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Un team internazionale di ricercatori ha filmato oltre 29.500 animali nelle fosse oceaniche più profonde del Giappone, rivelando come la vita si adatta a condizioni estreme di oscurità e pressione.
Utilizzando un sommergibile con equipaggio, gli scienziati hanno esplorato tre fosse di subduzione denominate Ogasawara, Ryukyu e Izu, situate tra 7.000 e 10.000 metri di profondità. Queste zone fanno parte della regione abissale conosciuta come zona hadal, che copre meno dell’1 percento del fondale marino ma ospita ecosistemi unici e straordinari.
A queste profondità estreme, la pressione supera mille volte quella superficiale e la temperatura rimane appena sopra lo zero. Nonostante le condizioni ostili, la vita sopravvive e mostra una distribuzione complessa legata alla disponibilità di cibo e ai movimenti tettonici del terreno.
Indice
29.500 animali ripresi nelle fosse oceaniche del Giappone in un minuto
Oltre 29.000 animali ripresi in video in una profonda fossa mai vista prima. Un team internazionale ha esplorato tre fosse oceaniche al largo del Giappone fino a 10.000 metri di profondità, documentando 29.556 organismi. Utilizzando un sommergibile con equipaggio, ha filmato fondali marini e analizzato 70 morfotipi in 11 gruppi, collegandoli a otto tipi di habitat.
La disponibilità di cibo, derivante da detriti superficiali, determina la densità delle popolazioni, mentre terremoti e frane modellano la struttura degli ecosistemi. Le fosse mostrano biodiversità diversa: gamberetti e cetrioli di mare nel Giappone, stelle fragili nelle Ryukyu, crinoidi e spugne carnivore in Izu-Ogasawara. A queste profondità, rare le segnalazioni di tali comunità.
Le fosse agiscono anche come pozzi di carbonio, trattenendo materia organica. Lo studio rivela che la vita negli abissi dipende da fattori sia lenti che improvvisi. Questi dati sono fondamentali per comprendere la resilienza degli ecosistemi profondi e guidare future esplorazioni. Pubblicato su Journal of Biogeography, è un passo avanti nella conoscenza degli oceani più inaccessibili.
La vita nell’oscurità degli abissi giapponesi
Guidata dalla dottoressa Denise Swanborn del Minderoo Deep Sea Research Center dell’Università dell’Australia Occidentale, la ricerca si concentra su come le comunità marine profonde rispondono alle variazioni di risorse alimentari e alle perturbazioni fisiche.
Gli animali che vivono in questi ambienti crescono lentamente, vivono a lungo e dipendono da un flusso scarso e intermittente di materia organica che proviene dagli strati superficiali dell’oceano. Per documentare questa vita nascosta, il team ha effettuato immersioni mirate lungo il fondale, registrando ore di video ad alta definizione.
Dopo l’analisi, ogni animale visibile è stato catalogato in 70 morfotipi distinti, raggruppati in 11 categorie biologiche diverse. Sono stati inoltre definiti otto tipi di habitat, dalle piane fangose ai pendii rocciosi, per comprendere meglio come la topografia influenza la biodiversità.
Cibo dal cielo: il motore degli ecosistemi hadali
L’unica fonte primaria di energia negli abissi è il carbonio organico particellare, costituito dai resti di plancton morto e detriti che affondano lentamente attraverso la colonna d’acqua. Le fosse situate sotto acque superficiali ricche di produttività ricevono più materiale organico, supportando comunità più dense di animali.
Lo studio spiega che le aree con maggiore afflusso di cibo ospitano più organismi filtratori e scavatori di sedimenti, come vermi e cetrioli di mare. Le fosse con minor apporto mostrano invece popolazioni più rarefatte e sparse. Una scoperta importante riguarda il fatto che la profondità da sola non determina la composizione delle comunità.
Fattori locali come la produttività superficiale e le correnti oceaniche influenzano direttamente quanti animali possono essere sostenuti, anche a parità di profondità.
Terremoti e frane: architetti del fondo marino
Le fosse giapponesi si trovano in una regione geologicamente attiva, dove terremoti e frane sottomarine si verificano frequentemente. Eventi come il terremoto di Tohoku nel 2011 hanno innescato flussi di detriti che hanno sepolto porzioni di fondale, alterando drasticamente gli habitat marini.
Questi disturbi non distruggono soltanto gli ecosistemi: trasportano anche materiale organico ricco di carbonio verso il fondo delle fosse, favorendo specie opportuniste. Il risultato è un mosaico complesso di zone disturbate e stabili coesistenti.
Le aree sismicamente attive tendono a ospitare poche specie ma in alta densità, mentre i pendii più stabili presentano comunità più diverse e variegate. Denise Swanborn sottolinea che differenze nella storia dei terremoti e nella stabilità del fondale creano comunità distinte anche alla stessa profondità.
Biodiversità a confronto tra le fosse giapponesi
Le differenze tra le fosse emergono chiaramente dai video raccolti durante le esplorazioni. Nella Fossa di Ogasawara, ampie popolazioni di gamberetti misidi e cetrioli di mare dominano le pianure fangose. Nella Fossa delle Ryukyu, a profondità simili, le stelle fragili sono prevalenti e i cetrioli di mare risultano rari.
Nella fossa di Izu emergono praterie di crinoidi peduncolati, animali fissi che filtrano il cibo dall’acqua. Ancora più sorprendente, a oltre 9.000 metri, il team ha osservato boschetti di spugne cladorizide carnivore e cetrioli di mare vaganti, con quasi nessuna traccia di pesci.
I ritrovamenti sono eccezionali perché segnalazioni di tali organismi a queste profondità erano finora limitate a campioni isolati e sporadici. La presenza di strutture dure e correnti favorevoli sembra creare “punti caldi” di biodiversità negli oceani più profondi della regione.
Il ruolo delle fosse nella regolazione del carbonio oceanico
Le fosse hadal non sono semplici oasi di vita estrema: fungono da serbatoi naturali di carbonio e materia organica. Trattenendo la materia organica che affonda, contribuiscono al sequestro a lungo termine del carbonio oceanico, riducendo la sua circolazione negli strati superiori dell’oceano.
Comprendere dove e come vivono le comunità più abbondanti permette di stimare meglio il ruolo di questi ecosistemi nel ciclo globale del carbonio del pianeta.
I risultati mostrano che la biodiversità profonda dipende da un equilibrio tra processi lenti come l’affondo del cibo e eventi improvvisi come terremoti e frane sottomarine. Ogni nuova spedizione nelle fosse oceaniche del Giappone aggiunge dati essenziali per ricostruire il funzionamento della vita in condizioni di pressione estrema.
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