

L’agricoltura biologica come soluzione per il futuro alimentare

L’agricoltura biologica in Italia non è una moda passeggera, riduce consapevolmente l’uso di pesticidi chimici, protegge la biodiversità locale, rigenera il suolo e migliora la qualità dell’acqua nelle falde acquifere.

In un’epoca di crisi climatica accentuata e perdita di suolo fertile rimane una delle poche strategie agricole in grado di coniugare produttività, sostenibilità e salute del consumatore. L’Italia dimostra concretamente che è possibile progredire con politiche mirate verso il biologico, formazione continua degli agricoltori, sostegno dedicato ai giovani agricoltori e filiere corte che riducono gli sprechi.

Per trasformare il biologico da eccezione a norma diffusa serve però un cambio di passo deciso a livello europeo. Il vero obiettivo rimane non raggiungere una quota percentuale numerica ma trasformare il modo in cui coltiviamo, mangiamo e rispettiamo la terra per le generazioni future.

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